Lettera a un vecchio da parte di un vecchio

Da ieri in libreria. L’ultimo libro di Vittorino Andreoli, l’83enne psichiatra di fama internazionale, illumina la grandezza della vecchiaia.

Da ieri in tutte le librerie.

«Ho deciso di scrivere questa lettera perché vorrei che ogni vecchio, uomo o donna, fosse consapevole della straordinarietà di aver raggiunto questa fase della vita».

Vittorino Andreoli, anni 83, psichiatra di fama internazionale, è stato direttore del dipartimento di Psichiatria di Verona-Soave ed è membro della New York Academy of Sciences. È autore di numerosi libri tra cui ricordiamo L’uomo col cervello in tasca (2019), Una certa età (2020), La famiglia digitale (2021), Le origini della coscienza (2021), Storia del dolore (2022) e Contaminazione (2022). Per
Solferino dirige la collana «Le scienze dell’uomo».

L’ultimo capitolo della nostra esistenza, come l’ultimo capitolo di un libro, è spesso anche il più interessante. E per spiegarlo Vittorino Andreoli utilizza una lettera diretta e appassionata. Una lettera che accompagna a prendere consapevolezza del proprio corpo e della propria mente, scoprendo le funzioni e le possibilità della senectus, come la chiamavano elegantemente i latini.

A che cosa serve avere memoria di numeri, nomi o dettagli geografici quando si passa da un teatro operativo a uno fatto di sentimenti e di elaborazioni del pensiero? A una certa età serve piuttosto una memoria storica e sintetica. Più della precisione e della rapidità immediate conta rivivere e raccontare il passato non dentro la nostalgia, ma come fonte per disegnare meglio il presente e il futuro. È errato anzitutto credere che il tema attorno a cui ruota l’esistenza del vecchio sia la morte.

Occorre invece che la società si convinca che egli ha bisogno di essere utile, di avere un senso proprio nel presente. Solo così si possono rimettere al centro il desiderio e le caratteristiche degli anziani, evitando loro il dolore dell’esclusione e dell’abbandono.

(Prezzo di copertina 15,50 euro, pagine 144).