Cronaca di Firenze e provincia, IN TOSCANA

MONTELUPO – “90 anni di calcio a Montelupo”

Intervista al giornalista Alberto Polverosi coautore assieme a Carlo Fontanelli del libro che racconta il calcio a Montelupo

Il 5 settembre un appuntamento importante per lo sport di Montelupo e per comunità montelupina, in generale. Si celebra la storia dell’USC e del calcio. Oltre 90 anni di sport.

Alberto Polverosi, assieme a Carlo Fontanelli ha dedicato alla storia della squadra amaranto e alle società di calcio cittadine una pubblicazione: “90 anni di calcio a Montelupo – Eravamo in serie C”

Un libro che non si ferma semplicemente alla storia dell’U.S.C. Montelupo ASD e alla sua celebrazione, ma vuol raccontare invece, come dice il titolo, il calcio a Montelupo. Perché in anni non troppo recenti esistevano numerose altre società calcistiche nel paese di Montelupo, quali il Progresso, il Fibbiana, l’Olimpia, la Libertas Samminiatello, la Libertas Ambrogiana, il calcio femminile e molte altre.

Un volume corposo di oltre 400 pagine che racconta 90 stagioni testimoniate da 2500 tabellini e con oltre 70.000 nomi di personaggi che hanno vissuto le stagioni della società amaranto.

Abbiamo parlato con il giornalista Alberto Polverosi del libro, delle sue passioni per il calcio e per Montelupo.

Come è nata l’idea di fare questo libro?

Sono felice di questa domanda perché mi permette di spiegare la mia passione per Montelupo e il debito con la mia città. Sebbene sia nato per sbaglio a Firenze in una clinica di Via Marconi, io sono orgogliosamente di Montelupo. Quando parlo delle mie origini non mi viene da dire che sono fiorentino, ma montelupino.

Per rendere l’idea del mio legame con la città, racconto un aneddoto.

Qualche anno fa ero in vacanza a Londra e quando visitando il British Museum, ho letto nella didascalia che accompagnava un pezzo in maiolica “By Montelupo Fiorentino”, mi è preso un tuffo al cuore.

Ho cominciato nel 1974 a Montelupo la mia carriera di giornalista sportivo con un pezzo scritto per La Nazione sulla partita Montelupo – Villafranca, finita 1 a 0. Per me è come chiudere un cerchio. Nel corso della mia carriera ho sempre desiderato avere il tempo per realizzare un libro dedicato alla mia città e al suo calcio, un volume che ha avuto una lunga gestazione e che è un regalo a me stesso, e un debito che saldo nei confronti di una città che a me ha dato tanto.

Ho girato il mondo, ho raccontato campionati internazionali, ma sicuramente non ci sarà niente in cui metterò la stessa passione che ho impiegato per realizzare questo libro.

Un volume che difficilmente sarebbe stato possibile senza l’altro autore ed editore, che è Carlo Fontanelli: un appassionato che ha un archivio immenso di riviste e pubblicazioni dedicate allo sport con la mia stessa passione per il calcio.

La ragione per cui prende la luce è perché Carlo Fontanelli (Geo edizioni) ha un archivio immenso di giornali, riviste, un patrimonio di memoria e soprattutto ha la mia stessa passione nei confronti della storia del calcio.

Il volume nasce quindi grazie al suo sostegno e alla conoscenza della materia, basta pensare che ha ricostruito le storie di tantissime società sportive,dal Manchester United all’USC Montelupo. Il suo contributo è stato fondamentale.

Veniamo al libro, ci racconta in che modo le vicende sportive si intrecciano con la storia della città?

Le origini della società sportiva del Montelupo Calcio sono strettamente legate agli eventi storici del periodo.

Il primo tabellino del Montelupo Calcio risale alla stagione 1930 – 31, la società viene fondata 3 anni dopo con la costruzione del campo sportivo, intitolato a “Italo Gambacciani”, si trovava in via Gambacciani (attuale via Rovai) e il primo allenatore di cui si ha notizia era tale Stefano Gambacciani, fratello di Italo. Tutti strettamente legati al regime fascista.

Nel dopo guerra tutto cambia: via Gambacciani, diviene via Rovai e lo stadio viene intitolato a Carlo Castellani, giovane giocatore fibbianese che si fece arrestare al posto del padre e che morì nel campo di sterminio di Mauthausen.

È stato affascinante ricostruire l’intera vicenda connessa con la realizzazione dello stadio. La biblioteca di Montelupo conserva nel suo archivio un faldone con tutta la documentazione.

Il campo sportivo venne costruito in un terreno prima adibito a pascolo della famiglia Cioni e si trovano ancora gli stati di avanzamento, i contratti e persino le lettere che maestranze e operai scrivevano al Podestà per richiedere il pagamento dei salari.

Ci può anticipare alcune delle storie e dei racconti che troveremo nel libro?

La più curiosa sicuramente è quella collegata con il sottotitolo che abbiamo scelto “Eravamo in serie C”.

Era la stagione 1937-38; all’epoca nel calcio c’erano 5 categorie (serie A, serie B, serie C, prima divisione, seconda divisione).

Poteva accadere che in prima o seconda divisione giocassero le seconde squadre delle società che militavano in A, B o C (ad esempio Lucchese o Livorno).

Il Montelupo in quell’anno giocava in prima divisione, si piazzò terzo e proprio perchè le secondo squadre per regolamento non potevano essere promosse ebbe la possibilità di accedere alla serie C. Un entusiasmo che venne subito spento dalle difficoltà economiche: trasferte troppo lunghe e costose non era sostenibili per una società così piccola che scelse di rimanere in prima divisione.

(Foto: https://pixabay.com/it/illustrations/calcio-palla-pallone-da-calcio-257489/)