Annalisa Stroppa (foto Victor Santiago)
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Musica lirica. Intervista a Annalisa Stroppa

di MARTINA FERRARINI (OperaLife) – Il mezzosoprano Annalisa Stroppa, presente nelle stagioni dei maggiori teatri in Italia e all’estero.

Il mezzosoprano Annalisa Stroppa è regolarmente presente nelle stagioni dei maggiori teatri, tra cui: Roma, Milano, Madrid, Berlino, Parigi e Vienna. Affianco ad artisti del calibro di Mariella Devia, Riccardo Muti, con cui ha debuttato nel 2010 a Salisburgo, ed Anna Netrebko, con cui ha partecipato all’inaugurazione del Teatro alla Scala di Milano per la stagione 2017-2018, con l’Andrea Chénier di Giordano. Questa intervista è stata rilasciata il 5 giugno 2019.

Quando si è avvicinata allo studio della Musica? Lei oltre al diploma in Canto, è anche Laureata in Scienze dell’educazione, come è stato portare avanti entrambi gli studi? Quando è arrivato l’amore per l’Opera? Quando invece ha capito che avrebbe voluto farne un lavoro?

Cantare è sempre stata la mia passione, sin da bambina avevo le idee ben chiare: da grande avrei voluto fare la cantante! In quel momento era solo un sogno che nel tempo fortunatamente è diventato realtà. Trascorrevo gran parte dei pomeriggi dopo la scuola dai miei nonni che, pur non essendo musicisti o cantanti, ascoltavano Pavarotti, Domingo, Carreras e Mario del Monaco. Ho iniziato in questo modo ad avvicinarmi alla musica e a scoprire le grandi arie d’opera. Imitavo questi grandi tenori! Sono sempre stata molto estroversa e quando cantavo stavo bene ed ero felice! Quando ho deciso di iniziare gli studi musicali, nonostante in famiglia non ci fosse alcun musicista, i miei genitori hanno fin da subito assecondato le mie inclinazioni e creduto in me, incoraggiandomi e sostenendomi sempre; sono stata molto fortunata ed è anche grazie alla loro fiducia che ho potuto affrontare con determinazione questo cammino. All’età di 9 anni circa la voce naturalmente non era ancora matura, era una “voce bianca”, così mi è stato consigliato di studiare solfeggio e uno strumento. Successivamente sono stata ammessa alla classe di pianoforte del conservatorio della mia città: lo studio di questo strumento mi è stato utilissimo come base successiva. Anni dopo, con il cambio della voce, ho potuto finalmente iniziare a studiare canto, la mia vera passione! Non vedevo l’ora!!!! Studiavo in Conservatorio a Brescia, contemporaneamente preparavo gli esami in Università e allo stesso tempo, avendo ottenuto l’abilitazione, insegnavo part-time in una scuola primaria. Nonostante la fatica e la frenesia di quel periodo amavo tutto ciò che facevo: l’insegnamento ai bambini, i miei studi all’università e soprattutto cantare!

Tanta passione, studio, costanza, determinazione, entusiasmo, tenacia e amore!!! Tutto si è realizzato gradualmente, dalle prime arie d’opera cantate in casa o alle feste in famiglia quand’ero una bambina, al primo concerto in conservatorio, alle esibizioni nei concorsi, ai primi recital da camera, ai debutti di piccoli ruoli in contesti minori, per poi arrivare ai grandi teatri con ruoli via via sempre più prestigiosi! Tante conquiste, un mattone sopra l’altro ed eccomi qui!

Nel 2010 ha debuttato a Salisburgo con Riccardo Muti, come ricorda questa esperienza? Come è stato iniziare e poi intraprendere la carriera di cantante? 

Un’esperienza meravigliosa, indimenticabile! Un bellissimo ricordo!

Una prima assoluta di un’opera riscoperta e mai eseguita fino a quel momento, “I due Figaro” di Mercadante, nella prestigiosa cornice del Festival di Salisburgo che attirava l’attenzione da parte di tutto il mondo operistico; successivamente lo spettacolo è stato ripreso al Teatro Alighieri di Ravenna, al Teatro Real di Madrid e al Colon di Buenos Aires.

Naturalmente ero molto emozionata perché sentivo che quello sarebbe stato il mio punto di partenza, mi presentavo da perfetta sconosciuta sul panorama internazionale. Sono molto grata al Maestro Muti per questa opportunità perché mi ha dato modo di imparare e crescere moltissimo. Ovviamente avvertivo la responsabilità che mi era stata affidata ma mi rassicurava l’estrema cura e precisione con cui il Maestro ci aveva preparati durante il periodo di prove: lavorare con il Maestro Muti è stato prezioso, da lui ho imparato non solo a leggere quell’opera ma anche il metodo per approcciarmi allo studio di qualsiasi spartito.

