Massimo Gargiulo "Il profumo di Abramo"
CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli, LIBRI E AUTORI

LIBRI – Massimo Gargiulo “Il profumo di Abramo”

di ALDO BELLI – Abramo nostro padre. “Padre del popolo ebraico, padre di una moltitudine di popoli”. Un libro di teologia ma non solo.

Non sono un esperto di teologia, ma non è indispensabile per cogliere nel Profumo di Abramo di Massimo Gargiulo (edizioni San Paolo, 2021) la qualità che lo rende un libro durevole nel tempo. La durevolezza – che si addice ai frutti del pensiero destinati ad essere masticati e rinnovati nella digestione della lettura – consiste nel presentare con una lucidità straordinaria, oltre al rigore dello studioso, l’autentico Verbo che identifica e supera le interpretazioni divisive di ebrei e cristiani sulle Origini.

Massimo Gargiulo è docente presso il Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici della Pontificia Università Gregoriana e l’Istituto Patristico Augustinianum (onorati di averlo tra i collaboratori di Toscana Today).

Il valore aggiunto di questo libro – insieme al coraggio dell’intellettuale che considera una ricchezza la propria appartenenza organica e non un limite all’indagine sulla verità – è sicuramente la forma espressiva che riesce a svilupparsi nel pelago delle citazioni – spesso avvolte nel chiaro scuro della simbologia – con semplicità: offrendo, in questo modo, una lettura che va oltre il pubblico specializzato, senza cedere mai all’illustrazione scolastica.

“Abramo è una delle figure più citate nelle Sacre Scritture. Se ne parla più di 230 volte tra la Bibbia e gli apocrifi dell’Antico Testamento. Nel Nuovo Testamento il suo nome viene menzionato 72 volte, rendendolo la seconda figura più citata della tradizione biblica dopo Mosè (80 volte)”. L’attacco dell’introduzione di Etienne Emmanuel Veto (direttore del Centro Cardinal Bea) indica subito dove Gargiulo ci condurrà nelle 209 pagine del libro. Abramo “sembrerebbe dunque costituire un’eredità comune a ebrei e cristiani. Tuttavia, forse proprio perché è così significativo per entrambe le tradizioni, è oggetto del loro contendere sul terreno teologico”.

Abramo nostro padre. “Padre del popolo ebraico, padre di una moltitudine di popoli”.

Chi è Abramo? Per gli ebrei è il primo patriarca e capostipite del suo popolo, chiamato da Dio promettendo “una terra, una grande discendenza e la sua benedizione: egli è un costruttore di pace, pratica il valore dell’ospitalità, obbedisce alle leggi di Dio al punto di diventare il simbolo stesso dell’uomo timorato e provvisto del dono della fede”. Nella tradizione cristiana, Abramo è il capostipite “della linea genealogica da cui discende Gesù attraverso David, ma più ancora è il padre spirituale di tutti i credenti eredi della promessa”.

Massimo Gargiulo s’inoltra nella lunga diatriba delle Origini, rileggendo Abramo nella Bibbia ebraica attraverso la tradizione, i rotoli del Mar Morto, la lettura giudaico-ellenistica, il Liber antiquatum biblicarum, la letteratura rabbinica, gli apocrifi, pseudoepigrafi, deuterocanonici; quindi, il Nuovo Testamento, i Padri nella letteratura cristiana. La Torah e la fede, la chiamata di Abramo, il viaggio e la promessa, la circoncisione e il patto, la Aqedah, la prova suprema di Adamo e la docilità di Isacco.

La durevolezza del libro trova compimento nel metodo dell’indagine storica e teologica: Gargiulo è un interprete che solleva le zolle facendole affiorare alla luce per quello che sono, non interviene attraverso l’ego dell’interprete che misura la Verità delle fonti inquadrandole nel proprio convincimento: proseguendo nella lettura, l’autore quasi scompare lasciando emergere un’unica voce, quella di Dio. Le parole chiave, potremmo dire, delle Scritture emergono nella loro traduzione autentica dell’originale, talvolta difforme dalla vulgata tradizionale. Di Abramo, dunque, non è più Gargiulo che scrive, ma Dio stesso che ci parla.

Dalle zolle di terra che Gargiulo fa affiorare alla luce, esala il profumo che turba la nostra coscienza di credenti: perché la pone di fronte all’impossibile scelta tra l’Abramo degli ebrei e l’Abramo dei Cristiani come Padri diversi di un unico grande popolo diviso.

In questa “scelta antologica esemplificativa di una produzione esegetica vasta e complessa” ho letto anche la dissoluzione di una delle contrapposizioni tra la fede e il pensiero laico, laddove il valore della tolleranza delle diverse derivazioni non inficia ma alimenta il principio di una sola Verità. Etienne Emmanuel Veto cita Paolo della Lettera ai Romani: “l’immagine dell’albero di ulivo: i popoli vengono innestati nella sacra radice di Abramo e del patriarca, tra i rami naturali, diventando così parte dello stesso albero. Questo significa più che diventare erede di una tradizione; significa infatti che si diventa parte dello stesso corpo, della stessa famiglia, dello stesso popolo”.

Questo nostro mondo smarrito nelle nebbie ha quanto mai bisogno di un’autentica autorità morale, di un albero di ulivo che riprenda a germogliare, della voce di Abramo che si levi potente, costruttore di pace, praticante il valore dell’ospitalità, obbediente alle leggi di Dio che sono anche leggi di giustizia umana e non solo divina. Questo non c’è scritto, naturalmente, ne Il profumo di Abramo: ma è il pensiero che mi ha accompagnato giungendo all’ultima pagina del bel libro di Massimo Gargiulo.

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