Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

MERAVIGLIE DELLA MENTE. Essere single? A volte non è così male. Parola di psicologa (di Ugo Cirilli)

Nella nostra società rischiamo di compiere alcune scelte, senza accorgercene, per puro conformismo. Gli altri fanno così, quindi dobbiamo agire allo stesso modo. Un comportamento che talvolta si riflette sulla vita sentimentale: qualcuno si fidanza, convive o addirittura si sposa perché i suoi amici sono tutti occupati, perché sente di avere “una certa età”, perché pensa che essere single “non sia ok” o teme la solitudine.

E l’anticamera di tante unioni infelici è proprio questa decisione: imporsi una relazione che non nasce da un sentimento profondo.

Una psicologa e ricercatrice americana, Bella DePaulo, ci dice invece che per alcune persone la condizione di single non è così male. Anzi, può essere la scelta di vita più soddisfacente.  Sul suo sito web dichiara “Sono single, lo sono sempre stata e lo sarò sempre”. Una frase d’effetto, perfetta per la copertina di una rivista, alla quale la dottoressa fa seguire però argomentazioni autorevoli dal punto di vista scientifico.

Single o no? Una rassegna scientifica

Nel 2016 DePaulo ha compiuto un’accurata rassegna, esaminando 814 studi scientifici su coppie e single. Le conclusioni che ha tratto spezzano una lancia a favore della “singleitudine”, una condizione da non considerare sempre negativamente.

In uno degli studi analizzati, ad esempio, è emerso che le persone non impegnate in un rapporto di coppia tendono a dare un significato più importante al proprio lavoro. Un’altra ricerca, del 2015, ha fornito un dato apparentemente sorprendente: i single risultavano meno soli delle coppie sposate. Si mantenevano più attivamente in contatto con i genitori, i fratelli e le sorelle, i vicini di casa e gli amici: una rete sociale che incontravano spesso, anche per aiutarsi reciprocamente. Le persone coniugate, invece, erano più propense a chiudersi nella routine matrimoniale, vedendo meno le altre figure significative della loro vita.   

Da altri studi analizzati, inoltre, sembra che i single tendano a provare più facilmente “una sensazione di continua crescita personale”. Una conseguenza, forse, di uno stile di vita ricco di interessi, passione per il lavoro e relazioni sociali. 

Single at heart

È importante, comunque, fare una precisazione: per la dottoressa DePaulo, la vita da single è indicata soprattutto per gli individui che definisce “Single at heart”, “Single nel cuore”. Sono persone che, pur non escludendo l’idea di una relazione sentimentale, non ne fanno un obiettivo irrinunciabile. Apprezzano e desiderano una quotidianità con tanto tempo per sé, in cui coltivare interessi senza temere la solitudine, pronti semmai ad attenuarla grazie all’amicizia. La rassegna scientifica non intende quindi affermare che “single è meglio”, in ogni caso. È la personalità di ognuno di noi a determinare la scelta migliore.

L’esame di tanti studi, come sottolineato dalla ricercatrice, ci libera semplicemente dalla convinzione di dover inseguire a tutti i costi l’idea del rapporto di coppia.

In fondo, a volte si tratta semplicemente di aspettare: lavorare su noi stessi, sui nostri obiettivi personali, sulla crescita interiore, prima di aprirsi a una relazione. Altrimenti, rischiamo di chiedere all’altra persona di colmare i nostri vuoti.

Studio citato:

Bella DePaulo, “What no one ever told you about single people”