“Morte accidentale di un anarchico” di Dario Fo al Teatro Nuovo di Pisa

di BEATRICE BARDELLI –

E’ stato un successo straordinario la messa in scena di “Morte accidentale di un anarchico” di Dario Fo al Teatro Nuovo di Pisa per la regia della lettura scenica di Carlo Scorrano, direttore di Binario Vivo, in collaborazione con la Biblioteca Franco Serantini, la consulenza artistica di Tanya Khabarova e la dirompente performance del “Matto” interpretato magistralmente dall’attore Marco Di Stefano per onorare i 100 anni dalla nascita del grande attore e regista milanese, famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale.

Intorno al “Matto”, il Deus ex Machina dello spettacolo, una vera e propria commedia degli equivoci, ruota, infatti, la vicenda del ferroviere milanese Giuseppe Pinelli, “caduto” dalla finestra del 4° piano durante il suo interrogatorio in questura nella notte tra il 15 ed il 16 dicembre 1969 perché sospettato della strage di Piazza Fontana di pochi giorni prima (il 12 dicembre) che, si verrà a sapere in seguito, era stata invece organizzata dai terroristi neri dell’estrema destra italiana.                                                                                                                                                                        

Il testo di Dario Fo

“La chiave di lettura che abbiamo scelto è sicuramente ispirata a mantenere il più possibile l’originalità del testo del 1970 – spiega Di Stefano -. Come scrive Dario Fo “passato lo shock iniziale la stampa taceva: i giornali della sinistra ufficiale, “L’Unità” in testa, non si sbilanciavano e non andavano oltre sporadici commenti del tipo: “Il fatto è sconcertante”, “Come oscura è la morte di Pinelli, così rimane avvolta nel mistero la strage delle banche”. Si aspettava che “luce venisse fatta”. Aspettare purché non si facesse caciara… E invece no – scrive Dario Fo – bisognava fare caciara con ogni mezzo: perché la gente […] sapesse come lo Stato può organizzare il massacro e gestire il pianto, lo sdegno […]. In autunno “Lotta Continua” e il suo direttore Pio Baldelli vengono denunciati dal commissario Calabresi. E’ a questo punto che anche noi comprendiamo la necessità di muoverci al più presto. A nostra volta iniziamo il lavoro d’inchiesta”.  

Il “Matto”

Come un istrione medievale, il “Matto” assume più personalità diverse durante lo spettacolo per ingannare i protagonisti delle istituzioni con una messa in scena condivisa dai sei personaggi presenti sul palcoscenico ed articolata sulle note del canto anarchico “La nostra Patria è il mondo intero” che viene cantata a forza sia dal questore che dal commissario quando il “Matto” assume il ruolo di giudice della Corte di Cassazione. Intorno al “Matto” dalle molteplici personalità ruota questa nuova commedia degli equivoci che si trasforma in una profonda critica sociale che suscita nel pubblico un profondo senso di indignazione. “In questo spettacolo – commenta Di Stefano – ho avuto il piacere di lavorare con Andrea Fiorentini nel ruolo del commissario Bertozzo, Matteo Micheli in quello del commissario sportivo, Francesco Pelosini in quello dell’agente, Maria Piscopo nel ruolo della giornalista, Francesco Salvadore nel ruolo del questore. Fin da subito si è creata una magnifica alchimia con gli attori e la regia di Carlo Scorrano e la consulenza di Tania Khabaroba. La chiave di lettura che abbiamo scelto è sicuramente ispirata a mantenere il più possibile l’originalità del testo del 1970 che trovò difficoltà a trovare sale disposte ad accogliere lo spettacolo di Dario Fo”. 

Ma torniamo al “Matto”. Perché il “Matto”?

“Perché scatena la possibilità di uscire fuori dalla normalità e imporsi in un’ottica completamente diversa per mettere in luce le contraddizioni di tutti i personaggi sostanzialmente ipocriti. Questo spettacolo è un pamphlet politico, uno spettacolo realizzato in forma di lettura scenica. La messa in scena pisana ha inoltre visto nella creazione collettiva la realizzazione di una lettura scenica di un programma radio con il pubblico presente. La radio utilizzata è la Radio 110 HZ che collabora strettamente con “Binario Vivo”, Teatro Nuovo ed il Festival 110 HZ che avrà luogo a Coltano i prossimi 20-21-22 giugno. Gli attori lavorano nello spazio scenico rigorosamente con il copione in mano come in uno studio radiofonico e con un giusto compromesso tra lettura e azione. E’ risultato uno spettacolo vivace e non una lettura soporifera e questo grazie anche all’interpretazione intensa e corale di tutti gli attori partecipanti. Il “Matto” interpreta tanti personaggi, uno di questi è il giudice, e mi fa sorridere che mio padre Ugo che è stato effettivamente giudice a Pisa si trovi di fronte a Dario Fo e Franca Rame in occasione dei disordini durante il “mercatino rosso” al quartiere pisano del Cep quando ci fu un fermo. “Il paradosso – sottolinea Marco Di Stefano – è che il sottoscritto si ritrova a fare il “matto” che interpreta il giudice…proprio come suo padre”.   

Una ovazione

“Sono rimasto sorpreso della grande risposta del pubblico per le due rappresentazioni del 15 e 16 maggio a Pisa. Gli applausi scoscianti ci hanno fatto capire del bisogno della gente di un teatro libero, senza censure, legato alla realtà odierna, servizi segreti, massoneria deviata, la Cia, tutti elementi che hanno influenzato e che influenzeranno anche adesso lo sviluppo della società italiana – commenta Marco Di Stefano  – e che sarebbe meraviglioso che la Nato si ritirasse e che ci permettesse di vivere completamente la nostra meravigliosa Costituzione italiana”.                                

Una stagione fortunata

E’ questo un periodo veramente fortunato per Marco Di Stefano e la sua musa, sua moglie Tanya Khabarova. Lo scorso mese di aprile hanno ricevuto dagli Stati Uniti d’America un importante riconoscimento per la loro attività del Teatro della Comunità che da anni viene rappresentato con grande successo in tutto il mondo. L’onorificenza è arrivata dalla Fondazione Libertad Betancourt di Houston in Texas con questa motivazione: “In riconoscimento di un percorso di collaborazione che promuove l’arte e la cultura come spazi di incontro ed espressione contemporanea attraverso iniziative di Fondazione Libertad Betancourt di Houston in Texas ambito internazionale”. La cosa curiosa è che, proprio in questo periodo in cui Di Stefano ha messo in scena l’opera di Dario Fo, scomparso nel 2016, gli sia riaffiorato alla memoria un incontro datato tra il 2010 ed il 2012 in cui Di Stefano gli parlava del suo Teatro della Comunità e delle difficoltà che trovava nel presentarlo agli amministratori di allora. E Dario Fo lo sostenne affermando: “Devi insistere a fare sempre la stessa cosa, sii coerente con il tuo progetto, prima o poi andrai di moda. Non devi mai modificarti perché sarà la gente, prima o poi, a venire a cercare te”.