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L’Italia non si piega alla dittatura sanitaria Oms

di Beatrice Bardelli – La notifica del ministro, il rifiuto di parte italiana di tutti gli emendamenti, per la piena sovranità dell’Italia.

Sudditi degli USA! Così hanno reagito a gran voce i rappresentanti politici dei partiti italiani che si autodefiniscono “di sinistra”, o meglio “antimeloni”, alla notizia che, venerdì scorso, 18 luglio, l’attuale ministro alla Sanità, Orazio Schillaci, aveva comunicato al direttore generale dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità), Tedros Ghebreyesus, che il nostro Paese ha deciso di voler rimanere sovrano e indipendente in tema di sanità, politiche sanitarie ed informazione in ambito sanitario. Invece di sentirsi orgogliosi della scelta fatta dal nostro Paese, le varie sigle dell’arco dell’opposizione parlamentare italiana si sono scatenate per accusare l’Italia di essersi genuflessa a Tramp ed agli Stati Uniti che hanno fatto la stessa scelta dell’Italia, unico Paese in Europa ad avere deciso di non assoggettarsi ai diktat di un organismo non più democratico ed indipendente perché ormai dipendente nelle proprie scelte strategiche da “donatori filantropi” privati. 

Le reazioni dell’opposizione

Come riporta il Corriere della Sera di sabato 19 luglio la deputata Ilenia Malavasi e la senatrice Ylenia Zambito (Pd) hanno parlato di «gravissima decisione del governo» ed hanno accusato Giorgia Meloni e il ministro Schillaci di aver «scelto obbedienza cieca e assoluta a Trump anche sul regolamento sanitario dell’Oms».

I parlamentari del Movimento Cinque Stelle delle Commissioni affari sociali di Camera e Senato hanno definito «estremamente preoccupante» quanto accaduto ed hanno accusato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni di essere «sempre pronta a genuflettersi davanti al presidente Usa, Donald Trump, e a strizzare l’occhio a una rivisitazione antiscientifica dell’approccio sanitario»

Il capogruppo di Avs (Alleanza Verdi e Sinistra) alla Camera, Luana Zanella, ha parlato di un’Italia resa «serva sciocca di Trump», mentre la parlamentare di Azione Daniela Ruffino, ha definito «cecità politica la decisione del governo di rompere quella solidarietà internazionale grazie alla quale è stata fronteggiata una minaccia come il Covid».

Infine, il segretario di Più Europa, Riccardo Magi ha dichiarato che «la scelta del ministro Schillaci, che si allinea con quella degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump, potrebbe infatti ostacolare la collaborazione internazionale e mettere a rischio i cittadini italiani in caso di emergenze sanitarie globali, con possibili limitazioni e controlli più stringenti nei viaggi all’estero». 

Il rifiuto dell’Italia

Queste affermazioni delle opposizioni rivelano quanto meno una memoria storica labile per quanto riguarda il rapporto tra Italia ed OMS. Già nel 2024, alla 77a Assemblea Mondiale della Sanità, svoltasi a Ginevra dal 27 maggio al 1°giugno, l’Italia si era astenuta dall’adottare una serie di emendamenti al Regolamento sanitario internazionale del 2005 vincolanti, giuridicamente, per rispondere alle emergenze di salute pubblica e dove, per la prima volta, venivano introdotti i concetti di «emergenza pandemica» e di «maggiore solidarietà ed equità».

Si trattava del primo accordo di questo genere al mondo adottato con il voto favorevole di 124 delegazioni degli Stati membri e che aveva visto l’astensione di 11 Paesi: oltre all’Italia, anche la Slovacchia, la Romania, Bulgaria, Polonia, la Russia, l’Iran, Israele, Giamaica, Paraguay e Guatemala. Lo scorso venerdì, 18 luglio, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha notificato al direttore generale dell’OMS, Tedros Ghebreyesus, il rifiuto dell’Italia degli emendamenti 2024 al Regolamento adottato dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Rifiuto fatto anche per gli Stati Uniti dal ministro della Salute, Robert F. Kennedy Jr e dal Segretario di Stato, Marco Rubio. 

