LIBRI. Alessandra Zamperini “Questioni di moda”

di GIOVANNI VILLANI – “Questioni di moda. Iconografia, fonti e storia, dal XIV al XX secolo” (editore Il Poligrafo di Padova).

Una nuova pubblicazione nata tra studiosi dell’Università di Verona.

La moda e le arti visive si sono influenzate reciprocamente nel corso dei secoli registrando valori e comportamenti, ansie e ambizioni, tradizioni e mutamenti. Tuttavia il processo non ha avuto un’unica direzione. Ne tratta diffusamente un recente libro “Questioni di moda. Iconografia, fonti e storia, dal XIV al XX secolo” (editore Il Poligrafo di Padova), curato dalla professoressa Alessandra Zamperini dell’Università di Verona, dove insegna Storia dell’Arte veneta, Geografia e Storia dell’arte, Istituzioni di Storia della moda.

Le abbiamo chiesto come è nato questo curioso libro, dall’inedito argomento?

L’idea è nata dalla constatazione del peso che la moda riveste nella società; questo vale anche ai nostri giorni, ma spesso si tende a minimizzare l’evidenza o a ridurla a un fenomeno frivolo. Se vista da una prospettiva storica, invece, la moda appare molto rilevante, e non solo per le donne, bensì pure per gli uomini. Anche se in questo volume abbiamo privilegiato il versante femminile, il peso della moda risiede nel fatto che l’abito è un linguaggio e che – ciò vale in particolare per il passato – doveva segnalare la classe e il genere (più importante) o il paese di origine.

Negli anni recenti sono stati soprattutto gli storici a occuparsi di moda e a utilizzare le immagini come documento. Tuttavia, bisogna pure tener conto che una rappresentazione figurativa molto spesso è un’opera ‘costruita’, ovvero non è un documento asettico, così come non è paragonabile a un’istantanea odierna, neutra e obiettiva. Pur trattando di abiti verosimili, la foggia, il colore o gli accessori delle immagini possono essere interpolati per trasmettere un messaggio particolare e rispondere a esigenze diverse (artistiche, politiche, sociali, etc.). Nel libro, insomma, abbiamo cercato di cogliere anche questo aspetto.   

L’iconografia e le fonti che vi sono trattate risalgono persino al XIV secolo. Ma già allora si può parlare di un vero “mercato” della moda?

La questione di dove e quando sia nata la moda è abbastanza complessa. Ci si è chiesti se esista una moda nei paesi orientali, così come ci si interroga se sia esistita una moda greca o romana. Diciamo che nel XIV secolo la moda si presenta già con i segni che la connoteranno nei secoli a venire: si diffonde tra le classi abbienti e crea scompiglio, perché non permette più di distinguere una persona nobile da una semplicemente ricca; si modificano le fogge (scollo, punto vita, abiti più o meno attillati etc.), sebbene potesse passare anche una decina d’anni tra una ‘moda’ e l’altra!; i giovani cominciano, pur lentamente, a distinguersi dai genitori; i sarti assumono un’importanza crescente, anche se dovremo attendere l’Ottocento per avere un primo stilista; iniziano persino ad esserci i mercati di seconda mano. Insomma, sì, pur con le distinzioni del caso, possiamo parlare di moda e di un suo mercato già nel XIV secolo.

Ci può dire chi sono i collaboratori dei testi di cui Lei ha curato la presentazione? 

Il libro è stato scritto assieme ad alcuni colleghi con i quali, in questi ultimi anni, abbiamo spesso discusso di moda sotto vari aspetti. Il bello, infatti, è che ciascuno ci ha sempre messo il suo, poiché si tratta di studiosi con specializzazioni diverse: siamo storici dell’arte, storici, filologi e ci occupiamo di periodi differenti o abbiamo tagli diversi. Tutti, però, abbiamo trattato aspetti poco noti o addirittura inediti, cercando di trovare le ragioni e le implicazioni dei nostri ‘abbigliamenti’.

Damiano Acciarino, con la sua preparazione di filologo, ha presentato un trattato seicentesco inedito sulle calzature degli antichi. Maria Adank, che ha una formazione da storica, si è soffermata sulla raffigurazione della dogaressa nel XVI secolo. Poi, ci sono le colleghe storiche dell’arte. Claudia Bissoli, studiosa di scultura ottocentesca, ha analizzato gli abiti femminili delle statue funerarie del XIX secolo. Stefania Cretella, specializzata su Otto e Novecento, ha introdotto una delle novità della moda femminile contemporanea, ovvero i pantaloni. Laura Facchin, che fra i suoi vari interessi annovera la ritrattistica, ha spiegato come amava mostrarsi l’aristocrazia lombarda tra rinascimento e barocco. Juliette Ferdinand, specializzata nel Cinquecento francese, ha trovato una citazione inedita sulla moda in Francia, nel periodo delle Guerre di Religione. Fausta Piccoli, che lavora sulla pittura trecentesca, si è occupata di come appaiono vestite le bambine nei dipinti del XIV secolo. 

Lei è intervenuta anche in veste di autrice. Che argomento ha voluto trattare? 

Per parte mia, mi sono soffermata su come viene vestita Manto, la mitica fondatrice di Mantova, in un lavoro cinquecentesco nella sala di Manto, appunto, a Palazzo Ducale a Mantova. In realtà, in questo caso, non si può propriamente parlare di moda, ma di abiti, perché la mia eroina indossa non delle vesti moderne, ma delle vesti che dovrebbero essere antiche. Tuttavia, proprio questo consente di analizzare le ‘ricreazioni’ del passato, che finiscono sempre per svelare l’influenza della moda contemporanea e dei valori che essa rappresenta nella foggia, nei dettagli, nel colore. Tutto diventa significativo e, nello specifico, spiega il vero ruolo della protagonista.

Lei insegna all’Università di Verona anche un corso sulla Storia della moda. Qualche chiarimento in più su questo corso?

Da qualche anno, tenevo un corso breve sulla moda e su come essa interagisca con la storia dell’arte per la datazione, la provenienza dell’opera, il significato dell’immagine. Da quest’anno, invece, il corso si è ampliato e riguarderà più specificamente la storia della moda: un percorso che vorrei far arrivare fino ai giorni nostri, per mostrare la continuità e, insieme, le straordinarie innovazioni che hanno contrassegnato la moda in quanto riflesso del nostro sistema di vita e di valori. Per l’anno prossimo, infine, farò anche un corso specifico sul rapporto tra arte e moda. Alla fine, anche se attraverso percorsi diversi, quello che mi interessa è introdurre le studentesse e gli studenti in un fenomeno complesso, per nulla superficiale, che, anzi, aiuta molto a capire il passato e il presente.