Chiarelettere "Mani Pulite"

“Mani Pulite” di Barbacetto, Gomez, Travaglio

di ALDO BELLI – (Chiarelettere) Con la prefazione di Piercamillo Davigo e le memorie di un procuratore di Francesco Saverio Borrelli.

Ci sono libri destinati all’eternità anche senza il carico religioso della impermeabilità del tempo. Accade nella letteratura narrativa, ma anche nella saggistica. “Mani Pulite” di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio (edito da Chiarelettere, febbraio 2022), appartiene sicuramente a questo scaffale. Chiunque negli anni e nei secoli a venire avrà motivo e interesse per studiare o cimentarsi con la storia dell’Italia repubblicana non potrà prescindere da questo volume di 882 pagine che raccoglie l’intera stagione di Tangentopoli.

Un libro enciclopedico, più che una raccolta di fonti provenienti dalle procure, dai tribunali e dai giornali, che subito si mostra per la sua corposità: corpo inteso come volume, ma anche nel senso più vivo di carne ed ossa giacché nella trama del reale si intrecciano attori e comparse che riempiono il quadro cromatico di un’epoca storica (della quale, in fondo, ancora l’Italia di oggi è parte).

Enciclopedia: in quanto le notizie sono raccolte e ordinate sistematicamente, con rigore dei fatti, completate da un indice dei nomi che occupa ventiquattro pagine (agevolando la consultazione) rendendo merito al sottotitolo del libro: “La vera storia per chi non c’era, per chi c’era, per chi ha dimenticato, per chi continua a rubare e a mentire”. Il commento è affidato alla prefazione di Piercamillo Davigo, all’introduzione di Marco Travaglio, e alle memorie in chiusura di Francesco Saverio Borrelli. I capitoli iniziano con l’anno 1992 e finiscono con Gli ultimi anni dopo il capitolo dal titolo 1997-2000 Mani libere, di per sé illustrativo di come sono poi andate le cose.

Scorrendo le pagine, indugiando su alcuni protagonisti piuttosto che altri, rivedendo i volti e le pagine dei giornali sollevarsi come fantasmi – avendo vissuto quella stagione da una visuale forse privilegiata – mi è balzata alla mente una poesia dei Canti di Castelvecchio: “alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome… Sonò alto un nitrito”. Questo vademecum come lo definisce Davigo, purtroppo non si risolve in un nome, rappresentando viceversa la scena corale di un marchio di fabbrica nazionale che in Tangentopoli come nel dopo Tangentopoli ha dimostrato l’incapacità di risolvere la propria emancipazione civile e politica.

Per questa ulteriore ragione il libro di Barbacetto, Gomez e Travaglio è destinato a memoria futura, al di là della storia scritta dai vinti o dai vincitori, essendo la dimostrazione che anche nei tempi in cui tutti i gatti nel buio sono grigi, rimane sempre qualcuno che non si arrende a chiudere gli occhi.