Miniatura tratta dal ‘Breviari d’Amor’ (primo quarto del XIV secolo), British Library, Londra.
COMMENTI E CULTURA, LA PIAZZA - di FRANCO M.ALLEGRETTI

“Muore la democrazia, sotto scroscianti applausi”

di GIOVANNI M. ALLEGRETTI – Solo Tommaso Montanari ha fatto notare che il governo dei “meritevoli” non è niente di meno che l’aristocrazia.

Con l’arrivo di uno stuolo di macchine blindate, scorte (è passata anche la fa di quando arrivavano a piedi al Quirinale), picchetti d’onore ecc. si è insediato il Governo Draghi, il governo dei “meritevoli “come lo ha definito Concita De Gregorio alla 7. Un ritornello stucchevole da parte di quasi tutti gli osservatori e commentatori, che oltre a bivaccare negli studi televisivi, ci hanno ripetutamente ossessionato sulla necessità del governo dei meritevoli e dei capaci: ma quando si ripete una stessa affermazione per infine volte sorge il dubbio e ci hanno fatto un po’ pensare.

Solo Tommaso Montanari ha fatto notare che il governo dei “meritevoli” non è niente di meno che l’aristocrazia (dal greco aristos: ottimo, idoneo). Ed ha ricordato che il governo aristocratico fu spazzato via dalla Rivoluzione Francese del 1792. Si sarebbe pensato che nel 2021 non ci venisse riproposto un governo aristocratico. Ai nostri attenti commentatori è sfuggito che in un meno di un mese tutta la tradizione “liberale” della democrazia parlamentare è stata sfigurata. Non occorre scomodare i maestri del pensiero liberale come J.Stuart Mill, o il più recente Amartya Sen: basta ricordare “Star War 5” con il memorabile “E’ così che muore la democrazia, sotto scroscianti applausi”.

L’assenza di opposizione, o meglio di una minoranza parlamentare, mina il concetto stesso di democrazia parlamentare. A chi è affidato il controllo della maggioranza? Quale dialettica si può avere in un “parlamento” in cui il 90% degli eletti è maggioranza? Anche qui la regressione è vistosa ed implacabile. E’ iniziata in sordina con la decretazione d’urgenza e le reiterazioni di voti di fiducia su tutto, e quindi  il parlamento non è più il luogo dove le forze politiche si “parlano”, ma il luogo dove si vota. E poi riforme elettorali su riforme elettorali con l’unico obiettivo che a decidere gli eletti sono gli eletti stessi. Nella logica di questa élite, il consenso è solo propaganda o meglio campagne pubblicitarie come per vendere un dentifricio.

Charles Wright Mills, illustre pensatore liberale americano, quando scriveva “Le élite del potere” (1956) non avrebbe mai pensato  che si potesse arrivare all’annientamento della élite politica a totale vantaggio di quella economica con il soverchiante dominio della frazione bancaria finanziaria. Perché è di questo che si deve parlare. Le questioni vere e concrete che determineranno il nostro futuro devono essere accantonate.

Fare ironia sull’alto profilo è un quasi scontato e addirittura di cattivo gusto. Ma è anche opportuno non dare nulla per scontato. Come ad esempio chi è il nuovo Ministro dell’Economia e Finanze. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) tra le altre, svolge anche “funzioni di controllo e vigilanza sulle gestioni finanziarie pubbliche” (fonte: sito del Ministero). Il dottor Daniele Franco dal 1999 è dipendente della Banca d’Italia e si è sempre occupato di Centro Studi. Nel 2013  ha un’impennata: dal 20 maggio 2013 al 19 maggio 2019 è Ragioniere Generale dello Stato, nominato da Letta e rimasto con Renzi e Gentiloni, quindi per un anno con Conte. Poi rientra in Banca d’Italia. La nomina, come la successiva di Direttore della Banca d’Italia non è avvenuta con un concorso o una selezione pubblica: no dovrebbe essere proprio questo il metodo per nominare il migliore il più meritevole? Niente affatto. Solo nomine politiche. La nomina del Direttore avviene perché il predecessore va alla BCE, ed avviene da “meritevole” grazie  al Consiglio  Superiore  della  Banca  d’Italia, in data  20  dicembre  2019. Il Consiglio Superiore della Banca d’Italia è uno organismo composto dai delegati eletti in 13 sedi della Banca d’Italia dai suoi azionisti: chi sono gli azionisti, cioè i proprietari? le Banche (54.766 azioni sono di Intesa Sanpaolo, Unicredit 29.911, Generali 10.090, Banca Carige 9.760 azioni e così via fino all’ultimo azionista il Banco del Monte di Lucca con 2 azioni. Poi ci sono anche Inps e Inail, le casse di previdenza di avvocati, ingegneri, architetti, medici, commercialisti, la cassa sovvenzioni dei dipendenti della Banca stessa (tutti con 9.000 azioni ciascuno).

Riassumendo, quindi: le Banche, che controllano la Banca d’Italia tramite i meritevoli, nominano il Direttore Generale senza alcun concorso pubblico (mentre per un giardiniere in Comune occorre un concorso), e si chiama Banca d’Italia che farebbe presumere che sia una cosa dello Stato Italiano al servizio prioritario dei cittadini italiani e dei loro interessi economici, mentre nei fatti è una istituzione privata delle stesse Banche le quali – e comprensibilmente – di interessi fanno prima i propri. Il Direttore di Banca d’Italia, ora diventato ministro – senza niente togliere alle sue personali qualità professionali – è alla guida del ministero che dovrebbe controllare quello che ha fatto e fa Banca d’Italia. Ma gli esempi sul sistema di governo dello Stato potrebbero continuare.

La controriforma della democrazia italiana è avvenuta senza nessun referendum (troppo impegno), anzi con le forze politiche ammansite e contente. A questi “meritevoli” vorrei ricordare un piccolo aneddoto.

Nel lontano Concilio del 1439 di Firenze, convocato per cercare di risolvere lo scisma del 1054 che contrapponeva la Chiesa d’Oriente a quella di Occidente, agli ospiti “greci” i fiorentini avevano preparato un grande banchetto di carne di maiale cotta come sappiamo fare noi toscani. Fu grande il gradimento dei prelati, che iniziarono ad esclamare “Aristà, Aristà, Aristà!”. Nella loro lingua volevano ringraziare i cuochi fiorentini riconoscendo l’eccellenza del piatto: aristà, infatti significava eccellente, meritevole, buono.

(foto: Miniatura tratta dal ‘Breviari d’Amor’ (primo quarto del XIV secolo), British Library, Londra).