Jo Nesbø - “Macbeth”
LIBRI E AUTORI, LIBRI e AUTORI - a cura di Ester Marinai

LIBRI – Jo Nesbø – “Macbeth”

di ESTER MARINAI – La pioggia non cessa di scendere da un cielo perennemente grigio, disoccupazione e degrado urbano e piaghe sanguinanti.

Cambieranno pure i tempi, perché a mutare è il contesto politico, culturale e socio-economico, ma non certo la mente e le aspirazioni umane. Jo Nesbø non esita a ricordarcelo col suo Macbeth, pubblicato per la prima volta nel 2018.

Se il titolo vi dice già qualcosa, è perché si tratta di un’innovativa trasposizione della celebre opera shakespeariana. Nesbø è, infatti, uno tra gli scrittori contemporanei ad essere stati scelti per dare il proprio contributo al progetto “Hogarth Shakespeare”, presentato nel 2016 per l’appunto dalla Hogarth Press, casa editrice londinese fondata da Virginia Woolf e dal marito Leonard nel 1917: proporre una riscrittura delle opere più conosciute e amate del Bardo in chiave del tutto moderna in occasione del quarto centenario dalla sua morte. Un progetto a dir poco ardito, specialmente quando si tratta di andare a toccare il mostro sacro della letteratura teatrale, il pilastro indiscusso del teatro occidentale.

Nesbø, come del resto anche gli altri autori, ha corso il rischio di partorire uno scritto banale e irrisorio nel tentativo di imitare l’inimitabile. Invece, a mio avviso, ha fatto qualcosa di molto più ragionevole: marcare l’opera col proprio genio artistico. Sebbene si sia attenuto scrupolosamente alla trama originale, il frutto del suo lavoro reca indiscutibilmente la sua impronta distintiva ed è perfettamente in linea col genere in cui sa destreggiarsi al meglio: il thriller.

Per chi già conosce la tragedia originale, quindi, sia i personaggi che la concatenazione di eventi sono ovviamente piuttosto prevedibili. Le parole sono le stesse, eppure la musica è diversa: Nesbø trova sempre un modo per stupirci, tanto che si ha l’impressione di star leggendo una storia completamente diversa.

Ci trasporta, dunque, dalle tenebrose terre scozzesi dell’XI secolo dilaniate dagli scontri con gli invasori norvegesi a una città industriale imprecisata nel Nord Europa negli anni ‘70, dove la pioggia non cessa di scendere da un cielo perennemente grigio, disoccupazione e degrado urbano restano piaghe sanguinanti, i casinò e la droga rappresentano gli unici svaghi della popolazione e la criminalità regna sovrana. Dei poliziotti – tra cui Macbeth stesso – cercano di riscattare la città da questo stato di totale disfacimento, ma si ritroveranno tutti in qualche modo a fare i conti con la sete di potere. Si tratta, infatti, di una città distopica, di cui tutti vogliono paradossalmente il controllo: bande di trafficanti di droga già in conflitto tra loro e, progressivamente, pure il protagonista, risucchiato in una spirale di folle ambizione di dominio e di sangue da cui deriveranno sensi di colpa e pazzia. Non a caso, la nuova droga che le tre “streghe” stanno tentando di sintetizzare si chiama proprio power.

A quanto pare, non ci sono affatto vie di mezzo: o lo si ama o lo si odia.

Indipendentemente dai gusti personali, una considerazione generale può essere fatta e a questa dovremmo attenerci: paragonare le due versioni è praticamente impossibile. Le stesse vicende sono inserite in contesti storici completamente diversi, quindi è normale che i personaggi stessi e il ritmo con cui le azioni si susseguono siano necessariamente diversi. Shakespeare – si sa – è insuperabile! Se invece siete in cerca di una lettura dinamica che al tempo stesso si stacchi dalla tradizione, la versione di Nesbø fa sicuramente al caso vostro. Starà a voi valutare se si tratta di un successo o di un flop.