Home IL VASO DI PANDORA - di Beatrice Bardelli MEDICINA DEMOCRATICA Adesso occorre una svolta

MEDICINA DEMOCRATICA Adesso occorre una svolta

by Beatrice Bardelli

Una svolta nella gestione della sanità pubblica, senza partecipazione non c’è prevenzione, senza prevenzione non c’è salute

L’epidemia di Coronavirus piombata in Italia come una catastrofe annunciata sta mietendo migliaia di vittime e sta infettando migliaia di lavoratori. Tra questi molti operatori sanitari, in prima linea nel tentativo di domare il virus ma senza le “armi” adeguate per difendersi al meglio.

L’8,3% dei contagiati sono operatori sanitari, 17 morti

Dei 47.021 contagi complessivi, conteggiati alla data del 21 marzo, l’8,3% è costituito proprio dagli operatori sanitari. Ovvero, quasi un contagiato ogni dieci fa parte di quella équipe a cui spetta il compito di curarci e di salvarci. E tra questi, già 17 medici sono deceduti vittime dell’epidemia del Coronavirus. L’emergere di questo dato allarmante, crudo nella sua disarmante e inoppugnabile verità, paradossalmente rappresenta un altro, grande merito, di questo vigoroso Coronavirus. Quello, cioè, di avere messo in luce le gravi carenze del nostro Sistema Sanitario Nazionale che non è assolutamente, come ha detto anche recentemente l’ex ministro Bersani in una recente trasmissione televisiva, il “migliore del mondo”, ma, al contrario è uno dei sistemi sanitari al limite della sufficienza da parte degli analisti dell’OCSE (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

In Italia non manca la professionalità, manca la politica

Se in Italia si sta, oggi, registrando un numero di morti superiori a quelli registrati finora in Cina, la cosiddetta capofila del contagio, questo è dovuto non certo alla mancanza di preparazione e di professionalità dei medici e degli infermieri coinvolti nell’emergenza sanitaria, ma a quei politici che, da oltre vent’anni, hanno deciso, regione per regione e, soprattutto, a livello nazionale, di penalizzare il SSN con tagli miliardari privandolo dei necessari finanziamenti statali, ritenuti (a torto!) eccessivi ed inutili. E questo grazie ad una mentalità politica bipartisan che ha voluto negare il supporto economico necessario per organizzare in modo efficiente una pianificazione sanitaria basata sulla prevenzione. Come accade, al contrario, in un paese social-comunista tornato recentemente alla ribalta dei media, come Cuba. Medicina Democratica, il Movimento di Lotta per la Salute Onlus, che da anni fa controinformazione scientifica sul tema della sicurezza sul lavoro e sul diritto alla salute di tutti i cittadini, ha diffuso in questi giorni un Appello denunciando le enormi carenze, strutturali e di personale, del nostro Sistema Sanitario Nazionale e sostenendo l’urgenza di attuare “una svolta decisiva nella gestione della salute e della sanità pubblica in Italia” sulla base del principio che recita: “Senza partecipazione non c’è prevenzione e senza prevenzione non c’è salute”.    

L’appello di Medicina Democratica

“Esprimiamo il nostro più profondo cordoglio e vicinanza ai familiari dei medici, 17 purtroppo ad oggi, deceduti per l’epidemia del coronavirus Covid-19 – ha dichiarato Marco Caldiroli, presidente Nazionale di Medicina Democratica – si tratta di vittime del lavoro, una vera e propria strage di persone impegnate, oltre ogni limite, contro un temibile nemico, senza le necessarie misure di protezione, così come accade purtroppo in tanti, troppi luoghi di lavoro. Una strage a cui occorre porre argine con ogni mezzo: l’8,3% dei 47.021 contagi complessivi, è costituito da operatori sanitari, fra cui anche nostri associati. A loro va la nostra solidarietà e la nostra più profonda riconoscenza per quanto hanno fatto: ciò che è accaduto, certo, è’ stato un evento imprevisto, ma non imprevedibile!”.

Per questo, Medicina Democratica, da oltre 40 anni impegnata nella difesa della salute dei lavoratori e dell’ambiente, lancia un forte appello e una mobilitazione affinché questa immane tragedia sia l’occasione per imprimere una svolta decisiva nella gestione della salute in Italia. “L’epidemia di coronavirus ha di fatto “slatentizzato” (“portato alla luce”, “tolto dalla latenza”, n.d.r.) le carenze del sistema sanitario pubblico, da tempo da noi denunciate – ha aggiunto Marco Caldiroli – dovute alla politica bipartisan, applicata da decenni, di definanziamento e tagli al SSN, le cui conseguenze ora tocchiamo tragicamente con mano”.