La lettera del ministro Schillaci

«Ai sensi dell’articolo 61 del Regolamento sanitario internazionale (2005), per mezzo di questa lettera le notifico il rifiuto di parte italiana di tutti gli emendamenti adottati», ha scritto il ministro Schillaci ribadendo il pieno esercizio del diritto sovrano dell’Italia di esprimere riserve entro i termini previsti. Quindi, gli emendamenti che entreranno in vigore il 19 settembre 2025 per tutti i 192 Paesi che non si sono opposti (gli Stati membri dell’OMS sono 194), sono stati respinti in blocco dall’Italia. «Le scrivo – si legge nella lettera inviata dal ministro Schillaci al direttore generale dell’Oms, Ghebreyesus – con riferimento alla sua comunicazione del 19 settembre 2024 sugli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale (2025) adottati dalla 77/ma Assemblea mondiale della sanità con la risoluzione n.WHA77.17. Come indicato dal comma 3 dell’articolo 55 e dal comma 2 dell’articolo 59 del Regolamento sanitario internazionale (2005), tali emendamenti entreranno in vigore a 12 mesi dalla sopra citata comunicazione, ovvero il 19 settembre 2025, eccetto per quelle Parti che avranno notificato al direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità la loro decisione di rifiutare o di formulare delle riserve nei confronti dei citati emendamenti». 

Grazie, ministro Schillaci

Non sono una meloniana e rivendico il mio passato ed il mio presente di donna e giornalista di ideali gramsciani che ha sempre aborrito gli steccati ideologici che dividevano, invece di unire, le persone in tante battaglie da me condotte a livello nazionale in nome del rispetto della Costituzione e dei diritti di tutti gli italiani, senza alcuna distinzione di colore politico, a vivere in un ambiente sano ed a usufruire di una sanità pubblica efficace, efficiente e non corrotta da interessi privati. Oggi, davanti alla scelta storica che ha fatto il mio Paese nei confronti di una organizzazione, l’OMS, che ha perso da tempo la propria funzione e la propria indipendenza gestionale, mi sento orgogliosa di essere italiana. Perché l’Italia è stato l’unico Paese europeo ad opporsi al Patto globale pandemico ed ai futuri diktat dell’Oms, diventato ormai un organismo al servizio dei privati che hanno un unico interesse, quello proprio e non certo quello delle popolazioni di tutto il mondo.  

OMS: ieri ed oggi

Le reazioni dei cosiddetti partiti di sinistra contro la decisione dell’Italia a rivendicare la propria sovranità in ambito sanitario, purtroppo, dimostra una ignoranza totale su che cosa rappresenta, oggi, l’Organizzazione mondiale della Sanità. Istituita con il trattato adottato a New York nel 1946, subito dopo la nascita dell’ONU, ed entrato in vigore il 7 aprile 1948, l’OMS è l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata in questioni sanitarie con sede a Ginevra e composta da 194 Stati membri meno il Liechtenstein. Il suo obiettivo era “il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute” definita come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.

Negli anni ’90 i 194 Stati membri hanno deciso di ridurre i loro contributi per cui, nel corso del tempo, il bilancio biennale dell’OMS si è sempre più ridotto. Secondo Lawrence Gostin, direttore del centro collaboratore dell’OMS per il diritto sanitario, l’OMS ha un budget annuale inferiore a quello di un singolo grande ospedale universitario negli Stati Uniti.

L’Organizzazione mondiale della Sanità riceve, infatti, parte dei propri finanziamenti dagli Stati membri che pagano un contributo obbligatorio calcolato sul PIL di ciascun paese e concordato ogni due anni in occasione dell’Assemblea Mondiale della Sanità. Contributi che coprono meno del 20% del bilancio totale dell’OMS che ha accettato contributi volontari da parte di privati che, in totale, coprono circa l’80% del bilancio totale. Questi contributi, tuttavia, sono destinati unicamente a progetti o malattie specifiche per cui l’OMS non può decidere liberamente come utilizzarli.

Se, in pratica, l’OMS può controllare e disporre solo di un quarto del suo budget, si chiedono in molti, come può stabilire in autonomia e indipendenza, l’Agenda della salute globale e stabilire quali siano le priorità?  

