MERAVIGLIE DELLA MENTE. Crescere aggressivi o pacifici: l’esperimento di Bobo (di Ugo Cirilli)

Nell’affascinante e delicato ambito dell’educazione dei più piccoli e dei relativi studi, si distingue ancora un esperimento anni ’60, considerato sempre attualissimo.

Se ne parla molto nei corsi universitari di Psicologia e, a mio avviso, dovrebbe essere conosciuto non solo dagli psicologi e dai pedagogisti, ma anche da ogni genitore o aspirante tale.

Quello che è accaduto in laboratorio dimostra come i bambini possano apprendere, nel bene e nel male, anche senza un insegnamento esplicito: a volte è sufficiente che osservino come si comportano gli adulti intorno a loro.

Due situazioni diverse, due reazioni diverse

Nel 1961 il noto psicologo americano-canadese Albert Bandura, un pioniere degli studi sull’apprendimento sociale, decise di indagare l’effetto che il comportamento delle persone adulte ha sui bambini che le osservano. Ideò a tale scopo un ingegnoso paradigma sperimentale, in quello che è passato alla storia come “l’esperimento della bambola Bobo”.

I soggetti erano 72 bambini, 36 maschi e 36 femmine, di età compresa tra 3 e 6 anni. Ognuno di loro era condotto dagli scienziati in una stanza, dove poteva divertirsi a piacimento con svariati giochi. Nello stesso ambiente trovava anche una persona adulta; al bambino veniva detto che questa avrebbe giocato autonomamente, con altri oggetti. Tra di essi, spiccava un grande pupazzo gonfiabile chiamato Bobo, che ha dato il nome all’esperimento.

Bambino e adulto rimanevano quindi soli nella stanza per dieci minuti, ognuno intento a giocare. A questo punto gli scenari predisposti dagli sperimentatori erano due. Metà del gruppo dei bambini vedeva l’altra persona intrattenersi con gli oggetti presenti in maniera pacifica e tranquilla. L’altra metà, invece, era esposta a una situazione diversa: l’adulto, dopo un minuto, iniziava a colpire il pupazzo Bobo con calci, pugni e una mazza giocattolo, pronunciando frasi aggressive e suoni che imitavano il rumore dei colpi.

La fase successiva prevedeva una situazione uguale per entrambi i gruppi: il bambino era condotto da un ricercatore in una nuova sala, anch’essa piena di giochi interessanti che poteva utilizzare liberamente. Dopo pochi minuti, però, lo scienziato tornava, dicendo al piccolo che doveva interrompere il gioco perché erano in arrivo altri bambini. Lo mandava quindi nella sala precedente, dove sarebbe rimasto per venti minuti. Questo passaggio induceva in lui o in lei una certa sensazione di frustrazione, perché aveva appena iniziato a scoprire nuovi divertimenti.

Cosa accadeva a questo punto?

Tornati nella sala di prima, quella con Bobo, i piccoli che avevano visto in precedenza l’adulto violento si comportavano più facilmente, a loro volta, in maniera aggressiva. Colpivano il pupazzo con calci, pugni e bastonate, lo scagliavano via, manifestavano anche verbalmente la loro irritazione. L’imitazione era più marcata se l’adulto osservato era dello stesso sesso del bambino. 

Quelli che avevano osservato una persona giocare tranquillamente, sebbene esposti alla stessa frustrazione degli altri (aver dovuto interrompere il gioco), difficilmente si lasciavano andare ad esplosioni di aggressività. Insomma, l’osservazione di un adulto sconosciuto per pochi minuti era stata sufficiente a influenzarli.

Due anni dopo: una variante dell’esperimento

Nel 1963 Bandura e il suo team svolsero un esperimento simile, con alcune varianti. In questo caso i bambini coinvolti osservavano la persona adulta in un video. Se questo rappresentava la scena di aggressività, poteva avere due finali diversi: l’adulto riceveva un pacchetto di caramelle, oppure veniva rimproverato per il suo comportamento. 

In seguito, ogni bambino era condotto nella stanza con la famosa bambola Bobo. I risultati dicono che anche i bambini esposti al “modello aggressivo”, se lo vedevano subire un rimprovero nel video, tendevano più difficilmente a imitarne il comportamento. 

I bambini ci osservano

I due “esperimenti della bambola Bobo”, pur avendo suscitato nel tempo alcune polemiche da un punto di vista etico, hanno sicuramente messo in luce aspetti importanti della psicologia infantile. Ci dicono, soprattutto, che i piccoli spesso sono più attenti di quanto pensiamo, osservatori scrupolosi delle nostre azioni. Belle parole e insegnamenti basati sui sani principi possono essere vanificati, se il modo di agire degli adulti contraddice quanto vorrebbero trasmettere. La mente del bambino sembra assimilare anche ciò che non viene insegnato esplicitamente: vedere un genitore comportarsi con aggressività o, al contrario, gestire con equilibrio stress e frustrazione, può contribuire a plasmare il suo comportamento.

Studi citati

Albert Bandura, “The Bobo doll experiments” (1961, 1963)