LIBRI E AUTORI, LIBRI e AUTORI - a cura di Ester Marinai

LIBRI – Rainer Maria Rilke “Le rose”

di ESTER MARINAI – Una straordinaria raccolta poetica non molto nota di poesie scritte in francese nel dicembre del 1924.

Una straordinaria – seppur non molto nota – raccolta poetica dell’illustre poeta di Praga, composta da poesie scritte in francese nel dicembre del 1924 e incentrate su uno dei simboli più affascinanti e complessi della letteratura: la rosa.

Le giornate che iniziano a farsi sempre più brevi. Le prime piogge che preannunciano l’arrivo dell’inverno. Il sole che, grazie al vento che scaccia nubi e burrasche, torna a splendere trionfante nel cielo, rende più accesi i colori sulla terra, e fa tornare alla mente i ricordi legati all’estate appena passata. L’autunno non si può definire in altro modo, se non come una stagione di passaggio. I primi giorni, in particolar modo, mi fanno venire in mente la celebre frase di Camus: “L’autunno è una seconda primavera dove ogni foglia è un fiore”.

I contrasti che caratterizzano questa stagione e questo accostamento dell’autunno alla primavera mi spingono oggi a parlarvi di un fiore noto a chiunque: la rosa.

La cosiddetta “Regina dei fiori” ha sin da epoche molto antiche esercitato un grande fascino sull’uomo per la bellezza e maestosità della sua corolla e le sue spine che sembrano contrastare con la sua delicatezza. In arte e in letteratura, la rosa è stata ampiamente usata come figura simbolica, la quale incarna alla perfezione tale discordanza attraverso i molteplici significati spesso in contraddizione tra loro che le sono stati attribuiti nel tempo. Pensiamo, ad esempio, ai seguenti binomi antinomici: purezza dello spirito / passione terrena, verginità / fecondità, leggiadria / spinosità, eternità / transitorietà, energia vitale e amore / martirio e morte, gioia / sofferenza, giovinezza / caducità, vigore / fragilità.

Alcuni di questi temi li ritroveremo ne “Le rose” (Les roses), raccolta di poesie di Rainer Maria Rilke (Praga, 1875 – Montreux, 1926). Non sarà tanto nota al gran pubblico quanto quella delle sue poesie d’amore, ma non ha certo un minor valore letterario.

Le poesie che la compongono sono state scritte dal 7 al 16 dicembre del 1924 – un lasso di tempo molto breve -, fatta eccezione per la quattordicesima e la ventesima scritte nel 1926 e aggiunte in quello stesso anno. Nonostante Rilke sia conosciuto per lo più come poeta di lingua tedesca, questa volta predilige la lingua francese. Ad essa è molto legato così come alla Francia stessa, paese da lui molto amato e destinazione di numerosi suoi viaggi. Se da una parte è vero che il tema centrale della raccolta (la rosa) lo si trova nella letteratura di vari paesi dell’Europa nonché nelle tradizioni e nel patrimonio culturale dei suoi popoli, è altrettanto vero che nella letteratura francese è piuttosto ricorrente. Basti pensare, ad esempio, al Romanzo della Rosa (poema allegorico trecentesco di Guillaume de Lorris e Jean de Meung), alla poesia di Pierre Ronsard Mignonne, allons voir si la rose (1550) e alla fiaba La bella addormentata (1697) di Charles Perrault. Non si può, dunque, escludere che abbia in parte tratto ispirazione da qualche opera letteraria francese, se si considera anche il fatto che è stato pure un abile traduttore di poesie francesi.

Quel che è certo è che il risultato dell’aggiunta di una sensibilità tutta rilkiana alla complessità e al fascino di questo simbolo è a dir poco eccezionale. Una vera e propria perla nel suo prezioso corpus letterario!

La rosa è la protagonista indiscussa di ciascuna poesia, il fulcro dell’intera raccolta. L’immagine di essa che Rilke ci fornisce è dotata di un forte potere seduttivo: un fiore che infonde gioia in chiunque lo guardi per la sua incantevole bellezza e il suo odore inebriante e, al contempo, un fiore le cui spine sono un tentativo di difesa e che per questo è circondato da un’aura di mistero. Oltre a elogiarla, la definisce per l’appunto «ineffabile per natura», un «libro socchiuso», un «odoroso labirinto» fatto di mille palpebre. «Dovremmo essere cento farfalle / per leggere tutte le tue pagine», troviamo scritto nella diciottesima poesia, e a lei si appella chiamandola «Libro-mago» nella seconda.

Per Rilke, la rosa ha quindi un che di magico e la magia sta proprio nella sua fragilità e al tempo stesso tenacia, così come nella sua molteplicità e circolarità, in quanto sembra possedere leggi dell’universo a noi sconosciute e profilarsi come un assaggio della vita eterna in una dimensione del tutto terrena. Bisogna anche ammettere che Rilke stesso dà un enorme contributo affinché la magia accada: grazie alla potenza delle sue parole e del suo immaginario, assistiamo a varie mutazioni della rosa, la quale assume varie figure femminili. Diventa, per esempio, una perfetta amica, una prodigiosa attrice e persino una ballerina, o ancora Santa Rosa.

L’analogia con la donna non è nuova, anzi ha da sempre riguardato questo fiore, e non è un caso che il poeta consideri la rosa una discendente di Eva, la prima donna e quindi il simbolo per antonomasia del genere femminile. Ecco che la rosa viene così personificata in tutto e per tutto e ciò che in effetti balza subito agli occhi leggendo queste poesie è il continuo riferirsi a un certo tu. Non un interlocutore in carne e ossa o una donna amata, bensì la rosa stessa, questa “donna” meravigliosa a cui Rilke dedica versi talmente carichi di sentimento, passione e una certa ammirazione da sembrare delle poesie d’amore. Credo sia proprio l’amorevolezza che traspira da queste pagine che fa di queste sue composizioni poetiche una «musica per gli occhi». A tal proposito, consiglio vivamente a chi conosce il francese di leggerle in lingua originale per assaporare appieno la musicalità sublime conferita loro da un uso sapiente della rima.

Il legame di Rilke con le rose non poteva essere più saldo di così. Un amore profondo che il poeta non volle rinnegare nemmeno in punto di morte. Piuttosto, lo rese eterno, dettando le seguenti parole sulla sua tomba: «Rose, oh reiner Widerspruch, Lust, Niemandes Schlaf zu sein unter soviel Lidern» (Rosa, contraddizione pura, voglia di essere il sonno di nessuno sotto tante palpebre).