Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

Le funzioni nascoste del gossip

Spesso considerato un fenomeno frivolo, il gossip potrebbe avere funzioni legate alla vita sociale. L’ipotesi di una ricerca

Il gossip: un concetto spesso associato a un’idea di frivolezza, di curiosità esagerata e inopportuna verso la vita degli altri. Un concetto che evoca subito riviste dedicate ai “pettegolezzi”, alle vicende di VIP o presunti tali tra mondanità e storie sentimentali.

L’origine della parola, però, risale a uno scenario completamente diverso. Si dice infatti che “Gossip” venga dall’inglese “To go sip”, che potremmo tradurre come “Andare a bere qualcosa”. Sembra che i politici anglosassoni mandassero i propri collaboratori nei bar, chiedendo loro di confondersi tra gli avventori sorseggiando (“to sip”) una bevanda. Lo scopo di queste visite nei locali pubblici era ascoltare le conversazioni della clientela, per individuare le tematiche più sentite dalla popolazione.

Già questa etimologia ci conduce verso un’altra accezione del gossip: non solo chiacchiere, ma una vera e propria forma di controllo del clima sociale. La Psicologia, oggi, ipotizza che il gossip abbia le sue radici in un’esigenza profonda, legata appunto alla natura sociale umana: comprendere cosa accade nella propria comunità. Capire cosa succede attorno a noi, individuare magari esempi positivi e negativi, persone di cui fidarsi o meno.

Un’esigenza che gli esseri umani hanno iniziato ad avvertire appena la loro vita è diventata una vita in gruppo.

Non dimentichiamo che anche oggi il “pettegolezzo” può avere come oggetto semplici vicende di un piccolo paese e dei suoi abitanti, non necessariamente dei VIP.

Conversare con qualcuno sui fatti avvenuti nella propria zona, o a un personaggio celebre, può inoltre creare legami. Scoprire che l’altro la pensa come noi su un evento, su una persona e sul suo comportamento, stabilisce un’intesa.

Per queste ragioni, probabilmente, il “pettegolezzo” è tanto diffuso a livello globale.

Una ricerca sull’argomento

Alcuni stereotipi diffusi attribuiscono soprattutto alle donne la tendenza allo scambio di chiacchiere “velenose”, oltre a ritenere che i fan più sfegatati del gossip siano poco istruiti.

Una ricerca americana pubblicata sulla rivista “Social Psychological and Personality Science” ha analizzato le conversazioni di 467 persone, uomini e donne. I partecipanti allo studio indossavano un apparecchio che registrava tra il 5 e il 12% delle loro conversazioni giornaliere, in un arco di tempo dai 2 ai 5 giorni.

Cosa dicono i risultati? Ebbene, spazzano via i suddetti stereotipi.

È vero che le donne tendevano a scambiare più “pettegolezzi” degli uomini, ma non si trattava di gossip malevoli, con giudizi negativi. I ricercatori, infatti, non si chiedevano solo quanto gossip praticassero i partecipanti, ma anche di che tipo: parlavano bene o male di qualcuno? O scambiavano informazioni “neutre”?

Arriva così un’altra sorpresa: la maggior parte dei commenti, sia degli uomini che delle donne, non riguardava né cattiverie né personaggi VIP. Consisteva in scambi di informazioni su conoscenti, in cui non erano presenti giudizi di nessun tipo. Solo il 15% delle conversazioni registrate esprimeva considerazioni negative.

Ciò depone a favore della teoria del gossip come pratica mirata all’informazione, più che curiosità morbosa o malevola.

Infine, i risultati smentivano il cliché del “pettegolo ignorante”: il gossip interessava persone di estrazione socioculturale diversa.

Così, basandoci su credibili considerazioni scientifiche, possiamo essere meno severi nel giudicare un conoscente “chiacchierone” o una signora che sfoglia una rivista di foto paparazzate, seduta sotto l’ombrellone. Non sono necessariamente frivoli: forse non lo sanno, ma li muove qualcosa che ha radici antiche!

Attenzione, però…

Il problema, semmai, è la degenerazione del gossip. Un esempio è l’ossessione sfrenata per la vita delle celebrità, una tendenza che può nascondere noia e insoddisfazione per la propria quotidianità. Si cerca di riempire illusoriamente un vuoto con il “glamour” altrui, emozionandosi per le vicende dei personaggi famosi che vengono mitizzati.

Un altro rischio del pettegolezzo è instaurare con qualcuno un’“alleanza” basata sui giudizi malevoli, sul disprezzo verso altri. Anche in questo caso, oltre a comportarsi in maniera discutibile, si cade in un’illusione: sentirsi momentaneamente migliori solo perché qualcuno ci appare peggiore. Se abbiamo complessi, insicurezze e sensazioni di inadeguatezza, non ce ne libereremo semplicemente giudicando il prossimo.

Studio citato:

Robbins, M. L., & Karan, A. (2019). Who Gossips and How in Everyday Life?. Social Psychological and Personality Science, 1948550619837000.