L'Intrigo del Regio
CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli, FOCUS, Operazione Spartito

L’INTRIGO DEL REGIO – 6. Chi controlla i controllori?

di ALDO BELLI – Chi giudica e chi deve essere giudicato, le caramelle di Guenno e Graziosi e i milioni di euro per oscurare la verità.

Le Fondazioni Liriche devono operare “secondo criteri di imprenditorialità ed efficienza e nel rispetto del vincolo di bilancio” (Dlgs 29 giugno 1996, n.367, art.3). Una ventina di milioni di euro per sanare il disastro finanziario del Regio. La domanda è d’obbligo: chi doveva controllare i conti e vigilare sui bilanci?

Il Collegio dei Revisoriesercita il controllo sull’amministrazione della fondazione, riferendone almeno ogni trimestre con apposita relazione” al Ministero della Cultura e al Ministero del Tesoro“. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni in tema di collegio sindacale delle società per azioni… del codice civile“. “La gestione finanziaria delle fondazioni e’ soggetta al controllo della Corte dei Conti…” Dovremmo aggiungere, per completezza, anche Regioni e Comuni in ordine ai loro contributi. Un quadro tipicamente italiano: quando si è in troppi a fare la stessa cosa, tutti responsabili e alla fine non risponde nessuno. Ma non c’è solo questo.

Il controllo e la vigilanza sulla Fondazione riguardano il Collegio dei Revisori. Non conosciamo le relazioni trimestrali inviate al ministero, per cui ci è impedita qualsiasi obbiettiva valutazione sul suo operato. Sappiamo solo che il commissario di governo Rosanna Purchia ne ha negato la copia al Consiglio Comunale: senza alcuna motivazione giuridica, trattandosi di atti amministrativi e non coperti da segreto d’ufficio. Oscurare la verità è tipico della Casta. Questo, probabilmente, non sarebbe accaduto se fosse rimasto vigente l’art.14 del decreto legislativo di trasformazione degli enti lirici (Dlgs. n.367/1996), che prevedeva (correttamente) due dei tre membri del collegio “scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili”. Vale a dire liberi professionisti. L’altro, con funzioni di presidente, rappresentava il Ministero del Tesoro. Vedi combinazione, la composizione del collegio è stata cambiata: niente più liberi professionisti, anche il Ministero della Cultura voleva un proprio rappresentante tra i revisori, il Tesoro forse non lo garantiva a sufficienza. Il rappresentante di un ministero rimane pur sempre in una posizione gerarchica subalterna: è difficile contemperare l’autonomia con l’esecuzione degli ordini superiori. La Casta è attenta a tutto, per garantirsi l’autoreferenza.

Il controllo e la vigilanza riguardano, naturalmente, anche il ministro della Cultura, insieme ai vertici del ministero. E non si tratta solo di una responsabilità politica: se Matteo Salvini deve rispondere a un giudice sulla destinazione dei naufraghi, non si vede perché Dario Franceschini non dovrebbe rispondere ad un giudice sulla destinazione di 100 milioni di euro all’anno alle Fondazioni Liriche. Senza niente togliere alla correttezza dell’indagine della Procura della Repubblica di Torino, le caramelle che avrebbero rubato Guenno e Graziosi sono ben poca cosa rispetto alla ventina di milioni di euro dei cittadini italiani che sono stati catapultati da Roma per oscurare il disastro finanziario del Regio.

Il controllo e la vigilanza, infine, riguarda la Corte dei Conti. L’apertura di un fascicolo sul dissesto del Teatro Regio riprova l’autonomia e l’indipendenza della Corte, considerando chi presiede il Collegio dei Revisori della Fondazione: un magistrato designato dal presidente della Corte dei Conti. Non più un “rappresentante del Ministero del Tesoro”, come previsto in origine, nel 1996. Senza niente togliere al valore professionale e al rigore del magistrato designato, la garanzia di indipendenza e imparzialità dei magistrati contabili dettata dalla Costituzione non dovrebbe mai, neppure ipoteticamente, correre il rischio di un intreccio fra le diverse (e alternative) funzioni; il rischio stesso d’interpretazione pubblica dei comportamenti contaminata dall’essere magistrato che deve controllare e giudicare gli organi della Fondazione, e della quale ricopre la carica di presidente dell’organo statutario interno di controllo e vigilanza sugli amministratori egli stesso soggetto al giudizio della Corte dei Conti della quale è un magistrato. Quando si gestisce il denaro pubblico, la distinzione tra chi giudica e chi è giudicato deve essere sempre netta e assoluta, è la prima lezione sullo Stato di diritto.


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