La Fondazione Bill & Melinda Gates

E’ divenuta negli anni il secondo maggior donatore dell’OMS “rendendo l’organizzazione non solo dipendente nelle proprie scelte strategiche ma soprattutto dipendente nella sua stessa possibilità di sopravvivere” scriveva Benedetto Saraceno su Salute internazionale, il primo luglio del 2024, dove si chiedeva se la governance della salute globale vada consegnata a un ente privato che ha il potere di decidere quali siano le emergenze sanitarie o le malattie che meritino maggiori investimenti. Aggiungendo che la Bill & Melinda Gates costituisce il maggior contribuente perché rappresenta l’88% dell’importo totale donato dalle fondazioni filantropiche private seguita da Bloomberg Foundation, Wellcome Trust e Rockfeller Foundation. Nel 2018-2019, secondo Giulia Carbonaro, reporter di Newsweek da Londra, i Gates hanno donato 531 milioni di dollari all’OMS superati dagli Stati Uniti che ne avevano donati 893.

Il NO degli Stati Uniti

Sempre sul sito del Corriere della Sera di sabato 19 luglio si legge la dichiarazione congiunta del ministro della Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr. e del Segretario di Stato, Marco Rubio secondo cui l’attuale modifica del Regolamento sanitario internazionale darebbe all’OMS la possibilità di ordinare lockdown globali, restrizioni di viaggio o qualsiasi altra misura che ritenga opportuna per rispondere a nebulosi «potenziali rischi per la salute pubblica». 

«Le modifiche proposte al Regolamento Sanitario Internazionale aprono le porte a un tipo di gestione narrativa, propaganda e censura simile a quella che abbiamo visto durante la pandemia di COVID», ha affermato il ministro Kennedy. «Gli Stati Uniti possono cooperare con altre nazioni senza mettere a repentaglio le nostre libertà civili, senza minare la nostra Costituzione e senza cedere la preziosa sovranità americana».

Da parte sua il Segretario Rubio ha affermato: «La terminologia utilizzata negli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale del 2024 è vaga e generica, mettendo a rischio risposte internazionali coordinate dall’OMS che si concentrano su questioni politiche come la solidarietà, piuttosto che su azioni rapide ed efficaci. Le nostre agenzie sono state e continueranno a essere chiare: metteremo gli americani al primo posto in tutte le nostre azioni e non tollereremo politiche internazionali che violino la libertà di parola, la privacy o le libertà personali degli americani».

 AsSIS in prima linea con la CMSi

Soddisfatta l’Associazione di Studi e Informazione sulla Salute presieduta dall’infaticabile pediatra pisano Eugenio Serravalle che ha condotto una dura e serrata battaglia per denunciare la totale assenza di un dibattito pubblico e istituzionale in merito a modifiche significative ai Regolamenti sanitari internazionali (RSI) approvate per “consenso” nell’Assemblea dell’OMS del 1° giugno 2024. Innanzitutto, AsSIS, in collaborazione con 47 associazioni e comitati e oltre 1.250 professionisti nei settori della sanità, della giurisprudenza, della ricerca e della cittadinanza attiva, ha trasmesso una comunicazione ufficiale alMinistro della Salute, Orazio Schillaci, e al Sottosegretario di Stato alla Salute, Marcello Gemmato, per chiedere formalmente l’attivazione dell’Opting Out da tutti gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) approvati durante la 77ª Assemblea Mondiale della Sanità (WHA.77.17) svoltasi nel giugno 2024. “L’Opting Out – spiega AsSIS – è una facoltà legale riconosciuta agli Stati membri dell’OMS per rifiutare l’applicazione degli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale, entro un termine stabilito (18 mesi dall’adozione, n.d.r.).

