L’ho vista sorridere ad Erdogan. Lettera a Mario Draghi

di GIANCARLO ALTAVILLA – L’immagine è apparsa sui giornali e dopo una fugace illusione che fosse un fotomontaggio, ho dovuto prendere atto.

Eccellentissimo Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Mario Draghi, Le indirizzo questa mia, che sono sicuro avrà l’occasione e il tempo di leggere.

L’ho vista sorridere ad Erdogan. L’immagine è apparsa sui giornali e dopo una fugace illusione che fosse un fotomontaggio, ho dovuto prendere atto che era proprio così: Lei sorrideva ad Erdogan.

Il perché era ben spiegato dai giornalisti, che, Lei lo sa, le vogliono un gran bene, che poco mi persuade ma assai mi commuove: il dittatore turco (l’appellativo non è mio ma Suo, e risale a pochi mesi fa) ha ritirato il veto all’ingresso della Svezia e della Finlandia nella NATO.

Quindi, i Paesi dirimpettai della Russia di Putin, attualmente in guerra con l’Ucraina, invece di rimanere (oggi più che mai) estranei alla logica degli schieramenti, saranno i nuovi membri della NATO, e offriranno al Presidente degli Stati Uniti il nuovo e strategico territorio dal quale abbaiare (l’espressione non è mia, ma di Papa Francesco, e risale a poche settimane fa) verso l’ex URSS.

Illustrissimo Presidente, penso che quel sorridere istituzionale Italia-Turchia sia stato deprecabile.

Non perché ai dittatori non si deve sorridere mai, per evitare l’equivoco che pensino di essere condivisi, accettati e stimati: noi cittadini lo capiamo bene che in certi contesti il garbo è fondamentale.

Non perché durante lo svolgimento di una guerra nel cuore dell’Europa, non c’è niente da sorridere: quale cittadino non capisce che un sorriso è solo un modo per dissimulare preoccupazione e dolore.

Il suo sorriso è stato deprecabile perché (pare, si dice, qualcuno ne è certo e lo scrive) il ritiro da parte di Erdogan del veto all’ingresso della Svezia e della Finlandia nella NATO non è un atto politico (scellerato perché oggi quegli ingressi sono inopportuni e pericolosi) ma la conseguenza di uno scambio: da una parte, la caducazione da parte della Turchia del veto e, dall’altra, l’estradizione, da parte della Svezia e della Finlandia, dei perseguitati curdi che hanno trovato asilo nei loro territori (e sono tanti).

Mi verrebbe da dire: ma si rende conto?

I curdi sono un popolo senza Stato che soffre sanguinose persecuzioni da decenni.

In Iran il popolo curdo è perseguitato, ucciso, incarcerato.

In Iraq l’uccisione di 100.000 curdi è stata giudicata un genocidio dalla Corte Internazionale dell’Aia.

E in Turchia non va meglio. Anzi.

Lei, Presidente, che è un uomo di mondo, certamente ricorda il PKK di Abdullah Ocalan, che si batteva per contrastare il tentativo turco di cancellare l’identità del popolo curdo. E sono sicuro che conosce l’ostilità del regime di Erdogan verso il Kurdistan, che vorrebbe fosse solo l’area ‘cuscinetto’ tra Turchia e Siria, senza i curdi.

La persecuzione dei popoli è la più abietta delle colpe, la più infame delle responsabilità. Il genocidio dei curdi è una abominevole responsabilità di chi lo compie e di chi fa finta di non vederlo.

E allora, Colendissimo Prof. Draghi, è per questo che giudico deprecabile il suo sorriso ad Erdogan. Ed è per questo che, non me ne voglia, le significo formalmente che quel suo sorridere non è stato in mio nome.