Nino Musco, pompiere, sciopero della fame Napoli 2021

Lo sciopero della fame del pompiere Nino Musco

di BEATRICE BARDELLI – INTERVISTA – Davanti alla sede Rai di Napoli per far sentire la voce che l’Informazione di Stato cancella.

“Sono Nino Musco, segretario nazionale di FISI dei Vigili del Fuoco. Ho da farvi un appello. Dovete venire ad aiutarci. Quando l’Italia chiama i pompieri ci sono e portano soccorso. Oggi siamo noi a lanciare un grido di aiuto. Siamo a Napoli, davanti alla Rai, da venerdì. Abbiamo bisogno della vostra presenza. Vogliamo provare a riscrivere la Storia. Questa privazione di diritti e democrazie non è più tollerabile. Raggiungeteci davanti alla Rai di Napoli. Chiediamo aiuto a tutti i cittadini perché il nostro grido disperato venga ascoltato!”.

E mentre parla, Nino stringe tra le mani un cartellone con la scritta finale: “E’ una Strage di Stato”. Sta diventando virale sui social di tutta Italia il video di Nino Musco, il vigile del Fuoco di Cuneo che ha deciso di fare una protesta eclatante davanti alla sede Rai di Napoli dove, dal 10 dicembre scorso, insieme ad un gruppo di colleghi, ha iniziato uno sciopero della fame ad oltranza per rivendicare il diritto di vivere in uno Stato Repubblicano senza ricatti. Né di Green Pass, sia di base che rafforzati, né di obblighi vaccinali che dal 15 dicembre, in base al Decreto Legge n. 172, sono diventati l’incubo di milioni di lavoratori che hanno deciso di non cedere al ricatto del governo: o ti vaccini o perdi lo stipendio con la tassativa sospensione dal lavoro e dal tuo ruolo.

Una notizia che non è stata fatta circolare sui media mainstream è, infatti, quella che riguarda le Forze dell’Ordine, Carabinieri, Polizia ecc. Chi rifiuta il vaccino non solo sarà sospeso dal lavoro ma sarà “denudato” del suo ruolo ufficiale in quanto gli verranno tolti sia la tessera di riconoscimento, sia la placca che l’arma di ordinanza e persino le manette Ovvero un poliziotto/carabiniere ecc., non vaccinato, se assisterà ad una rapina/furto/tentativo di stupro NON potrà più intervenire a difesa delle vittime perché “non rappresenta più” una forza dell’Ordine. Un “harakiri” istituzionale che probabilmente costituisce un caso unico a livello mondiale perché fa il gioco di chi delinque.

Una orgogliosa protesta in divisa

Invece Nino ed i suoi colleghi Vigili del Fuoco la loro divisa ce l’hanno e la indossano con orgoglio davanti agli obiettivi dei fotografi e delle telecamere perché, non solo per loro, ma storicamente, quella divisa di lavoro rappresenta l’altra faccia di una “pelle” di uomini e donne sempre pronti a soccorrere chi grida aiuto, chi ha bisogno. Perché loro, i pompieri, non sono abituati a tirarsi indietro. Mai. Circolano voci che siano non 50.000 ma oltre 100.000 i poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco ecc. che potrebbero essere sospesi dal lavoro se continuano a non volersi vaccinare da quando l’obbligo del tampone per avere il green pass per entrare al lavoro è stato sostituito dall’obbligo di vaccinazione. Che è diventato il “requisito essenziale per lo svolgimento delle attività lavorative dei soggetti obbligati” come recita il punto 2 dell’articolo 2 del DDL n. 172, approvato e firmato, il 26 novembre scorso, dal Presidente della Repubblica, Mattarella, dal presidente del Consiglio dei ministri, Draghi, dal ministro della Salute, Speranza, dal ministro dell’Interno, Lamorgese, dal ministro della Difesa, Guerini, dal ministro  della Giustizia, Cartabia, dal ministro dell’Istruzione, Bianchi e dal ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, Giovannini. Tutti d’accordo come si usa nelle buone famiglie. Ma tutti nomi da ricordare se un giorno ci consentiranno di andare alle urne.

