Le elezioni e la lezione delle vespe

di MORENO BUCCI – Alcuni giorni fa eravamo ad una sagra. Tra i piatti ordinati c’era arrosto di cotolette e affettati, e due o tre vespe.

Alcuni giorni fa eravamo ad una sagra. Tra i piatti ordinati c’era arrosto di cotolette e affettati. Appena serviti cominciarono a girarci intorno due o tre vespe, attirate dalle pietanze. “Non tentate di cacciarle – dissi – potrebbero pungervi”. Loro erano determinate: si buttavano sulle pietanze e giravano intorno alle teste dei commensali.

Qualcuno suggerì di “servir loro qualcosa”. In fondo al tavolo apparecchiammo per loro: un pizzico di prosciutto e di formaggio, ai quali fu poi aggiunto un osso spolpato di cotoletta. All’inizio le vespe si spostarono dalle nostre pietanze e il loro numero aumentò. Ci furono delle schermaglie tra di loro, per la supremazia nel servirsi. Aggiungemmo la quantità del loro cibo e trovarono un loro equilibrio, smettendo di girare intorno ai nostri piatti ed alle nostre teste. Tutto filò liscio, dopo dieci minuti ne era rimasta soltanto una che si industriava a spolpare i resti della carne sull’osso di cotoletta. Ne toglieva piccole quantità che portava via, per poi ritornare. Infine, anch’essa se ne andò. Fu molto simpatico e tutti lodammo la sapienza delle vespe, solitamente temute da noi umani.

In questi giorni ho riflettuto su quello che è accaduto nelle alleanze elettorali ed ho trovato che le “nostre” vespe sono state molto più mature dei dirigenti di partiti e movimenti che si sono intrecciati e disfatti nel volgere di poche ore.

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