L'Intrigo del Regio 5
CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli, Operazione Spartito

L’INTRIGO DEL REGIO – 5. Toscana Today in Senato

di ALDO BELLI – I senatori Corrado, Angrisani, Granato, Lannutti hanno presentato un’interrogazione al Ministro della Cultura.

La notizia ci fa piacere e al tempo stesso ci rattrista. Il piacere è quello di vedere la nostra testata giornalistica citata in una interrogazione parlamentare, la tristezza è nel constatare che sulla stampa nazionale nessuno parla di questa tragedia morale della cultura italiana, oltre 500 milioni di euro di deficit, della quale il Teatro Regio di Torino rappresenta un paradigma del sistema della Casta. Pubblichiamo integralmente l’interrogazione presentata al Senato (i sen. Margherita Corrado, Luisa Angrisani, Bianca Granato, Elio Lannutti appartengono al Gruppo Misto).

Nel prossimo articolo dell’Intrigo del Regio sveleremo perché del controllo sulle Fondazioni Lirico-Sinfoniche.


CORRADO , ANGRISANI , GRANATO , LANNUTTI – Al Ministro della Cultura

Premesso che:

risulta all’interrogante che la testata web “Toscana Today”, dal 12 maggio al 5 giugno 2021 abbia pubblicato un’inchiesta dal titolo “L’intrigo del Regio”, firmata dal direttore, Aldo Belli. In vista della prima udienza, fissata a luglio prossimo, il giornalista ha tentato di esporre i fatti e indagare le ragioni del rinvio a giudizio chiesto dalla Procura di Torino a marzo 2021 (si veda “La Stampa” del 3 marzo 2021), dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di ottobre 2019, per l’ultimo sovrintendente della Fondazione Teatro Regio, un dipendente, un noto manager della lirica e l’amministratore di una società di telemarketing (si veda “L’intrigo del regio – 1. La Nuova Alleanza” su “toscanatoday”);

corruzione, concussione e abuso d’ufficio sono i reati contestati a William Graziosi che, nominato sovrintendente a primavera 2018 subentrando a sorpresa a Giancarlo Del Monaco, avrebbe favorito il manager Alessandro Ariosi, aprendo il Regio agli artisti a quello legati, in quanto suo buon amico (e complice, secondo l’accusa) fin da quando Graziosi era Ad della Fondazione “Pergolesi Spontini” di Jesi (si veda “Regio, sipario sull’era Appendino: con Graziosi altri quattro indagati” su “lospiffero”), dove avrebbe lasciato un buco da oltre seicentomila euro e vice sovrintendente, direttore artistico e direttore dell’ufficio relazioni internazionali di Astana Opera, il teatro della capitale del Kazakistan, o si spacciava per tale, se bisogna dar credito al regista Henning Brockhaus, uno degli accusatori, che lo dice costretto a fuggire all’improvviso dal Kazakistan per non essere incriminato per truffa;

a monte della scelta di Graziosi alla guida del Regio, rivelatasi poco felice, ci sono le dimissioni del sovrintendente Walter Vergnano, che hanno svelato una situazione finanziaria niente affatto florida, imputata dallo stesso Vergnano (davanti al Comitato d’Indirizzo, ad aprile 2018) al conferimento alla Fondazione di immobili a titolo di contributo in conto esercizio, invece che denaro, da parte del Comune, durante la sindacatura di Piero Fassino (16 maggio 2011 – 30 giugno 2016) (“L’intrigo del regio – 3. Le carte segrete su Fassino” su “toscanatoday”);

considerato che:

il Ministero, oggi, della Cultura (MiC), che vigila sulle fondazioni lirico sinfoniche, e il Comune di Torino, che tra i fondatori dell’Ente ha ovviamente un peso rilevante, sono corresponsabili sia della scelta di affidare la fondazione al Graziosi, a maggio 2018, sia di commissariarla, il 10 settembre 2020, dopo che l’approvazione del bilancio 2019 ha sancito uno scoperto di circa 2,5 milioni;

pare che nella prima circostanza abbia prevalso la volontà del sindaco, Chiara Appendino, rivendicata anche pubblicamente sulla stampa, mentre regista della seconda, benché la vigilanza e la proposta di soluzioni spettino al direttore generale per lo Spettacolo, sarebbe il Segretario generale del Ministero in indirizzo, Salvatore Nastasi (si veda “L’intrigo del regio – 2. Nastasi e la paura del Potere” su “toscanatoday”); la Appendino, già spiazzata dal rifiuto dell’ex ministro Bonisoli di rinnovare a Graziosi l’incarico conferitogli in extremis dal suo predecessore Franceschini, approvava a sua volta il commissariamento, nonostante le proteste dei dipendenti e i malumori di alcuni gruppi politici (si veda “la Repubblica” del 15 giugno 2020);