 “W la libertà di scelta. Basta con il ricatto del Green Pass”

E’ quanto sostiene Nino Musco, segretario nazionale di FISI (Federazione Italiana Sindacati Intercategoriale) Vigili del Fuoco, che abbiamo raggiunto telefonicamente a Napoli. Nino è diventato in pochi giorni il pompiere più amato d’Italia da chi è collegato in rete sui social che stanno fornendo agli italiani quella informazione diretta e completa a cui, ormai, i media mainstream hanno abdicato a favore delle cosiddette veline di governo. Antonino, detto Nino, ha la voce affaticata, il suo cellulare è in continua ricarica perché viene chiamato dai colleghi di tutta Italia che gli comunicano il proprio sostegno e lo ringraziano per il coraggio  e la forza che sta dimostrando pubblicamente a sostegno dei diritti di tutti e non solo degli appartenenti alla gloriosa categoria dei Vigili del Fuoco. Una categoria di lavoratori di altissimo livello non solo professionale ma anche, direi, soprattutto, umano e solidale, ed inoltre, una categoria così tanto amata dai bambini che l’Unicef Italia, l’organizzazione “Dalla parte dei bambini”, ha voluto premiare riconoscendo loro il titolo onorifico di “Ambasciatori di buona volontà”.

La scelta della Sede Rai

Questi “Ambasciatori di buona volontà”, da venerdì 10 dicembre, sono scesi da Cuneo alla sede Rai di Viale Marconi a Napoli per tentare di far trasmettere la propria protesta sulle reti nazionali della TV di Stato.

“Avevamo fatto richiesta alla questura di Cuneo per due possibili postazioni di fronte alle sedi Rai o di Roma o di Napoli – racconta Nino – . Roma ci è stata negata mentre abbiamo avuto una risposta splendida da Napoli anche a livello di questura che ha soddisfatto tutte le nostre esigenze. Abbiamo deciso di manifestare davanti ad una sede della Rai perché è il simbolo dei media che sono pagati con soldi pubblici ma che continuano a seminare solo terrore ed a trasmettere spot di regime. Come Vigile del Fuoco e come lavoratore che rischia ogni giorno per la salvaguardia della pubblica sicurezza, non posso tollerare la mancanza di informazione corretta usata per ostacolare una scelta libera e cosciente. Come me ci sono milioni di lavoratori che vorrebbero fare scelte libere e consapevoli, invece vengono attaccati ed etichettati come “no vax” e discriminati. Molti cittadini hanno ceduto a questo inaccettabile ricatto per timore di non poter più sostenere la propria famiglia ed è inconcepibile che ancora oggi si continui a negare l’evidenza delle cure domiciliari precoci che si sono dimostrate efficaci per contrastare la Covid-19 e che si voglia proseguire ad ogni costo a imporre la via vaccinale come unica soluzione del problema”. La Rai di Napoli ha in effetti intervistato Nino Musco, una lunga intervista a dire il vero che, però,…., non è andata in onda perché (chissà perché….) sostituita da un brevissimo servizio di pochi secondi e di poche immagini che non hanno dato il senso di ciò che i pompieri di Cuneo stanno facendo, stando a quanto mi riferisce Simona, una signora napoletana che non conoscevo e che si è rivolta a Toscana Today per chiederci di rendere pubblica la vicenda che i media mainstream stanno oscurando.

Le ragioni della protesta

“La situazione ci ha portato ad una progressiva perdita di ogni spazio dei nostri diritti – spiega Nino Musco – . FISI VVFF è il primo e unico sindacato che ha utilizzato il comma 7 dell’art. 2 della Legge 146 del 12 giugno 1990 che regolamenta gli scioperi e che prevede la possibilità di fare sciopero in difesa dei diritti della persona costituzionalmente tutelati, in questo caso infatti la Commissione di garanzia non è competente perché lo sciopero ha una motivazione politica. Per questo FISI è scesa in campo – continua Nino – per la difesa della libertà e di tutti i diritti fondamentali costituzionalmente garantiti. Come FISI ho fatto una diffida al governo di procedere nella direzione intrapresa con obblighi e limitazioni delle libertà fondamentali con la motivazione della pseudo-pandemia. Hanno sabotato i numeri di contagiati e di morti, hanno colpito i sanitari con l’obbligo vaccinale poi hanno imposto il Green Pass che non è uno strumento sanitario ma uno strumento di controllo di regime del Ministero dell’Economia e delle Finanze, un ricatto al lavoro che sarà aggravato dal DL n. 172 che ci vuole assegnare la pena di morte alla fame. Personalmente, come segretario FISI di categoria non ho voluto alimentare la narrativa che abbiamo dovuto subire. Anche per questo, dal 15 ottobre, non essendomi vaccinato e non essendomi sottoposto al tampone, non sono andato a lavorare. Una scelta, purtroppo, seguita da non molti miei colleghi che sono ricorsi al tampone. Oggi questi sono un 25% dell’intero Corpo dei Vigili del Fuoco e se questa percentuale non scenderà voglio proprio vedere come, con un organico già ridotto all’osso, si riuscirà a far funzionare il Paese”.