Fra il 2010 e il 2019 il Sistema Sanitario Nazionale “ha perso” 45.000 posti letto e 43.386 dipendenti, di cui 7.625 medici e 12.556 infermieri: questo è i risultato del definanziamento del SSN cumulato in questo decennio pari a 37 miliardi di euro. Carenze e inadeguatezze strutturali, chiusura di reparti e/o ospedali pubblici, gravi carenze strumentali, completano il quadro. Si tratta di dati spaventosi, elaborati da Medicina Democratica su dati Fondazione GIMBE e Istituto di Ricerca NEBO.

“Siamo consapevoli di tutto ciò – ha aggiunto Marco Caldiroli – e per questo siamo infinitamente grati a quanti, negli ospedali e nelle strutture pubbliche, si stanno adoperando per salvare vite umane, oltre ogni limite, nonostante le gravi carenze e inadeguatezze”.ì Occorre, quindi, necessariamente invertire la rotta intrapresa, in particolare, con le diverse forme di “sanità integrativa”, incluso il cosiddetto “welfare aziendale” e la cosiddetta “autonomia regionale differenziata”.

“Medicina Democratica – ha sottolineato Caldiroli – ritiene, infatti, indispensabile, salvaguardare un Servizio Sanitario Nazionale fondato sull’art. 32 della Costituzione e sui principi ed obiettivi universalistici stabiliti dalla Legge istitutiva, la 833/1978. E’ necessario far sì che ogni spesa in campo sanitario diventi un vero investimento sulla salute collettiva, recuperando le risorse a partire dalla riduzione delle spese militari”. Occorre dotare il SSN di un finanziamento adeguato, a livello almeno dei Paesi più avanzati dell’OCSE, con l’obiettivo di adeguare la dotazione di personale e portare il numero di posti letto dagli attuali 3 per mille abitanti (es. Lombardia) agli 8 per 1.000, garantendo nel contempo una modulazione congrua dei posti letto in terapia intensiva”.

Medicina Democratica ritiene, inoltre, che si debba agire su questi punti chiave:

1) eliminare le forme di prestazioni “intramoenia” nel servizio pubblico; 
2) potenziare il ruolo dei medici di base;
3) realizzare una rete di presidi, ospedalieri e sul territorio, in grado di rispondere alle
variazioni della domanda;
4) decentrare la “governance” del sistema ponendola fuori da logiche accentratrici
e burocratiche anche a livello regionale, in cui pochi decidono su tutto. La definizione
degli obiettivi deve vedere la partecipazione delle comunità locali e le rappresentanze
popolari e  l'attuazione del diritto alla salute deve essere olistico, ove la persona è intesa
nella sua interezza, a partire dalle condizioni di lavoro, di vita e ambientali per "ricostruire"
le dinamiche della malattia, prevenirla e curarla nel modo giusto.

Cosa implicano questi obbiettivi

Questi obbiettivi implicano un’ampia iniziativa di lotta per l’eliminazione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, come pure per la bonifica dei territori e degli ambienti di lavoro, per garantire condizioni di salubrità di vita per tutti, riorganizzando i servizi territoriali di prevenzione, anch’essi a ranghi sempre più ridotti e con funzioni sempre più formali. Un’altra iniziativa in tal senso sono le “case della salute”, secondo le migliori esperienze nazionali ed europee realizzate a partire dalle proposte (1972) formulate dal Prof. Giulio A. Maccacaro, tra i fondatori di Medicina Democratica, già direttore dell’Istituto di Biometria e Statistica Medica Università Statale di Milano.

Bisogna essere consapevoli che l’emergenza COVID-19 è correlata alla drammatica crisi ambientale, conseguente un modello economico capitalistico, fondato sul prelievo illimitato di risorse dal Pianeta, il loro spreco e la produzione sempre maggiore di rifiuti. “Niente – ha sottolineato Caldiroli – dovrà più esser come negli ultimi decenni, caratterizzati da politiche volte alla privatizzazione della sanità, con la conseguente contrazione del diritto alla salute! “.

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