Home COMMENTI L'esigenza di un nuovo umanesimo (di Dario Nardella sindaco di Firenze)

L'esigenza di un nuovo umanesimo (di Dario Nardella sindaco di Firenze)

Il discorso del sindaco di Firenze Dario Nardella all’apertura dell’Anno Accademico nel Salone dei Cinquecento

E’ per me un grande piacere darvi il benvenuto nel Salone dei Cinquecento per l’inaugurazione dell’Anno Accademico. Rivolgo un ringraziamento particolare al Presidente del Consiglio, prof. Giuseppe Conte, per la sua presenza e per l’attenzione più volte riservata a Firenze, per aver garantito nell’ambito del suo ruolo istituzionale un dialogo sempre aperto, costruttivo con la nostra città.

Oggi è una giornata speciale per la nostra comunità e per il mondo accademico fiorentino. Prima d’iniziare consentitemi di rivolgere un doveroso pensiero al Prof. Franco Scaramuzzi, a poche settimane dalla scomparsa; colui che ha guidato in anni importanti questo prestigioso Ateneo, un instancabile uomo di cultura, un innovatore che ha saputo unire rigore scientifico e impegno civico.

In un’epoca di grandi trasformazioni, in un mondo che cambia rapidamente, la speranza – di ciò sono convinto – proviene dalle Scuole, dalle Università, da una buona didattica. Ed è quella di usare al meglio gli strumenti della conoscenza, dell’innovazione, del dialogo fra persone provenienti da mondi e da saperi diversi.

L’Università di domani sarà sempre di più quella che sa innovare, mettersi alla prova, offrire competenze nuove, ma anche quella che esce fuori dalle aule, che trasforma le proprie intuizioni in applicazioni commerciali concrete, e che in quelle stesse aule porta i protagonisti del mondo produttivo, scientifico, culturale, gli esperti che già ora studiano le dinamiche che disegneranno il nostro futuro.

Abbandono universitario primo anno al 15%. Ponte tra scuola e università- università e mondo del lavoro. Ricerca: bene il piano del nuovo ministro Manfredi (bene sdoppiamento deleghe) per 10mila ricercatori Mi rivolgo direttamente ai giovani. Siate curiosi. Sforzatevi di cogliere la logica che sta nelle cose. Abbiate coraggio – il coraggio delle idee – difendete le vostre intuizioni, i vostri propositi e portateli avanti. Costruite relazioni e soprattutto un’idea di futuro che sia meno cupa di quella attuale.

L’Europa moderna è espressione delle sue Università, dell’intreccio delle sue molteplici culture, imperniate sulla centralità della persona, sulle libertà individuali, sullo stato di diritto. Ragionate dunque in chiave europea, preparatevi fin da ora a confrontarvi con questo orizzonte. È un esercizio dannatamente utile. Compito delle istituzioni è invece quello di starvi vicino, di venire incontro alle vostre attese, di darvi risposte in tempi certi, di facilitare la vostra capacità di fare innovazione, di fare impresa.

L’Università è uno straordinario luogo di sperimentazione, una grande camera di costruzione di relazioni, di opportunità, di visioni, un luogo di creazione di valore (attraverso la condivisione), ma anche una finestra di libero pensiero, un laboratorio di idee e sperimentazioni che crescono, cambiano pelle e si fissano in forme nuove di conoscenza. Luogo privilegiato della formazione di cittadini consapevoli, della nostra identità, del nostro spirito critico, strumento di crescita delle comunità. Il presidente Conte in diverse occasioni ha richiamato l’attenzione del Paese su questi temi evidenziando l’urgenza diun Nuovo Umanesimo. Ho riflettuto molto su questo concetto anche in relazione al ruolo che Firenze ha avuto nella nascita del pensiero moderno.

L’umanità ha bisogno di essere guidata e il pianeta di essere curato. Viviamo in un’epoca di grandi tensioni e di spaesante complessità, di urgenze e trasformazioni non tutte positive che generano disorientamento, paura, incertezza, perdita di fiducia  e di speranza.  Molti si affidano alle religioni, in troppi ai miti della patria, perfino a quelli della razza superiore. Alla paralisi e alla sfiducia, rispondono però movimenti giovanili impegnati sul fronte della difesa dell’ambiente e dei diritti umani. Si reclama, voglia il cielo, tolleranza contro odio, equità contro diseguaglianza, compassione contro indifferenza. La scienza apre nuovi orizzonti di ricerca che provano a spiegare chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, le connessioni tra biologia e cosmologia. La tecnologia, utile in ogni istante della nostra vita, genera ansia, quando il suo potere sulle nostre vite si fa illimitato.

Oggi torniamo a sentire l’esigenza di un nuovo umanesimo: perché l’umanesimo torna sempre al centro del dibattito culturale e politico quando l’humanitas dell’homo è nel pieno di una crisi profonda o in vista di una apocalisse che si avvicina. Attualmente viviamo una crisi economica globale e siamo nel pieno di una crisi ecologica senza precedenti. Non possiamo allora eludere la domanda delle domande: può l’uomo salvare l’umanità prendendosi cura dei propri simili e delle sorti del pianeta? Può un nuovo umanesimo correggere le deformazioni e le criticità dei vecchi umanesimi? Prima di tutto può un neoumanesimo rinunciare alla visione dell’uomo al centro dell’universo, senza svalutare i valori dell’umanesimo classico, senza limitare il  senso e valore dell’humanitas rispetto alle macchine, al profitto, alla potenza bellica, allo sfruttamento della forza lavoro. In altre parole riusciremo a ripensare la natura umana e il suo destino in un mondo dove contano le relazioni ecologiche e la compassione tra noi e gli altri? 

Rispondere a queste domande significa porsi il tema della sopravvivenza dell’humanitas dell’Homo.éCome intitola il suo ultimo libro Jonatha Safran Foer “Possiamo salvare il mondo prima di cena?”. Possiamo farcela prendendo le giuste decisione perché la somma delle nostre decisioni sarà il nostro futuro.

L’università può essere il luogo dal quale partire per navigare nel mare tempestoso della nostra esistenza in cerca di queste risposte.

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