In pratica, esercitare l’Opting Out consente a uno Stato di non essere vincolato da modifiche al RSI cheritenga in contrasto con i propri principi costituzionali, con lasovranità nazionale o con i diritti fondamentali dei cittadini”. E poi, all’interno del CMSi, la Commissione Medico-Scientifica indipendente composta da medici, ricercatori e giuristi indipendenti, è stato chiesto al governo italiano di rigettare in blocco gli emendamenti chiedendo l’apertura di un confronto scientifico e pubblico, fondato su dati e prove, per discutere su basi trasparenti ogni riforma della governance sanitaria globale

E, se non bastasse, a supporto della comunicazione, è stato allegato un dossier tecnico di oltre 40 pagine redatto e sottoscritto da professionisti nei campi della medicina, bioetica, giurisprudenza e scienze politiche. Infine è stata comunicata la propria disponibilità al confronto: “AsSIS e i firmatari si rendono disponibili a incontri istituzionali, audizioni pubbliche o tavoli tecnici con le autorità competenti per illustrare in dettaglio i contenuti dell’analisi e fornire contributi scientifici al processo decisionale”.

Perché NO agli emendamenti

Nel comunicato dello scorso 13 luglio sono state evidenziate 6 criticità principali degli emendamentiapprovati:

1. Attivazione ambigua dei poteri dell’OMS. Le nuove definizioni contenute nell’Art. 1 (WHA 77.17) sono ritenute volutamente vaghe e tali da espandere la discrezionalità dell’OMS nell’attivare misure sanitarie vincolanti, riducendo la possibilità per gli Stati di esercitare un controllo autonomo e sovrano.

2. Concentrazione di potere nel Direttore Generale dell’OMS. L’Art. 12, comma 4-bis, attribuisce al Direttore Generale poteri estesi nelle emergenze sanitarie, senza adeguati contrappesi democratici. La CMSi contesta questo accentramento, richiamando la condotta dell’OMS su temi sensibili come l’origine del SARS-CoV-2, la gestione delle raccomandazioni vaccinali e l’esclusione dell’immunità naturale dal concetto di immunità di gregge.

3. Introduzione dei prodotti genici senza criteri chiari. L’Art. 13 degli emendamenti include espressamente i “prodotti genici” tra le contromisure sanitarie, senza definire con precisione criteri di sicurezza, efficacia o consenso informato, esponendo i cittadini a potenziali rischi non sufficientemente valutati.

4. Accordi sanitari segreti tra Stati. L’Art. 43.7 consente accordi sanitari bilaterali o multilaterali non pubblici, mettendo a rischio i principi di trasparenza e controllo democratico. La CMSi segnala come queste prassi abbiano già prodotto danni durante la pandemia.

5. Opacità degli impegni finanziari. L’Art. 44 non chiarisce gli oneri economici che graveranno sui singoli Stati. Questa indeterminatezza potrebbe avere ripercussioni pesanti sui bilanci nazionali e sull’organizzazione dei servizi sanitari.

6. Censura del dissenso scientifico. L’allegato 1 introduce impegni espliciti alla lotta contro la “misinformazione” e la “disinformazione”, demandando all’OMS o ad altri enti sovranazionali il potere di definirle. La CMSi avverte che ciò potrebbe portare alla soppressione sistematica del dibattito scientifico critico, anche se basato su evidenze e argomentazioni metodologicamente fondate. Inoltre, si legge su “AsSIS ti ComunicaChe…” su Telegram: “un’ultima nota riguarda l’idea, circolata in ambito istituzionale, secondo cui gli emendamenti non sarebbero vincolanti. Il comunicato contesta questa lettura, ricordando che i trattati internazionali si basano sul principio di pacta sunt servanda (“i patti devono essere osservati”, n.d.r.), riconosciuto anche dalla Corte di Cassazione. Inoltre, gli obblighi introdotti dagli emendamenti difficilmente sarebbero aggirabili, dato che le eventuali misure alternative dovrebbero comunque essere “equivalenti” e aderenti ai “principi scientifici” — la cui definizione resta però appannaggio delle stesse istituzioni sovranazionali”.

Fortunatamente in Italia. Abbiamo avuto il coraggio di dire “No”. “C’è chi dice NO” cantava Vasco Rossi alla fine degli anni ’80. E continuava: “C’è qualcuno che non sa /Più cosa è un uomo/ C’è qualcuno che non ha/Rispetto per nessuno/ C’è chi dice NO/ C’è chi dice NO”.