Viareggio, ex Fervet
COMMENTI E CULTURA, DIARIO - di Moreno Bucci

L’asse di penetrazione in cambio di 175.000 m.cubi

di MORENO BUCCI – Quando la Fervet si rese disponibile a chiudere la fabbrica per l’asse di penetrazione in cambio di costruire nell’area 175.000 metri cubi

La Fervet era un’impresa che riparava carri ferroviari a Viareggio. Era lì, in via Indipendenza da molti anni. Non distante dalla Fervet, sulla via Indipendenza, c’era anche la Sezione di Levante del PSI. La sede era a metà tra via Virgilio e via Savi, lato monte al numero 6. Era lì da pochi anni. All’epoca erano ancora libere le aree a sud della Fervet.

C’era la previsione del Piano Regolatore comunale, approvato nel 1971, di far passare nel centro dell’area Fervet il cosiddetto “asse di penetrazione” che avrebbe dovuto congiungere la Darsena all’entroterra garantendo adeguata viabilità alle necessità del porto e della cantieristica. L’asse avrebbe dovuto passare nel centro dell’area Fervet e proseguire tagliando il Viale dei Tigli e sfociare sulla via Petrarca per poi arrivare al porto. Sarebbe stata demolita una delle costruzioni popolari che si trova a metà del quartiere di Via Indipendenza.

La Fervet si rese disponibile a chiudere la fabbrica per favorire la realizzazione dell’asse, ma a compenso del “lucro cessante” della chiusura e del costo dello spostamento, chiese di poter costruire nell’area 175.000 metri cubi. Era l’ennesima speculazione immobiliare che avrebbe cementificato l’area.

Viareggio viveva largamente di speculazione edilizia, ma agli occhi dei socialisti di Levante la cosa non piacque. Considerammo la situazione. Fu facile per noi  smontare le ragioni speculative.

Nella zona sud, adiacente la fabbrica c’era ancora una fascia di terreno libero, che sarà urbanizzato successivamente, e dentro la fabbrica la mensa degli operai, ospitata in un vetusto capannone di legno. Per poter realizzare l’asse sarebbe bastato quel terreno adiacente alla fabbrica insieme ad una porzione del terreno dove c’era la vecchia mensa, spostandola di poco in altra area interna al recinto Fervet. Certamente, sarebbe stato necessario demolire l’ultima costruzione delle case popolari verso sud (invece di quella posta in mezzo alle costruzioni popolari). La strada avrebbe poi continuato attraverso il Viale dei Tigli e percorrendo la via sterrata già tracciata a sud dello stadio dei Pini.

I socialisti della Sezione di Levante  annunciarono questa proposta in una trasmissione televisiva a Televersilia nel luglio del 1976. C’erano il segretario di Sezione, Angelo Bonuccelli ed i tre consiglieri comunali della Sezione, Fabio Barbetti, Luigi Bisanti e Moreno Bucci (assessore). Questo non piacque a tanti amici e compagni.

Però la questione dell’asse di penetrazione finì lì e di cemento non se ne vide neanche un granello. Fu anche un  disegnato un progetto negli anni Ottanta che però non bastò per far riprendere la volontà di realizzare l’Asse. Col tempo, poi, mutate le politiche delle FFSS, diminuì il mercato delle riparazioni dei vecchi carri e anche la Fervet chiuse la fabbrica e lasciò il terreno ad altre iniziative produttive.

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