Chiarelettere
CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli, Chiarelettere

Libri – Einaudi: il Fisco a scaglioni non è democratico

di ALDO BELLI – Chiarelettere, Luigi Einaudi “L’imposta patrimoniale” con una introduzione di Mario Ricciardi.

Chiarelettere ripropone (edizione maggio 2021, pag.57, euro 9,00) le riflessioni di un padre della Repubblica Italiana, della quale fu il secondo presidente. Economista e giornalista. Il “libretto” – come ricorda Mario Ricciardi nella sua introduzione – vide la luce nell’edizione originale come parte di una serie di pubblicazioni legate all’aera liberale. La data è il 25 marzo 1946.

Le riflessioni di Einaudi si concentrano sull’imposta patrimoniale, all’epoca oggetto di dibattito politico (e in verità spesso ricorrente fino ai giorni nostri), e per questo possono apparire al primo impatto di difficile lettura per il lettore comune. La scrittura di Einaudi non è oscura e neppure tecnicistica, piuttosto è l’argomento che richiede un po’ di pazienza: sarà proprio la pazienza a premiare il lettore. Perché il “libretto” merita di essere letto.

E’ un libro nello stile Chiarelettere. Leggo in queste pagine ripubblicate a distanza di oltre mezzo secolo una provocazione. Provocazione: perché il suo tenore intellettuale e la sua chiarezza fanno inverdire di vergogna gli odierni parlatori di fisco e di riforma fiscale. E provocazione: perché rappresenta il coraggio di chi non teme l’argomentazione delle proprie opinioni nascondendosi dietro gli slogan o l’ipocrisia delle opportunità politiche del momento.

Dell’introduzione di Mario Ricciardi, voglio segnalare una citazione di Einaudi tratta dal suo Diario il 19 dicembre 1944 (è rientrato a Roma dall’esilio svizzero solo 9 giorni prima.

“Sembra di essere in un mondo impazzito. Epurazione, gli impiegati in attesa non fanno nulla. La solita separazione e rivalità dei ministeri. Ed, intanto, giornali che si vituperano, affissi per le mura. Le strade invase da sfaccendati, manutengoli, ladruncoli, ragazzi che lustrano scarpe e guadagnano 1000 lire al giorno, altri che rubano tutto quello che possono. Soldati americani in licenza con ragazze. A Napoli sembra peggio; e che nella suburra le donne aspettassero nude sulla porta della strada i soldati. Una burocrazia mai più vista alleata sovrapposta alla nostra, cosicché nulla si può fare senza infiniti controlli”.

Scriveva Einaudi nel 1946. “Gli italiani hanno sentito gran bei discorsi sulla necessità di sgravare i contribuenti, ma i fatti hanno insegnato ad essi che le imposte crescono sempre”. Buon senso vuole che “gli aumenti debbono essere riservati ai momenti di pericolo, alle grandi opere trasformatrici, discusse secondo un piano ragionato ed accolto dall’opinione pubblica”. L”imposta sul reddito, dunque, aumenta affinché si abbassi in tempo di cessato pericolo. Mentre “il legislatore disperando di cavare quel che si dovrebbe dalle imposte ordinarie, inventa nuovi balzelli, nuovi tormenti e tormentati… Il contrario di quello che si dovrebbe fare per la ricostruzione economica e sociale del paese”.

Scrive Einaudi. “Giustizia in materia di imposta vuol dire uguaglianza di trattamento per persone le quali si trovino in condizioni uguali”. Giustizia si fa guardando all’insieme delle situazioni complessive dei contribuenti. “Perequazione ossia giustizia, ossia democrazia sono ideali attuabili soltanto se si adottano congegni tributari adatti allo scopo”.

“Quando un’imposta è democratica?”. Einaudi indicava una sola possibile risposta: “quell’imposta la quale chiede al contribuente provveduto di un tale reddito o di un dato patrimonio una imposta proporzionalmente più gravosa di quella fatta pagare a chi ha reddito o patrimonio minore”. Ma è democratica solo se rispetta “l’uguaglianza di trattamento per persone le quali si trovino in condizioni uguali”.

Allora vediamo cosa accade in Italia, seguendo il rapporto tra progressività dell’imposta a scaglioni di reddito e uguaglianza di condizione di partenza dei contribuenti (tralascio addizionali irpef, addizionali e tasse comunali, ticket sanitari, marche da bollo e balzelli varie dalle sigle variopinte).

Una famiglia con un reddito netto mensile di 1.300 euro rientra nello scaglione d’imposta del 23% e del 27%. Una famiglia con un reddito netto mensile di 3.400 euro rientra nello scaglione del 23%, 27%, 38% e 41%. Le aliquote saranno pure progressive in base al reddito, ma con una banale differenza: che con 3.400 euro al mese si può vivere decorosamente, con 1.300 euro al mese si fatica a sopravvivere.

Già sento i soloni contestare l’approssimazione del calcolo che non tiene conto delle detrazioni per figli cani gatti e canarini… Ma la sostanza del sistema di disuguaglianza fiscale rimane quella che ho descritto. Il problema è che i soloni non hanno mai vissuto con 1.300 euro al mese. Neppure Luigi Einaudi (che non era un solone), ma lui, autentico liberale, apparteneva alla generazione della classe dirigente che aveva studiato e che considerava democrazia e uguaglianza il fondamento della politica praticata.