Gabriele Romagnoli "Solo bagaglio a mano"
FOCUS, LIBRI E AUTORI, LIBRI e AUTORI - a cura di Ester Marinai

LIBRI – Gabriele Romagnoli, “Solo bagaglio a mano”


di ESTER MARINAI – Il viaggio e il bagaglio a mano diventano una metafora della nostra stessa condizione esistenziale.

Pubblicato per la prima volta nel 2015, Solo bagaglio a mano del giornalista e scrittore Gabriele Romagnoli ci presenta sotto tutt’altra prospettiva il tema del viaggio e la figura del bagaglio a mano, che assurgono a originale metafora della nostra stessa condizione esistenziale. “23 anni a dormire, 20 a lavorare, 6 a mangiare, 5 a bere e a fumare, altri 5 aspettando un appuntamento, 4 a pensare, 228 giorni a lavarsi la faccia e i denti, 26 giocando con i figli, 18 a farsi il nodo alla cravatta e 46 ore di felicità”. Una vita intera: solo 46 ore di felicità.

Sono questi i dati ricavati da cento uomini vissuti fino a ottant’anni, che, assieme alla scritta «Life is short» (la vita è breve), appaiono a tratti sulla lavagna nella sede della Korea Life Consulting, un’organizzazione sudcoreana che allestisce falsi riti funebri – chiusura in bara compresa – per far fronte al triste primato di suicidi raggiunto dal paese e, di conseguenza, scoraggiarne la diffusione. Gabriele Romagnoli, scrittore e giornalista bolognese che ha collaborato – e tutt’ora collabora – con importanti periodici e quotidiani italiani, non si è di certo lasciato perdere l’occasione di vivere un’esperienza simile e ha deciso di sottoporsi all’esperimento.

Mentre era rinchiuso in una cassa di legno con solo una vestaglia bianca senza tasche, ha avuto modo di fare tutta una serie di riflessioni sul senso della vita – spesso fin troppo banalizzata – , sulla propria e sui suoi traslochi e numerosi viaggi. Egli ha successivamente riportato il tutto nel suo libro intitolato Solo bagaglio a mano, dando così alla luce un breve romanzo inconsueto e innovativo che ruota attorno all’insegnamento principale che ha tratto da questa esperienza, da lui riassunto con una frase che all’inizio può sembrare piuttosto sorprendente: «Cercate di portare soltanto il bagaglio a mano».

L’estate è ormai arrivata e, dopo più di un anno e mezzo dall’inizio della pandemia, il caldo e le magnifiche giornate di sole si profilano come uno spiraglio di luce in fondo al tunnel, risvegliando in noi la voglia di partire alla scoperta di nuove terre. Considerato l’approssimarsi per molti del momento di preparare le valigie, questo «manuale del perfetto viaggiatore», come lo ha definito Enrico Franceschini de “La Repubblica”, è proprio l’ideale per chi desidera non soltanto viaggiare bene nel senso concreto del termine, ma
«viaggiare bene nella vita» .

In sole 78 pagine, Romagnoli ci illustra questa metafora incarnata dal bagaglio a mano attraverso una serie di ricordi, persone conosciute, esperienze personali, aneddoti, opere letterarie, saggi e fatti di cronaca ed uno stile caratterizzato dalla dinamicità e concisione del giornalista e, al tempo stesso, dall’allusività e la pregnanza espressiva tipiche del narratore.

Per poter viaggiare senza troppi intralci, converrete con me che portare con sé solo il bagaglio a mano è la scelta migliore. Perché questo sia fattibile, bisogna però selezionare solo i capi e gli oggetti indispensabili, tralasciando
«quel che ci sta», il superfluo – in definitiva, un peso del tutto inutile – al fine di far posto a «quel che si vuole»; scegliere un bagaglio che sia funzionale, con scomparti per reperire oggetti più velocemente e zip per proteggerne altri, e che si possa ripiegare; avere una duffel bag, una borsa ripiegabile, di scorta. In poche parole, riservare spazio solo all’indispensabile.

Nella vita si dovrebbe fare lo stesso: lasciare che entri esclusivamente l’indispensabile. Dovremmo cercare di non ingombrare e non risultare ingombranti, essere dei «bersagli mobili», renderci elastici, accettare la contingenza e accogliere fortuna e sfortuna, bene e male in egual misura, e liberarci da qualsiasi situazione o rapporto che ci può ancorare al suolo, appesantirci per poi immobilizzarci o lasciarci sprofondare. Ciò può alludere all’amicizia, al rapporto col sé, alla concezione che si ha o che gli altri hanno di noi stessi oppure a una potenziale doppia vita. Si deve, in breve, portare con sé «chi conta e quel che conta», ma soprattutto essere pronti a «fare a meno» del resto.

In una società materialista come la nostra in cui tutti indistintamente tendiamo ad accumulare e a voler accumulare sempre più, il termine possesso assume una connotazione decisamente più positiva di rimozione, quando invece, come Romagnoli spiega, dovrebbe proprio essere il contrario: il significato di possesso implica necessariamente una condizione di schiavitù, mentre la rimozione porta in sé un’idea di libertà e leggerezza. Non dovremmo, dunque, terrorizzarci alla parola senza, tantomeno allarmarci all’idea di un’eventuale perdita, sia che la si intenda in senso materiale o figurato. Se da un lato la nostra memoria è un autentico esempio di come si tenda a semplificare e si ritenga nella mente solo ciò che conta davvero, dall’altro, in quanto esseri umani e non macchine, abbiamo diritto all’oblio.

Inoltre, non è detto che un’occasione persa non possa invece rivelarsi un nuovo inizio.

In sostanza, la parola chiave per comprendere questo romanzo è proprio l’essenzialità. Riuscire a vivere riducendo all’essenziale segna un punto di non ritorno, un risveglio. Ecco che questa ripresa di coscienza racchiude una concezione di stampo decisamente sartriano. Secondo Jean-Paul Sartre (1905 – 1980), considerato uno dei maggiori esponenti dell’esistenzialismo francese, è infatti necessario spogliarsi dei nostri abiti mentali, liberarsi delle nostre griglie mentali e quindi rinunciare agli strumenti logici di comprensione del reale per «vederci chiaro» e svelarne l’essenza.

Così come Roquentin – protagonista della Nausea (1932) – ha intrapreso una sorta di cammino iniziatico durato 28 giorni – di cui ha fatto un resoconto nel suo diario -, ed è uscito da se stesso a tal punto da raggiungere l’illuminazione ( la verità nascosta dell’esistenza), Romagnoli ha ricevuto la sua iniziazione mentre era virtualmente morto per poi uscire dalla cassa completamente «rinato» dal punto di vista spirituale.

Insomma, Romagnoli ci ha offerto una miriade di spunti di riflessione sulla società contemporanea e la sua mentalità, sulla vita quotidiana e sulle relazioni che intessiamo, il tutto concentrato in uno scritto estremamente affascinante, alle volte forse spiazzante, ma indubbiamente rivoluzionario, che ha il potenziale di cambiare sul serio la nostra visione del mondo e dell’uomo. Se quest’estate volete regalarvi argomenti di riflessioni e stimoli intellettuali, questo è il libro che cercate, specialmente in un’epoca storica in cui abbiamo bisogno di leggerezza e, al contempo, in cui forse – chissà! – abbiamo imparato a rivalutarla.