“Una biografia di periferia”. Martedì 20 gennaio ore 18, Aperitivo con Marco Rizzo” alla Drogheria – Italian Hamburgeria, Largo Annigoni 22
Riproponiamo la recensione del libro pubblicata da TOSCANA TODAY l’8 settembre 2025.
di Aldo Belli
L’ultimo libro di Marco Rizzo è un contributo alla storia vissuta dai marciapiedi e dalle vette del comunismo italiano. Torinese classe 1959, figlio di un operaio battilastra della Fiat. Ma è anche il riassunto della sua scommessa sul terreno più impervio della politica italiana: leggere tra le pieghe dell’oggi e cogliere dalle loro contraddizioni i comuni denominatori per una nuova alleanza e rappresentanza della società civile “oltre la destra e oltre la sinistra”. Dice Rizzo: “E’ l’unico modo per unire di nuovo il ceto medio depauperato e la classe lavoratrice. Non c’è più destra nè sinistra. C’è il basso contro l’alto. Il popolo contro le èlite. La vera sfida è questa”.
Siamo di fronte ad uno spostamento geometrico di visione politica: da orizzontale (sinistra-destra) a verticale (basso-alto). Una novità sostanziale più che terminologica, poiché coglie (appunto, tra le pieghe) il malessere che nell’ultimo quarto di secolo ha spezzato il legame tradizionale dell’opinione pubblica con la rappresentanza politica: a riprova, quella metà di italiani che non va più a votare e che non è di destra né di sinistra o può essere anche di destra e di sinistra, ma ugualmente convinta che la scheda elettorale sia diventata carta straccia. L’Oltre… di Rizzo, quindi, è già nei fatti.
Marco Rizzo è l’unica novità a sinistra di questi anni. Tutta l’esperienza politica di Rizzo si è svolta, fin dagli anni giovanili torinesi, all’interno del comunismo: dai tempi di Lotta Continua, passando per Democrazia Proletaria, Botteghe Oscure, Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani… Marco Rizzo, dunque, appartiene al Grande Fallimento del comunismo italiano: quello dei tentativi di sopravvivenza e rinnovamento sulle ceneri del PCI. Un esemplare del Grande Fallimento, però non rassegnato.
La maggioranza dei compagni di viaggio, incluso quelli con le lacrime ai funerali di Berlinguer, è “gente che non solo ha abbandonato la classe operaia, ma l’ha tradita. Hanno trasformato il partito in un comitato d’affari, in un’agenzia di diritti civili per la borghesia globalista, dimenticando i diritti sociali”. Marco Rizzo, invece, ancora una volta cerca di seminare, allargando stavolta lo sguardo: “compito della politica è stare in sintonia con i tempi, che non significa assecondarli, ma interpretarli e guidarli in una direzione piuttosto che un’altra”.
E’ così che la novità proveniente da sinistra diventa una novità “oltre la sinistra”.
Rizzo sostiene che “occorre una nuova sintesi”. Un’idea di paese e di democrazia, che ritrovi il conflitto sociale sui contenuti della politica. Difendere gli interessi economici di chi sta “in basso”; restituire al popolo la titolarità del governo al di fuori di qualsiasi struttura politica autoreferenziale e di qualsiasi condizionamento economico; la sovranità e l’indipendenza dell’Italia, riscoprendo “il valore della neutralità perché l’Italia non ha nemici ai confini, e l‘Italia non è oggi un paese sovrano“.
L’elemento politicamente dirompente di Rizzo, quindi, non è la liquidazione delle categorie di “destra” e “sinistra” per dare corpo ad una palude elettorale indistinta, ma la ricerca che nasce dalla consapevolezza della loro mutazione di significato dal tradizionale radicamento sociale, senza smarrire la lezione di Gramsci, che Rizzo cita: “Perché ha teorizzato che la politica non è solo organizzazione, ma connessione sentimentale col popolo. Senza quella, sei un tecnocrate senz’anima. Sapere stare ovunque, senza perdere la propria identità”.