 Sciopero della fame

Sono attualmente tre i VVFF che stanno facendo lo sciopero della fame a sostegno di Nino, l’ideatore ed il pioniere della protesta. Sono un giovane cittadino Veneto che è sceso a Napoli con Nino e due colleghi Vigili del Fuoco che lo stanno facendo dal Lazio. “Oggi siamo stati visitati dai medici del 118 che ci hanno detto che si può andare avanti ma con allerta, soprattutto per il ragazzo. Personalmente continuo a non mangiare nulla, a bere acqua, prendere vitamine ed altri integratori e, da pochi giorni, anche due cappuccini al giorno. Fortunatamente da qualche giorno una signora napoletana, Maria, che è diventata il nostro angelo, ci ha portato il suo camper per farci dormire al coperto”.     

Un sindacato di lotta

“In una Italia in cui tutti gli altri sindacati sono andati a vendere i diritti dei lavoratori, sta emergendo con forza il sindacato FISI. In particolare FISI VVFF, di cui sono segretario nazionale – spiega Nino Musco – è nato soltanto lo scorso 5 ottobre da un piccolissimo sindacato di sanitari a cui, dal 2020, si sono aggiunte altre categorie di lavoratori da tutta Italia, dei servizi, dei trasporti e tra poco anche di tutte le altre categorie tra cui la Polizia che ha giurato come noi sulla Costituzione. Per 15 anni sono stato iscritto e poi delegato provinciale di Cuneo alla USB, Unione Sindacale di Base. Gli altri sindacati dei Vigili del Fuoco tra cui la triade confederale si sono verificati dannosi per i lavoratori perché hanno venduto i loro diritti. Noi come FISI siamo stati boicottati per quanto riguarda i tempi necessari per avere il codice meccanografico per l’iscrizione al nostro sindacato. Se per i lavoratori della scuola occorre un mese, noi FISI VVFF per fare le tessere abbiamo bisogno di due mesi e dieci giorni per fare una operazione che si fa in meno di una settimana. Comunque ce l’abbiamo fatta. FISI VVFF ha voluto proclamare lo sciopero della fame – spiega Nino – per difendere la libertà di scelta e per dare forza a questa protesta contro l’uso del Green Pass che è uno strumento di controllo coercitivo perché si può ottenere a fronte di trattamenti sanitari che non possono essere obbligatori ma possono solo essere una libera scelta. Il presidio parte da Napoli perché abbiamo voluto contare proprio sulla generosità e la grande umanità della città di Napoli e per stimolare l’unione alla nostra lotta di altre divise ed anche di tutti i cittadini per dare un segnale forte a questo governo”.

Le richieste al governo

“Abbiamo dichiarato pubblicamente le nostre richieste che abbiamo inviato, insieme alla proclamazione dello sciopero della fame, all’Amministrazione dei VVFF ed al ministro dell’Interno Lamorgese. Sono tre: 1) revoca di tutti i provvedimenti discriminatori e liberticidi approvati da questo governo; 2) dimissioni del governo perché non ci si può fidare di questa gentaglia; 3) rinuncia alla immunità parlamentare”.  

L’abbraccio della città di Napoli

Sabato 18 dicembre si è svolta a Napoli una manifestazione di cittadini contrari alle nuove rigide imposizioni del governo sulla estensione dell’obbligo vaccinale a numerose categorie di lavoratori oltre ai sanitari ed all’introduzione del super green pass per accedere a certi luoghi. La manifestazione ha raggiunto Viale Marconi per portare solidarietà e vicinanza alla lotta dei Vigili del Fuoco di Cuneo che continuano lo sciopero della fame.