Home Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli L’assertività: far valere il nostro punto di vista nel modo giusto

L’assertività: far valere il nostro punto di vista nel modo giusto

by Ugo Cirilli

L’assertività è un concetto elaborato nell’ambito della Psicologia, che ci aiuta a destreggiarci in alcune situazioni stressanti della quotidianità

A volte, per quanto pazienti possiamo essere, finiamo proprio per perdere le staffe. Magari subiamo l’ennesima osservazione da parte di una persona ipercritica, oppure riceviamo richieste inopportune e pressanti. Non riusciamo sempre a mantenere il totale autocontrollo, soprattutto se queste situazioni ci colgono in un momento di stress.

Diventa facile compromettere il rapporto con gli altri per un’esplosione d’insofferenza, una risposta troppo brusca. Anche se inizialmente abbiamo ragione, possiamo perderla a causa di una reazione esagerata.

La Psicologia ha elaborato un concetto che ci aiuta ad agire nel modo migliore, in situazioni come quelle che abbiamo visto: l’assertività.

Con questo termine s’intende la capacità di esprimere chiaramente il proprio punto di vista e le proprie emozioni, senza arrivare ad attaccare il prossimo.

Essere assertivi significa far valere i propri diritti e le proprie ragioni con fermezza e autocontrollo emotivo. L’assertività non ci spinge verso una “guerra dialettica” con la persona che ci irrita, anzi. Prevede al contrario di disinnescare il possibile litigio sul nascere, grazie ad argomentazioni e modi di fare inattaccabili razionalmente.

Vediamo qualche esempio concreto per capire meglio il concetto.

Focalizzarsi su stati d’animo e situazioni

Di fronte a una mancanza o al comportamento irritante di qualcuno, la prima reazione può essere accusare e colpevolizzare quella persona: “Pensi solo a te stesso/a”, “Mi dai veramente fastidio”. Da queste premesse è facile scivolare in una lite, arrivando a pronunciare frasi molto più pesanti.

Una reazione assertiva sposta invece l’attenzione sul nostro stato d’animo o punto di vista, non sull’altro e sulle sue presunte colpe. Ad esempio “Non mi piace il clima che si è creato tra noi”, “Vorrei che le mie esigenze venissero considerate di più”. In questo modo esprimiamo disappunto, sottolineiamo ciò che non va, senza un attacco diretto verso l’altra persona. Questa capirà comunque benissimo il messaggio. Inoltre, riferendoci a ciò che proviamo, per l’altro diventa più facile mettersi nei nostri panni ed empatizzare con noi. L’effetto opposto della critica sterile, che finisce solo per indisporre.

Se vogliamo indurre qualcuno a cambiare comportamento, l’osservazione assertiva si focalizza sulla soluzione al problema, non sulle semplici lamentele.

Ad esempio: “La prossima volta se ritardi tanto manda un messaggio, pensavo non arrivassi più e stavo per andarmene”. Non sarebbe affatto assertivo, invece, portare la questione sul piano personale con frasi tipo “Chi ti credi di essere da farti attendere tanto?” o “Se ti comporti così non hai rispetto di me”.

Stemperare la tensione e cercare un punto di contatto

Dal concetto di assertività derivano anche specifiche tecniche come quella del “disco rotto”. Un esempio? Immaginiamo che qualcuno insista per coinvolgerci in un progetto che a noi non interessa affatto. Lo fa ripetutamente, in maniera sempre più pressante. Potremmo accumulare stress fino a rispondere bruscamente. Al contrario, la tecnica del disco rotto prevede di ripetere con calma la solita argomentazione, finché l’altro non si stanca. È una sorta di “muro gentile” sul quale l’insistenza altrui non può che rimbalzare. Nell’esempio che ho fatto, possiamo ripetere qualcosa tipo “Grazie per la fiducia, ma ora sono troppo carico di lavoro. Semmai ne riparliamo in futuro”.

Parte delle tecniche assertive mira a ridurre la conflittualità cercando un punto di contatto tra noi e l’interlocutore. Immaginiamo di lavorare in un ufficio dove si scatena un’accesa discussione sull’organizzazione interna. Un collega difende con fare polemico il suo punto di vista, molto diverso dal nostro. Anziché partire con un’aperta critica nei suoi confronti, possiamo cercare un elemento sul quale concordiamo entrambi: “Sono d’accordo con te sul fatto che in questo ufficio potremmo lavorare meglio. Però, secondo me il problema centrale è un altro”.

Sembra un modo di fare remissivo, troppo conciliante? In realtà, così facendo “disarmiamo” in parte l’altro della sua aggressività.

Questa tecnica è detta del “banco di nebbia” poiché confonde l’impulso aggressivo, stempera la tensione portando il discorso su un piano più neutro.

Insomma, l’assertività ci insegna che esiste una terza via, oltre all’atteggiamento passivo di chi sopporta tutto e a quello opposto, aggressivo e incline al litigio. Una terza via per navigare con equilibrio tra le pressioni e i momenti di stress che possono nascere nei rapporti con gli altri.

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