Lavoro e sostanze cancerogene, una strage silenziosa

di DANIELA RONDINELLI (Bruxelles) Una strage silenziosa che purtroppo non riceve l’attenzione necessaria dalla società e dai media.

La salute e la sicurezza dei lavoratori è stata oggetto di discussione in Plenaria il 17 febbraio scorso. Il Parlamento europeo infatti ha dato il via libera definitivo all’aggiornamento delle norme europee per limitare l’esposizione dei lavoratori a tutta una serie di sostanze nocive e cancerogene.

A partire dagli anni Ottanta l’Unione europea si è posta l’obiettivo di migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici europee. L’UE ha introdotto una legislazione minima lasciando agli Stati membri di introdurre provvedimenti più rigorosi. Lo scorso 17 febbraio, il Parlamento e il Consiglio europeo hanno raggiunto un importante accordo per modificare la direttiva in vigore dal 2004.

Per la prima volta l’Unione europea ha affrontato il tema della salute e sicurezza sul lavoro con un approccio differente, scaturito dalla consapevolezza, anche se a causa della pandemia che la salute non può rappresentare un costo. Bensì, essa è un investimento importante per il benessere individuale e per il bene comune. Senza salute, infatti, dignità e giustizia sociale crolla qualsiasi tentativo di ripartenza davvero equa e sostenibile.

Le novità del Parlamento Europeo

Il Parlamento europeo è riuscito a fare includere nell’accordo il riconoscimento di tutta una serie di sostanze cosiddette reprotossiche, dannose per la riproduzione e dunque cause di fertilità ridotta o nel peggiore dei casi d’infertilità. Con questo accordo sono stati ridotti i limiti di esposizione ai composti di acrilonitrile e di nichel e al benzene. Ho chiesto alla Commissione europea di avviare, già entro il 2022, una procedura per abbassare i limiti di esposizione alla polvere di silice cristallina. Sostanza che può causare il cancro ai polmoni e la silicosi.

Ancora troppe morti silenziose

Anche se non esistono stime precise, il cancro è una delle malattie professionali più diffuse in Europa. Troppo spesso ancora è difficile per i lavoratori dimostrare il nesso di causalità tra la patologia e le mansioni svolte. Eppure le sostanze pericolose vengono utilizzate dalla maggior parte delle grandi industrie, in particolare del settore chimico e farmaceutico.

In altri casi, un’azienda normalmente può utilizzare più di mille diversi prodotti chimici – vernici, inchiostri, colle e detergenti – tutti potenzialmente dannosi per la salute dei lavoratori. Uno studio dell’Agenzia europea per la sicurezza sul lavoro (EU-OSHA) rivela come il 32 per cento dei lavoratori europei entra contatto con questo tipo di sostanze per almeno 15 minuti al giorno.

I risultati di queste esposizioni sono purtroppo drammatici. Nel mio intervento in Plenaria ho evidenziato alcuni dati che ritengo emblematici. Ogni anno 1,6 milioni di persone in età lavorativa si ammala di cancro. Nel 7,5 per cento dei casi (circa 120.000 persone) la causa è imputabile proprio a una sovraesposizione ad agenti cancerogeni presenti sul luogo di lavoro.

In Italia i numeri sono drammatici. Infatti, agli oltre mille morti sul lavoro all’anno, in media tre persone al giorno, si devono aggiungere circa otto mila decessi all’anno per esposizione a sostanze cancerogene sul posto di lavoro.

Una strage silenziosa

Una strage silenziosa che purtroppo non riceve l’attenzione necessaria dalla società e dai media. Il problema però non va affrontato solo e esclusivamente concentrandosi sulle sostanze nocive e sull’abbassamento dei limiti di esposizione. Anche il “tipo” di lavoratore aumenta o riduce, a seconda dei casi, il pericolo di contrarre una malattia professionale, grave.

Infatti, i lavoratori più esposti sono ovviamente quelli meno esperti, meno formati e informati e più vulnerabili dal punto di vista fisico e sociale. Un altro fronte dunque sul quale l’Unione europea deve lavorare è quello della formazione professionale per assicurare e migliorare così gli gli standard di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.