Mauro Favilla, sindaco di Lucca
FOCUS, LUCCA - di Paolo Pescucci

Mauro Favilla, un vero signore della politica lucchese

di PAOLO PESCUCCI – L’ex sindaco di Lucca si è spento all’età di 87 anni il 16 marzo all’ospedale San Luca nell’area Covid.


Voglio ricordare questo protagonista della politica lucchese, con una piccola storia personale che dà una luce ed una testimonianza della gentilezza innata e della signorilità del personaggio.

Dieci anni fa, in occasione del 150° della Repubblica Italiana, lessi sui giornali che il palazzo della Provincia e Palazzo Orsetti per il Comune sarebbero stati aperti al pubblico anche in ora serale. Decisi di approfittare dell’occasione e visitarli ambedue. Mi recai prima a Palazzo Ducale, che mi accolse con le sue luci, le magnifiche sale recentemente restaurate che già conoscevo, ma che tornavo a rivedere con piacere immaginando quanto potessero esser ancor più belle se i fiorentini non si fossero appropriati del mobilio. Poi attraversai la città ed arrivai in via Santa Giustina, entrai in Palazzo Orsetti, la sala d’ingresso era illuminata, ma il portiere non c’era, mi incamminai per i corridoi poco illuminati e comincia a salire lo scalone di rappresentanza. La cosa mi apparve strana, Palazzo Ducale sfolgorava di luci e qui la porta principale era chiusa e le luci erano basse. Arrivato al piano nobile, provai ad entrare nei saloni, chiedendo a voce alta “Permesso?” e domandandomi perché era bui: ed ecco aprirsi una porta ed apparire il sindaco, il Prof. Favilla, che avendo fatto tardi in ufficio si apprestava ad uscire, con soprabito e ombrello al braccio. Ci squadrammo un attimo, riconobbi il sindaco e gli spiegai il motivo della mia presenza. Sul giornale e sulla locandina che detti al sindaco era scritto che Palazzo Orsetti era aperto al pubblico per le cerimonie del 150° ed io ero lì per visitarlo.

Il Prof. Favilla lesse la locandina, dandomi ragione, scusandosi poiché anche lui non ne sapeva nulla, ma offrendosi subito di farmi da guida per le sale del palazzo. Cercai di rifiutare in ogni modo e di liberarlo dall’impegno offrendomi di tornare a vedere le sale di giorno, ma fu irremovibile: mi volle accompagnare per il piano nobile di Palazzo Orsetti accendendo le luci e dandomi spiegazioni, fino a quando non giungemmo allo studio di un assessore ancora presente in ufficio, dove Favilla chiese spiegazioni del perché non era stata predisposta la visita e lasciandomi a lui per completare la visita, scusandosi di nuovo per l’inconveniente che si era creato per i cittadini.

Che dire, un gran signore, una persona di una gentilezza squisita, che ricorderò negli anni. Alla famiglia le nostre sentite condoglianze.