Marco Di Stefano e Tanya Khabarova
CULTURA, IL VASO DI PANDORA - di Beatrice Bardelli

Marco Di Stefano e Tanya Khabarova, Pisa nel mondo

di BEATRICE BARDELLI – Il Teatro della Comunità, giunto alla 104° edizione in venti nazioni del mondo, premio internazionale “Book For Peace”

Marco Di Stefano e Tanya Khabarova sono tornati a Pisa dopo anni di tournée ed avventure teatrali in tutto il mondo. Il loro progetto culturale, Teatro della Comunità, giunto alla 104° edizione in venti nazioni del mondo, è stato premiato il 12 settembre scorso, con riconoscimento internazionale, al premio “Book For Peace” nello spazio dell’Accademia Santa Cecilia a Roma. Già nel 2013, a Pisa, Di Stefano e la Khabarova avevano portato la loro esperienza del Teatro della Comunità nello spazio del Dopolavoro Ferrovieri e del Cinema Nuovo e per circa tre anni, con laboratori invernali e spettacoli estivi, avevano ravvivato e riqualificato una zona alquanto martoriata (anche adesso) del nostro tessuto cittadino.

Con la forza del linguaggio del teatro e della comunicazione, molti cittadini senza fissa dimora si erano avvicinati agli spazi del Dopolavoro ferroviario integrandosi con i cittadini pisani, e non, e stabilendo rapporti di cooperazione e aggregazione tra di loro. In un clima di fiducia reciproca ritrovata. Negli ultimi anni, per svariati motivi, i legami lavorativi tra Di Stefano e Pisa si sono un po’ allentati ma in quest’ultimo anno, durante l’emergenza Covid, Di Stefano e la Khabarova hanno lavorato in un nuovo spettacolo, “Immaginazione”, ospiti in residenza artistica del Cinema Teatro Nuovo diretto da Carlo Scorrano. L’8 marzo doveva esserci la prima ma proprio quel giorno ci fu la chiusura di tutti i teatri d’Italia. L’8 settembre, finalmente, al Giardino Scotto, ospiti della stagione estiva del Teatro Verdi, il duo artistico ha potuto presentare la sua nuova creazione che ha riscosso un grande successo. “Lo spettacolo – ha annunciato Di Stefano – verrà circuitato sia in Italia che all’estero, naturalmente con tutte le difficoltà che gli artisti stanno attraversando in questo periodo di pandemia”. Per quanto riguarda Tanya Khabarova, va ricordato che l’artista russa è una delle fondatrici del mitico gruppo dei Derevo, il teatro gestuale di San Pietroburgo che, tra i numerosi riconoscimenti internazionali, è stato per nove volte vincitore come miglior spettacolo al Festival di Edimburgo oltre ad essere stato premiato nei principali Festival di tutto il mondo. Marco, pisano doc, ha voluto sposare Tanya a Pisa, il 12 settembre del 2003, proprio nel giorno del suo compleanno.       

BOOKSFORPEACE 2020 – Un momento della premiazione

Il Teatro della Comunità

Da anni Tanya, pur continuando le sue produzioni artistiche, affianca Marco in questo difficile lavoro di tessitura-cucitura-incollo che è il Teatro della Comunità, un laboratorio-spettacolo che si articola in due settimane intense, tutte le sere, e che viene scritto, creato e costruito dagli stessi partecipanti. Tanya e Marco, in “ascolto” dei partecipanti, allenano, rilassano e costruiscono insieme una storia che poi viene messa in scena l’ultimo giorno.

Prima di queste due settimane, i due artisti setacciano il territorio alla ricerca del “respiro” della comunità: le contraddizioni, i contrasti, le prospettive, le nostalgie del territorio dove andranno ad operare. “E nell’arco di circa un mese si giunge ad una sintesi con lo spettacolo finale da realizzare in uno spazio, il più grande possibile. Perché – spiega Marco Di Stefano – tutti i partecipanti sono in scena tutto il tempo e sono tutti, in egual misura, protagonisti. Seguendo lo schema classico della tragedia greca, lo spettacolo del Teatro della Comunità ha sempre un prologo, a turno tutti gli attori sono protagonisti, antagonisti e “coro”, un vero tableau vivant, un affresco vivente, e si conclude con il giusto epilogo”. E’ una forma di teatro totale inventato da Marco Di Stefano nel 1983, “semplice, rivoluzionario e diretto”, come ama definirlo Marco, dove il gesto, la musica, il canto, il movimento concorrono all’azione scenica. “E tutto questo avviene con un allenamento quotidiano di 15 giorni – ribadisce Marco Di Stefano – . Il nostro augurio è quello di riportare il Teatro della Comunità a Pisa dove è stato realizzato due volte al Cinema Teatro Nuovo e riprendere il filo interrotto con la comunità cittadina”.

Pisa nel cuore

Marco è molto legato a questo territorio perché in gioventù viveva in una casa vicino a Piazza della stazione ed andava alle scuole elementari del quartiere. “Il maestro elementare che ricordo con maggior piacere è Mario Biondi perché, quando arrivavo tardi a scuola, mi faceva entrare dalla finestra – ricorda Marco sorridendo – . Il mio compagno di banco era Brunero Moisé della famosa pizzeria pisana che ancora oggi faticosamente resiste nonostante la crisi economica ed il mio primo luogo ludico è stato la pista di pattinaggio del Dopolavoro Ferrovieri che si trova proprio di fianco alla stazione. E da lì, noi ragazzi, andavamo poi a giocare a nascondino sotto i vagoni dei treni… anche se era pericoloso…”.

Una grande famiglia

Marco Di Stefano viene da una famiglia numerosa e variegata. Suo padre, Ugo Di Stefano, è stato un importante giudice del Tribunale di Pisa, la madre, Vittoria Abete, è stata una grande tutrice di sei figli e fino a tarda età ha studiato all’Università. Il fratello Roberto, scomparso nel 2004, era scalatore, dentista e pittore, la sorella, Elisabetta, scomparsa recentemente, era poetessa ed insegnante. Maria Rosaria e Francesco continuano la tradizione di famiglia con uno studio legale e l’altro fratello, Antonio Ferdinando, è un valente musicista, compositore e musicologo oltre che insegnante di musica. Antonio ha anche collaborato spesso ai progetti, alle colonne sonore, e dal vivo, del Teatro della Comunità e persino a spettacoli e film.  

Una carriera brillante

“Ogni incontro è un miracolo”, scriveva Pasolini. Marco Di Stefano non ha potuto lavorare con il grande maestro del cinema ma è riuscito a lavorare con tutto il suo gruppo nel film “I magi randagi” (1996), scritto e diretto da Sergio Citti, musiche di Ennio Morricone. Marco, attore e regista di teatro e cinema, ha lavorato, inoltre, con grandi registi come Magni, Bolognini, i fratelli Taviani, Luchetti, Thorsen, Depardieu, Altman, Grotovskj, Barba, Kemp. E’ stato docente, per dieci anni, all’European Film College in Danimarca con Lars von Trier, Liv Ulman, Max von Sidow ed è stato interprete nel 1993 come Gesù nel film scandalo, “The Return”, di  Jens Jorgen Thorsen che in Italia ha avuto problemi insormontabili con la censura. E’ stato, inoltre, il fondatore ed il direttore artistico del Festival internazionale del teatro e del cinema di Amandola, nelle Marche, per 19 edizioni consecutive. Attualmente dirige (dal 2015) il Festival “Così vicino così lontano” dedicato a disabilità ed inclusione a Macerata (Marche).