Al termine della Prima recita la felicità, la soddisfazione era immensa! Come si dice, avevo rotto il ghiaccio! È stata un’ottima vetrina per farmi conoscere; mi chiedevo se si sarebbe esaurito tutto al termine di quella produzione oppure se ci sarebbero state altre belle opportunità e tutto ciò si sarebbe sviluppato nel tempo; ed è andata proprio così, gradualmente ho avuto tante conferme e ho capito che quella sarebbe stata la mia strada!!!

Quando si approccia ad un nuovo spartito, come organizza lo studio dal punto di vista drammaturgico, interpretativo e musicale? Come crede che questi fattori debbano influenzarsi ed interagire tra loro per una migliore esecuzione?

Quando preparo un ruolo nuovo mi piace personalizzarlo. Mi immergo nello studio approfondito del libretto e della partitura, dal punto di vista musicale presto molta attenzione allo stile vocale che l’autore richiede e dal punto di vista interpretativo costruisco una mia personale lettura ed interpretazione del personaggio così da poter trasmettere anche la mia personalità e sensibilità. Queste sono le basi, i punti da cui partire per lavorare e proseguire nello sviluppo del ruolo da interpretare anche in funzione delle idee e dei suggerimenti del direttore e del regista.

All’interno di questo percorso di ricerca mi piace anche confrontarmi con le varie edizioni di una stessa partitura e con le interpretazioni dei grandi mezzosoprani che l’hanno interpretato prima di me. Trovo sia molto utile poter cogliere le peculiarità che ogni artista offre, senza diventarne però la copia, ma solo per trarne stimolo e fonte di idee; in un secondo tempo abbandono questo tipo di ascolto e ritorno con attenzione sul personaggio così da coglierne le sfumature più profonde.

Quando interpreto un ruolo cerco di immedesimarmi a tal punto nel personaggio da riuscire a provarne realmente le stesse emozioni. E questo è il bello dell’Opera: emozionarsi per emozionare! Mi rendo conto che ogni volta porto una parte di me stessa sul palcoscenico, del mio vissuto; in tal modo il ruolo che interpreto prende forma e diventa sempre più mio. Sarebbe impossibile per me cantare senza sentimento! Noi interpreti abbiamo un grande privilegio: emozionare noi stessi così da poter trasmettere le medesime emozioni toccando il cuore del pubblico!

La vita dell’artista lirico è fatta di continui viaggi e di valigie alla mano, come affronta dal punto di vista psicologico i continui spostamenti e il distacco dagli affetti? 

La lontananza dai propri affetti e, conseguentemente l’impossibilità di curare personalmente i propri rapporti familiari, sentimentali e di amicizia costituisce il rovescio della medaglia del nostro lavoro; per questo è importantissimo avere il sostegno dei propri cari e sentirli vicini anche a migliaia di chilometri di distanza. Sono convinta di una cosa: chi ti ama ti sostiene e ti capisce e la sua presenza si avverte anche nella lontananza annullando ogni distanza; in questo sono molto fortunata, finora ho superato queste difficoltà grazie alle persone meravigliose che ho accanto, che, sin da quando ho iniziato questo percorso, non mi hanno mai fatto mancare affetto e sostegno. La mia passione e l’entusiasmo, uniti all’amore dei miei cari, sono i motori che mi danno la forza e la serenità necessaria per affrontare tutto.

Al di là delle varie difficoltà credo che sia un lavoro meraviglioso, stimolante, arricchente ed elettrizzante! Di volta in volta si conoscono nuove persone e nuovi paesi e in ogni produzione ho occasione di crescere sia a livello artistico che personale. Adoro questo mestiere, cantare non è solo una professione, ma è proprio parte di me, coinvolge la mia vita a 360 gradi ed è meraviglioso essere riuscita a realizzare il mio sogno!

Il suo ruolo preferito e perché? Quale ruolo invece le piacerebbe affrontare in un prossimo futuro?

Amo tutti i ruoli che interpreto, ognuno per motivi diversi, a ognuno cerco di dare un’anima e mi ci affeziono, li vivo e li considero mie creature così come uno scultore o un pittore amano i propri dipinti e le proprie sculture. Li amo tutti! Se in questo momento dovessi sceglierne uno o due direi sicuramente Adalgisa e Carmen, perché adoro questi due personaggi che sono agli antipodi ma mi offrono la possibilità di spaziare ed esprimere aspetti più vicini e più lontani dalla mia personalità.

Ci sono tantissimi ruoli che vorrei interpretare tra cui Charlotte nel Werther di Massenet; lo trovo un ruolo meraviglioso! È interessante sia dal punto di vista vocale che interpretativo: mi piacerebbe dare voce a questo magnifico ruolo perché trovo Charlotte molto simile a me. È una ragazza semplice, sensibile e con un’emotività molto profonda che lascia parlare il suo cuore e soffre per le persone che ama!

Mi piacerebbe dar voce anche a Leonora ne La Favorita, Sara in Roberto Devereux e Margherite ne La Damnation de Faust e molti altri ancora!!!

Opera preferita (anche al di fuori dal tuo repertorio) e l’autore che predilige?