i contatti del Collegio Romano con il Palazzo Civico, sulla faccenda, rimontano almeno al 20 marzo 2018, quando il Sindaco e Francesca Leon, assessore alla Cultura, si recarono a Roma per incontrare il ministro Franceschini a pochissimi giorni dall’insediamento del nuovo Parlamento e ad un paio di mesi dall’uscita di scena di quello per l’ingresso di Alberto Bonisoli (1° giugno 2018 – 5 settembre 2019), al quale Franceschini sarebbe poi subentrato alla caduta del Governo Conte I;

nonostante abbia dichiarato di conoscere la questione torinese solo dal 28 maggio 2020, perché invitato ad una video-conferenza dalla Leon, Nastasi, rinominato Segretario generale da Franceschini il 19 settembre 2019, è un esperto del settore: direttore generale per lo Spettacolo dal 2004 al 2015 (si veda “L’intrigo del regio – 2. Nastasi e la paura del Potere” su “toscanatoday”), era commissario della Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli nel 2010, all’epoca del restauro “spettacolare” (finalizzato proprio ad accogliere la stagione estiva del teatro partenopeo) che al commissario berlusconiano di Pompei è costato la condanna della Corte dei Conti, nel 2019, ad un risarcimento da 400.000 euro per avere trasceso il suo ruolo. Al commissario Nastasi subentrò la “fedelissima” Rosanna Purchia, rimasta sovrintendente a Napoli per 10 anni, cioè fino a quando le è stato affidato il Regio;

è toccato alla Purchia, come richiestole dal vice procuratore generale della Corte dei Conti, mettere formalmente in mora, il 6 novembre 2019, i membri del CdI (compresi i sindaci Appendino e Fassino) e del Collegio dei Revisori dei conti sulla base della “Relazione sulla verifica amministrativo-contabile presso la Fondazione Teatro Regio di Torino eseguita dal 22 gennaio all’8 febbraio 2019”, documento datato 18 aprile 2019. La notizia non ha trovato sui media il risalto meritato, secondo il Belli, convinto che il sistema abbia addomesticato tutti gli attori della vicenda, anche i sindacati (si veda “L’intrigo del regio – 3. Le carte segrete su Fassino” su “toscanatoday”);

in effetti, la ferrea volontà del Governo di mantenere sottotraccia lo scandalo del fallimento non dichiarato del Regio durante la gestione Fassino (nel 2011 e nel 2013, dice la Corte, se non fosse stato falsato, il bilancio della Fondazione avrebbe certificato perdite per diversi milioni), situazione taciuta poi anche dalla Appendino, emerge chiara nell’ultimo anno: chiudendo, la Fondazione, entro il 25 marzo 2021 il bilancio consuntivo 2020 con un utile di circa mezzo milione (a fronte di una posizione patrimoniale negativa per circa 9 milioni), e presentando un piano di risanamento con tetto massimo 20 milioni (superabile con apposito decreto), la Purchia, rinnovata fino al 9 settembre 2021, ha ottenuto dal Ministero della cultura e dal Ministero dell’economia un finanziamento di 20 milioni di euro da restituire in 30 anni, ad un tasso d’interesse irrisorio, con cui coprire il debito pregresso;

altri 14 milioni sono attesi dal Fondo Unico per lo Spettacolo, come nel 2019, e ulteriore denaro dai decreti Ristori; 29 assunzioni a tempo indeterminato sono programmate nel 2022-23 e lavori di ammodernamento per 8,5 milioni, finanziati ancora dal Ministero, si svolgeranno da metà giugno a metà ottobre prossimi (si veda “Teatro Regio torna in utile, ma stato patrimoniale difficile” su “lospiffero”); a marzo 2021, inoltre, il Regio è stato identificato come “Istituzione lirico-sinfonica simbolo della Regione Piemonte”,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo possa giustificare quella che agli interroganti appare come una mancata vigilanza del suo dicastero sulla Fondazione Teatro Regio di Torino negli anni scorsi e come lo sforzo finanziario abnorme profuso oggi per risollevarne le sorti;

quali iniziative, inoltre, data l’opacità dei rapporti tra teatri e agenti lirici, ritenga di adottare per risolvere l’annosa questione delle agenzie liriche.