MASSA – All’Archivio di Stato: il Centenario di Giovanni Sforza

La presentazione degli Atti del Convegno “Giovanni Sforza a cento anni dalla sua scomparsa (3 luglio 1846 – 1 ottobre 1922).

La conferenza organizzata organizzata dall’Archivio di Stato di Massa il 24 novembre conclude la celebrazione del Centenario della morte di Giovanni Sforza, oggetto del convegno che si svolse dal 1 al 4 ottobre 2022 in collaborazione con l’Accademia Lunigianese di Scienze Giovanni Capellini della Spezia, n il Comune della Spezia e la Deputazione di Storia Patria per le antiche provincie modenesi Sezione di Massa. “La presentazione degli Atti del Convegno, pubblicati dalla Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura, è un’occasione di approfondimento e di dibattito su Giovanni Sforza” dicono dall’Archivio di Stato (presenti, con il direttor Francesca Nepori, anche il prefetto di Massa-Carrara Guido Aprea, la dirigente del Servizio 2 della Direzione Generale Archivi, Sabrina Mingarelli. La presentazione del volume volume degli atti del Convegno è stata affidata a Luigi Santini, Presidente di Versilia Historica. Gli autori dei saggi: Stefano Benedetto, Jaleh Bahrabadi, Veronica Bagnai, Lorenzina Mastroianni, Barbara Allegranti, Eliana M. Vecchi, Angelo Spaggiari, Paolo Giannotti, Francesca Nepori, Andrea Tenerini, Ilaria Gasperi, Rossella Trevisan, Laura Malfatto, Giuseppe Benelli, Olga Raffo, Nicola Barattini, Franco Bonatti.

Giovanni Sforza

Storico, letterato e bibliografo, Giovanni Sforza nacque nel 1846 a Montignoso, e fu il fondatore dell’Archivio di Stato di Massa, primo direttore dal 1887 al 1903.

Le sezioni degli Atti pubblicati ripercorrono la sua carriera di archivista, dagli esordi non privi di contrasti per questo allievo di Salvatore Bongi presso l’Archivio di Stato di Pisa, ai trascorsi lucchesi, quindi l’approdo a Massa, nell’Archivio per la cui istituzione si era battuto e che sotto la sua guida mosse i primi passi, fino alla prestigiosa direzione dell’Archivio di Stato di Torino; al suo profilo di studioso ed erudito e alla sua rete di relazioni; alle raccolte librarie che costituì e alimentò; al suo ruolo di collettore ed editore di fonti storiche. Ne emerge non soltanto una figura di studioso instancabile, capace di produrre non meno di cinquecento pubblicazioni, ma anche di un uomo al centro di un fitto reticolo di relazioni, sia sul piano locale che su quello nazionale, all’interno di quel milieu che attraverso la storiografia, lo studio e la celebrazione dei grandi italiani – Dante e Manzoni in primis – e la creazione di istituzioni culturali concorreva alla formazione di una coscienza nazionale”.

“Il suo lascito si sostanzia dunque non soltanto nella produzione scientifica – parte della quale costituisce ancor un riferimento imprescindibile per gli studi sulla Lunigiana e le antiche province modenesi – ma anche nelle istituzioni” proseguono dall’Archivio di Stato, “negli istituti di conservazione e nelle collezioni che costituì, diresse e consolidò e che hanno nel tempo saputo dimostrare la propria vitalità e rilevanza”.

Personaggio poliedrico

La ricorrenza del Centenario dalla morte ha costituito l’occasione propizia per tracciare il profilo a tutto tondo di un personaggio la cui vasta e multiforme opera di studioso e archivista merita di essere considerata in tutti i suoi aspetti e sfaccettature: “Giovanni Sforza, infatti, rappresenta una figura capace di riassumere in sé virtù e limiti, interessi e legami, prospettive e ambizioni di quell’Italia che, all’indomani dell’unificazione, tenta di coniugare la dimensione locale con un respiro nazionale, che vede nelle storie e nei patrimoni delle mille piccole patrie altrettanti ancoraggi su cui costruire per il nuovo Stato un’identità davvero condivisa, che pubblica e studia con la medesima cura gli inediti manzoniani o un oscuro cronista del territorio lunigiano, che raccoglie e preserva le testimonianze del passato come pegno per un futuro glorioso”.