L’Invito del Fisco è un “Interrogatorio”

di VALENTINA VOLPE Avvocato tributarista – Ricevere una comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza.

Ricevere una comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate o, peggio, un invito a comparire presso la Caserma della Guardia di Finanza è, ammettiamolo, un piccolo infarto gestionale.

La prima reazione del contribuente medio è un misto tra la colpa del liceale beccato a copiare e l’eroismo ingenuo: “Vado subito, chiarisco tutto, non ho nulla da nascondere”.

Ecco permettetemi di dire che questo impulso, dettato da una lodevole quanto inutile e soprattutto dannosa onestà, è il primo e più grave errore strategico che si possa compiere. L’invito non è una tavola rotonda per la pace fiscale; è l’inizio di una potenziale partita a scacchi, e i contribuenti non siete i giocatori titolari, ma il Re che deve essere protetto a ogni costo.

Quando il Fisco o la GdF vi invitano “per un chiarimento su alcuni aspetti della dichiarazione”, la traduzione è: “Abbiamo già un’ipotesi investigativa e siamo qui per farci fornire, gratuitamente e possibilmente in modo autolesionistico, le prove per chiudere il cerchio.”

L’errore comune è sottovalutare la natura dell’atto. Si presenta il contribuente e si risponde con la pancia anziché con il Codice : il contribuente, non avendo la visione d’insieme del contenzioso, inizia a snocciolare aneddoti, a fornire documenti che nessuno aveva richiesto, a usare un linguaggio colloquiale. In sintesi, fa il gioco dell’Amministrazione.
Ogni parola in quel contesto ha il peso di una confessione scritta nel verbale, nero su bianco e sarà molto difficile da smontare.

La visione laser del tributarista. È qui che entra in gioco il professionista del contenzioso – l’Avvocato Tributarista o il Commercialista specializzato in difesa – che, in questo teatro, deve essere l’unico protagonista, nel senso vero è proprio deve cioè essere l’unico a comparire e per conto del contribuente
Il professionista ha letto centinaia di Verbali, Avvisi di Accertamento e Sentenze. Quando l’Ufficio richiede solo i giustificativi del conto X, l’esperto capisce che l’obiettivo finale non è il conto X, ma la correlazione tra le movimentazioni del conto X e le operazioni occulte sul conto Y, magari già prescritte o coperte da un’esimente.

I principali motivi per cui è necessaria la presenza di un professionista:
Impedire il “Fuoco Amico”: Filtrare le risposte e le informazioni. Non si forniscono documenti a raffica, ma solo ed esclusivamente ciò che è strettamente richiesto e pertinente all’atto in essere, evitando di fornire involontariamente indizi su situazioni fiscali pregresse o future
Mappare l’indagine: Decifrare la domanda per capire la tesi accusatoria sottostante.

Se la GdF vuole un giustificativo, noi chiediamo la “ragione logica” della richiesta, circoscrivendo il campo di battaglia.

Non rispondere subito: è un diritto: il contribuente inesperto si sente in dovere di rispondere immediatamente e se presente è costretto a farlo. L’esperto sa che può e deve prendersi il tempo necessario per una difesa ponderata. Le indagini hanno una tempistica. La difesa ha un obbligo di diligenza, non di velocità. Utilizzare questo tempo per analizzare i rischi e preparare le eccezioni è l’ABC della tattica.

Il contribuente non è tenuto al faccia a faccia. Il contribuente non è obbligato a presentarsi personalmente: l’art. 32 del D.P.R. 600/73 (e norme correlate) consente la delega al proprio consulente. Sfruttare questo strumento non è una comodità, è una scelta strategica di sopravvivenza Mandare avanti l’esperto significa garantire che le risposte siano tecniche e non emotive nonché assicurarsi che il verbale della comparizione sia redatto con linguaggio giuridico idoneo a essere utilizzato come prova difensiva in un successivo contenzioso.

In conclusione, se si riceve una cartolina dal Fisco o una convocazione dalla GdF, prendetevi un respiro profondo e fate l’unica mossa sensata: chiamare il proprio consulente fiscale, avvocato tributarista o commercialista. A quel punto, l’Amministrazione Finanziaria non si troverà più di fronte a un agnello smarrito, ma a un muro di competenza tecnica, preparato per la difesa e, se necessario, per l’inevitabile contenzioso.

La difesa fiscale, come la chirurgia, non è un mestiere per dilettanti: evitate l’automedicazione.