Mosca
LA CULTURA

“L’inverno bianco e l’inverno verde” di Mosca

di DIEGO ZUCCA da Mosca – C’è da dire che a volte il tempo si confonde e ha donato nevicate a maggio o bellissime giornate in aprile.

A Mosca esistono le mezze stagioni, questo è sicuro. E non sono solstizi o equinozi a determinare le stagioni, bensì il mese. Dicembre, gennaio e febbraio sono invernali. Il primo marzo inizia la primavera e finisce il 31 maggio. Poi i tre mesi estivi di giugno, luglio e agosto e quelli restanti sono autunnali.

Si parte con la più classica per i moscoviti, ovvero l’inverno. L’inverno può essere molto vario in Russia, ma è quasi sempre di un colore: bianco. Il riscaldamento globale si sente e se quando nel 2008, anno in cui mi sono trasferito, la prima neve scendeva già in ottobre, negli ultimi anni spesso c’è stato il capodanno senza neve, cosa stranissima nella mentalità russa. Però un inverno classico prevede la neve già a novembre e ci farà compagnia fino all’arrivo della primavera (ovvero maggio). Ma come prende il russo la neve? La prende bene, non è inverno se non c’è quella. La prima nevicata ha qualcosa di magico, tutto è bianco, i rami degli alberi sembrano quelli di una fiaba. Poi la neve si sporca e perde tutto il suo fascino. D’inverno, anche con le più rigide temperature di -30, i russi passeggiano. I bambini giocano fuori, magari non per tanto tempo. La temperatura media a Mosca, soprattutto negli ultimi anni è di -15. L’inverno è rigido ma privo di quell’umidità che in Italia ci uccide. Chi ha la macchina scende la mattina con le spazzole apposite per togliere il ghiaccio dai vetri. Non sento nessuno che si lamenta del tempo.

Dopo l’inverno arriva la primavera, una delle mie stagioni preferite. Il cambio tra inverno e primavera è traumatico. La neve accumulata si scioglie lasciando venire a galla ogni ben di Dio e creando piscine gigantesche e glaciali, e se ci metti un piede sei fregato, perché spesso ti ci vuole un’ora per tornare a casa. Ma dopo questo spiacevole intermezzo la natura sboccia, tutto si colora di verde, un verde intenso. I bambini fanno correre nei fiumi, creati dai rigagnoli a bordo strada, barchette di carta. È la stagione delle allergie, perché tutto davvero fiorisce come non l’ho mai visto altrove.

Dopo la primavera arriva l’estate, il cui colore predominante resta il verde. È la stagione dei campeggi, ma soprattutto della dacia. La dacia è la casa di campagna in cui i russi vanno a “riposare”. Sì, l’ho messo tra virgolette perché i russi non riposano mai, trovano sempre qualche lavoretto da fare: tagliare l’erba, sistemare un porta che cigola anche se non cigola, tirare su una palizzata o qualsiasi altra cosa pur di non riposare. Tutti fanno shashlik (grandi spiedini di carne, spesso di maiale, fatti alla brace) e bevono kvas (secondo me è come una birra analcolica, ma i russi negano fermamente).

Poi arriva una delle stagioni più belle, l’autunno. Tutto si colora di giallo, come se le strade fossero invase da oro e miele. Le foglie cadono, la temperatura si abbassa di colpo, spesso piove. Il primo settembre iniziano le scuole e in Russia è una grande giornata di festa. Si cercano i funghi e si aspetta l’arrivo della neve.

Poi tutto riparte da capo. C’è da dire che a volte il tempo si confonde e ha donato nevicate a maggio o bellissime giornate in aprile. Ricordo ancora 8 gradi a giugno. Ma come detto, sono eccezioni, la regola è quella. Chiudo con uno scherzo russo, loro dicono che ci sono due stagioni: l’inverno bianco e l’inverno verde.


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