Sicuramente le mie opere preferite sono “Norma” e “Madama Butterfly”. Personalmente, in questo momento mi sento particolarmente vicina al belcanto, Donizetti e in particolare Bellini (Adalgisa, Romeo…) perché esalta la purezza del suono e pone la melodia al primo posto, ponendo l’espressione vocale come protagonista indiscussa della musica.

Nel 2018 lei ha cantato al fianco di Mariella Devia nella produzione di Norma al Teatro Carlo Felice di Genova. Come è stato cantare al fianco di una delle Signore della Lirica? Quali insegnamenti crede di aver appreso e cosa vorrebbe condividere con noi di questa esperienza?

Cantare al fianco della favolosa signora Devia è stato molto emozionante, un grandissimo privilegio, un’occasione unica per ammirare in prima persona le sue grandi qualità e la sua sensibilità! Lei è un esempio di artista che ha saputo amministrare e utilizzare al meglio il suo strumento a tal punto da poter cantare magnificamente il difficile ruolo di Norma ancora oggi dopo anni e anni di intensa carriera. In lei ho riconosciuto la vecchia scuola di canto, quella che ha radici solide e forti e mette al primo posto una tecnica sicura, il rispetto per la voce, lo studio costante e la continua autocritica. Sicuramente oltre al talento naturale il suo esempio è la conferma di quanto la costanza, il lavoro quotidiano, lo studio e la dedizione creino i grandi artisti! Lavorare con lei costruendo le stesse intenzioni e con la stessa sensibilità e sentire le nostre voci che amalgamarsi nei duetti come se fosse una voce sola è stato qualcosa di magico!

Lei ha partecipato a numerosi concorsi lirici, ed è risultata finalista al XLVII edizione del Concorso “F. Vinas” di Barcellona e vincitrice di numerosi concorsi internazionali tra cui: “TIM”, “Magda Olivero”, “Iris Adami Corradetti”, “Comunità Europea A.Belli di Spoleto, “Riccardo Zandonai”. Quanto sono importanti i concorsi per un cantante e cosa consiglierebbe ad un giovane che desidera affrontare tale carriera?

I concorsi sono stati importanti perché mi hanno dato modo di farmi conoscere e di misurare le mie potenzialità e capire se avessi potuto intraprendere questa carriera. Ho sempre ottenuto degli ottimi risultati e questi per me erano importanti conferme che mi davano l’input per crederci davvero e proseguire questa strada.

Il primo concorso che ho vinto è stato il Dino Caravita a Fusignano, poi i concorsi interni indetti di musica da camera in conservatorio. Dopo il Diploma ho vinto il Belli di Spoleto… ho partecipato davvero a molte competizioni sia in Italia che all’estero. Tra i concorsi internazionali d’Opera ricordo in particolare il Corradetti, il Magda Olivero, con la presenza in giuria della Signora Olivero, lo Zandonai di Riva del Garda e Operalia durante il quale ho avuto il piacere di conoscere e duettare con il grande Placido Domingo. Li consiglio vivamente ai nostri giovani perché, al di là della vittoria, i concorsi sono un’occasione per misurarsi con se stessi, con la propria emotività, di conoscere e confrontarsi con altri giovani accomunati dallo stesso sogno e dalle stesse aspettative! Inoltre sono occasioni preziose per farsi ascoltare da direttori artistici, registi, cantanti presenti in giuria e magari avere anche qualche buon consiglio.

Come definirebbe la sua voce? E cosa vuol dire per lei essere un’artista?

Sono un mezzosoprano lirico. Affronto principalmente ruoli del belcanto e del repertorio francese. Credo che questo repertorio sia perfettamente aderente alla mia vocalità così come al mio carattere.

Essere un Artista per me significa innanzitutto avere sempre rispetto per il dono che abbiamo ricevuto e farne tesoro, senza mai sporcarlo! Significa dedicarsi alla musica non solo come se fosse un lavoro ma come una missione, insomma fare dell’arte la nostra vita!

Quali aspettative ha per il futuro e quali appuntamenti occuperanno il suo calendario prossimamente?

Personalmente sono davvero molto grata alla vita per tutto ciò che mi ha donato, per le persone che ho incontrato e per aver avuto la grande fortuna di coltivare la mia passione ed averla potuta trasformare nel mio lavoro!

Il desiderio e l’aspettativa per il futuro è quello di poter proseguire a lungo questo cammino e sempre con lo stesso entusiasmo!

Subito dopo la produzione di Così fan tutte all’Opera di Las Palmas mi aspettano importanti debutti! Il Requiem di Verdi al festival di Ljubljana: un debutto che negli anni scorsi ho sempre rimandato e che credo ora sia giunto il momento di poter affrontare; dopodiché sarò Zerlina nel Don Giovanni debuttando al prestigioso Chorégies d’Orange, Fenena nel Nabucco al Regio di Parma e per chiudere l’anno in bellezza, in dicembre calcherò per la prima volta il palcoscenico dell’Opera di Amburgo, vestendo i panni di Cenerentola.

Martina Ferrarini – OperaLife

(foto: Victor Santiago / OperaLife)

Il numero di aprile del magazine