COMMENTI E ATTUALITA', LA TORRE DI TATLIN - di Giovanni Bruno

L’ANNO DEL TOPO o LA SINDROME CINESE

La precarietà della vita (occupazionale, familiare, sociale) è sottoposta a mutamenti repentini e improvvisi non esistendo più alcun saldo riferimento di valori, e questo genera insicurezza, ansia, incertezza, annienta la speranza e il futuro

La capacità di seguire la ragione sembra periodicamente offuscarsi, nel corso del tempo: da alcuni decenni siamo entrati nel cono d’ombra della storia, in cui la crisi economico-finanziaria occorsa nell’Occidente liberaldemocratico ha disarticolato gli assetti sociali e indotto sfiducia nella politica e nelle istituzioni costituite nella seconda metà del Novecento (in Europa e nel mondo), distruggendo progressivamente il principio della redistribuzione della ricchezza tra le classi sociali e il compito del potere pubblico di garantire universalmente diritti e servizi a tutti.

Secondo l’agenzia finanziaria J.P.Morgan, i principi democratici sarebbero un ostacolo al pieno dispiegamento del libero mercato

Dopo la riscossa del mondo capitalistico nella forma più pura dell’iper-liberismo selvaggio, la restaurazione dei rapporti sociali a vantaggio della borghesia, l’attacco ai principi costituzionali democratici (descritti dall’agenzia finanziaria  J.P.Morgan come ostacolo al pieno dispiegamento del libero mercato in quanto imbevute di principi socialisti), la fibrillazione degli assetti democratico-parlamentari sempre più destituiti di autorevolezza istituzionale, si è ormai compiuta la regressione culturale fino alla dimensione della coscienza: in poco più di cinquant’anni, dalla diffusione del riformismo strutturale nei paesi dell’Europa Occidentale (di impronta socialdemocratica, sostenuto da un orizzonte storico-politico progressivo ed emancipatorio trainato per molti anni, nel bene e nel male, dalla presenza dell’URSS), si è passati al dominio economico-sociale della borghesia  e, conseguentemente, una nuova egemonia culturale in cui la fissità (abitativa, lavorativa, culturale) è sono considerati disvalori.

In assenza di legami sociali, l’insicurezza si manifesta nell’esclusione dell’altro

L’intera vita di ognuno deve essere dominata dalla precarietà (occupazionale, familiare, sociale),  e deve essere sottoposta a mutamenti repentini e improvvisi, non esistendo più alcun saldo riferimento valoriale ed esistenziale; questo genera innanzitutto insicurezza, ansia, incertezza, provocando assenza di progettualità: in breve, annienta la speranza e rende inconsistente il futuro. Con la diffusione di questa fluttuazione della vita,  ogni persona cerca una collocazione che può essere virtuale o reale, per ricreare legami per lo più fittizi in cui riconoscersi: è così che, in assenza di vincoli sociali e identità (di classe e di cittadinanza politica) emerge l’esigenza di protezione che sempre più spesso individua in un presunto “diverso” la minaccia alla propria, fragilissima, sicurezza. La difesa ad oltranza della recinzione indotta dalla insicurezza e dalla precarietà si manifesta dapprima nell’esclusione, poi nell’aggressione a persone o gruppi, indicati da violenti demagoghi come causa del disagio e minaccia allo stile di vita (ormai deteriorato).

La biopolitica

Un orientamento della filosofia contemporanea che sviluppa intuizioni e indicazioni di Michel Foucault, la biopolitica, affronta tali fenomeni sul piano del rapporto tra identità e società: è in particolare Roberto Esposito che ha riflettuto sulla tensione tra comunità e immunità, in cui la necessità di protezione provoca la distruzione di valori di condivisione per delimitare uno spazio (e un profilo) in cui gli individui si riconoscono attraverso caratteri condivisi. Una tale comunità si protegge, con un atteggiamento immunitario, escludendo chi non riconosce come appartenente alla comunità.  

Nello scorcio di inizio secolo, in contrasto con le possibilità tecniche che si stanno sviluppando, e che percepiamo come minacciosamente incombenti e incontrollabili (per le oscure potenze che le dominano, siano potenti multinazionali che raccolgono, possiedono, vendono i nostri dati, siano Stati con attitudini ad un pervasivo controllo sociale e individuale), stiamo vivendo una montante marea di divisione e frammentazione sociale, alimentata dalle preoccupazioni economiche, occupazionali, ma anche da un futuro incombente denso di incognite. La fine delle “grandi narrazioni” della Storia ha prodotto, nell’immediato, un’euforica ubriacatura edonistica, in cui ciascuno ha cercato di soddisfare al massimo pulsioni egotiche, nonché infime e miserabili volontà di potenza; alla lunga, tutto questo ha provocato lo sfilacciamento sociale, il frastagliarsi delle speranze, il rifluire delle prospettive, che lasciano detriti, relitti di naufragi  e macerie di progetti storici sulla spiaggia decadente di una civiltà in declino.

Ricostruire un progetto di trasformazione della società

I segni di questo orizzonte desolante stanno tutti nelle reazioni prive di qualsiasi fondamento razionale, oltre che di umana pietas per coloro che sono portatori di sofferenze, a cui assistiamo da anni, e che hanno raggiunto il culmine in queste settimane. Dall’accanimento contro migranti salvati dal naufragio, all’istigazione al linciaggio contro presunti criminali (spacciatori o semplici irregolari) freddamente pianificato a fini elettorali da chi, come rappresentanti politici, dovrebbero essere esempio di correttezza, ma che dimostrano tutta la propria misera umana con gesti vergognosamente irresponsabili, la caccia all’untore cinese per un virus già sotto controllo e che in Italia non si è neppure propagato: tutto questo evidenzia come la voce della ragione, anziché rafforzarsi con la scienza, in realtà si sia affievolita.

La pandemia annunciata, controllata e in via di soluzione per l’impegno collettivo e globale dalla ricerca e dalla organizzazione razionale, ha fatto vittime relativamente limitate, ma la reazione è stata tuttavia scomposta, con comportamenti e aggressioni (verbali e fisiche) contro persone di origine o provenienza orientale: cosa genera simili reazioni di panico superstizioso che alimentano xenofobia e razzismo?

In mancanza di un senso complessivo (esistenziale, valoriali, sociale, storico), la conoscenza scientifica dà risposte fondamentali, ma non sufficienti a rimuovere le angosce del nostro tempo: ricostruire un progetto di trasformazione della realtà rappresenta l’unica speranza, fondata sulla ragione, di riacquistare la profondità della prospettiva storica, per costruire una società giusta. L’impresa collettiva per l’umanità dei nostri tempi è quella di abbattere le muraglie che si vanno innalzando tra persone e popoli: è l’unico antidoto affinché non si ripiombi nell’epoca della caccia alle streghe.