L'EMPATIA, QUEL PREZIOSO PONTE TRA NOI E GLI ALTRI (di Ugo Cirilli)

L’empatia, quel prezioso ponte tra noi e gli altri

L’empatia è una facoltà preziosa per convivere con gli altri armoniosamente. Possiamo svilupparla grazie allo stile di vita.

C’è una facoltà mentale particolarmente affascinante e preziosa per noi esseri umani, creature improntate alla vita sociale: l’empatia.

Con questo termine si intende la capacità di comprendere stati d’animo, pensieri e motivazioni del prossimo mettendosi “nei suoi panni”, senza lasciarsi travolgere dall’emotività.

È anche grazie all’empatia che la nostra specie ha potuto formare gruppi sociali numerosi, cooperando in progetti di crescente complessità fino al grado di progresso attuale.

Questo elemento caratterizzante dell’essere umano, tuttavia, appare più o meno spiccato da individuo a individuo. È possibile coltivarlo e rafforzarlo? La risposta affermativa viene dal mondo scientifico, da ricerche in cui la Psicologia e la Neurologia si incontrano.

Sembra che la comprensione profonda del prossimo, che induce a preoccuparsi per le sue condizioni e, se occorre, a prestare aiuto, nasca da una “collaborazione” tra aree cerebrali.

Studi effettuati tramite risonanza magnetica hanno rilevato un’attivazione di reti di neuroni dedicate al “mirroring” (ossia all’immedesimazione), in persone che cercavano di capire cosa stesse provando un altro individuo.

Quando si manifestava un comportamento d’aiuto o, semplicemente, un sentimento di compassione, intervenivano aree cerebrali legate alla percezione di una ricompensa. Come se qualcosa, forse una spinta evolutiva ancestrale, “incoraggiasse” a preoccuparsi del prossimo in difficoltà.

Il fatto che l’empatia nasca da precisi fenomeni neurali significa che può essere “allenata” e migliorata: il cervello cambia!

Come potenziare, quindi, questo aspetto della nostra natura?

Sviluppare l’empatia

Una soluzione può essere la lettura. Proprio così: alcune ricerche hanno rilevato punteggi migliori, in test sulle abilità empatiche, da parte di appassionati lettori.

Lo psicologo Keith Oatley ha proposto un’affascinante spiegazione di tale fenomeno: leggere narrativa richiederebbe uno sforzo per capire cosa provano i protagonisti dei libri. Una specie di “palestra di vita”, che ci allenerebbe alla comprensione delle persone in carne e ossa.

Una ricerca americana finanziata dalla Bill & Melinda Gates Foundation, invece, ha utilizzato un videogame appositamente creato per stimolare l’empatia. I giocatori, impersonando un robot precipitato con la sua astronave su un pianeta extraterrestre, per ripartire dovevano collaborare con gli alieni, capendone le emozioni dalle espressioni facciali.

In un gruppo di 150 studenti di scuola media, quelli che giocavano due settimane con tale videogame mostravano maggiori miglioramenti nella comprensione del prossimo, rispetto a chi provava un gioco elettronico basato su abilità diverse.

Questi risultati aprono la strada alla progettazione di prodotti specifici, per i più giovani e non solo.

Non dimentichiamo, comunque, quella che è forse la via maestra per rafforzare una facoltà così importante: sforzarsi sempre di comprendere le motivazioni e le emozioni altrui, anche quando si è in una condizione di disaccordo.

Provare a immedesimarci nelle altre persone, cercando di vedere le situazioni dal loro punto di vista e non solo dal nostro, può nel tempo renderci molto più empatici e migliorare le relazioni sociali.