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Nel 2060 il mercato di Viareggio tornerà disponibile

by Moreno Bucci
Viareggio, particolare del mercato centrale

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“Business is business”, sicuramente per il concessionario, sicuramente meno profittevole per il Comune e la comunità viareggina

Quarant’anni, sì. Nel 2060 la struttura del nuovo mercato di Viareggio, quello di Piazza Cavour nel centro della città a due passi dal mare, tornerà nella disponibilità della comunità viareggina.

Certo “business is business” come dicono gli inglesi. E per chi sarà concessionario, l’affare ci sarà. In quaranta anni l’investimento sarà sicuramente ripagato con ampi margini di guadagni. Meno profittevole sarà invece per le casse comunali, se addirittura anche il ragioniere capo del Comune di Viareggio ha dichiarato di non vederci la convenienza in questa vicenda.

Da quello che si sa la descrizione della struttura mi sembra sia stata anticipata da una tesi di laurea di Giovanna Simonelli del 2012: “Riqualificazione urbanistica e recupero polifunzionale del mercato di Piazza Cavour a Viareggio”. La Simonelli si sofferma sui punti di forza del suo progetto. E scrive:

“Uno dei punti di forza di Piazza Cavour è certamente la posizione, si trova e rappresenta il centro della città. Da Piazza Cavour infatti sono facilmente raggiungibili a piedi i maggiori centri di interesse. Nel raggio di 500 mt troviamo infatti la stazione ferroviaria, la stazione dei pullman, la Pineta di Ponente, il porto e la Passeggiata. Altro punto di forza è sicuramente la presenza nella piazza e nella zona circostante di una vivace attività commerciale favorita nel suo sviluppo da un altrettanto estesa zona pedonale che corre parallelamente alla Passeggiata. Il tessuto commerciale è quindi consolidato e la zona è riconosciuta dagli abitanti proprio come zona commerciale, basti pensare alla denominazione di “Mercato” dizione che dalla piazza è estesa a tutta la zona circostante. Inoltre la zona pedonale è stata una delle prime in Toscana a riconoscersi come Centro Commerciale Naturale. Altra tendenza che si sta affermando nella piazza e che trova riscontro anche a livello nazionale, è il consumo dei cibi di strada, il così detto street food”.

Ma Giovanna Simonelli vedeva anche limiti che possono intaccare il buon esito dell’operazione:

“La minaccia più grave che a mio parere deve essere contrastata è la devitalizzazione della zona; uno spazio vissuto e partecipato non può essere lasciato al degrado anche perché, se è relativamente facile migliorare la vivibilità di luogo (una nuova pavimentazione, un nuovo sistema di illuminazione, delle sedute piacevoli etc…) è invece molto difficile, se non impossibile, trasformare una piazza in un luogo vissuto e percepito come identitario, questa ricchezza a mio parere non deve essere perduta ma preservata o meglio tramandata”.

Nel 2012 poteva ancora temperare i rischi. Infatti scrive:

Nonostante il quadro critico emerso dell’elencazione dei punti di debolezza l’area non manca di potenzialità. L’opportunità maggiore a mio parere risiede nel come viene vissuta la piazza e nelle possibili evoluzioni che si delineano all’orizzonte. Infatti i commercianti sono da anni ormai riuniti nel Consorzio Centro Commerciale Naturale Il Pellicano e nel Coordinamento Commercianti Viareggio Centro queste associazioni promuovono iniziative comuni per rivitalizzare ed incentivare il commercio in quest’area della città, in particolare negli ultimi anni sono state realizzate iniziative come cene ed aperitivi in piazza e aperture serali che hanno avuto un discreto successo e che paiono indicare una possibile linea di sviluppo futuro come zona da vivere anche la sera soprattutto nel periodo estivo”.

Sintetizza così il suo progetto, che prevede:

“Utilizzo della terrazza di copertura del loggiato dei negozi in Piazza Cavour come nuovo luogo di passeggio – Soprelevazione del loggiato di Piazza Cavour per realizzare: -1 sala conferenze -1 ristorante -1 aula studio/riunioni -Riposizionamento e distanziamento dei banchi fissi lungo il perimetro della piazza -Diminuzione del numero di banchi – Nuovi spazi per la realizzazione di fiere e mercati temporanei – Nuovo spazio attrezzato per il consumo di street food”

“In conclusione” – scrive la Simonelli – “ non si può negare che la proposta presentata sia di forte impatto, ma da quanto visto è vero anche che la piazza ha un’estrema necessità di un intervento forte e deciso che invece è mancato in tutti questi anni.””.

Passiamo ad un’altra considerazione

A volo d’uccello le crisi economiche si sono manifestate con una certa cadenza. 1974 crisi petrolifera, anni ’80 l’inflazione, 1992 crisi valutaria, 2002 l’euro a mille lire, 2008 crisi americana dei sub-prime, 2020 il coronavisus.

Nella seconda parte del Novecento ci furono pochi interventi sul mercato. Due volte si intervenne nella zona riservata alla frutta e verdura, una volta nella parte centrale. Forse, fu data più attenzione all’intorno: la pedonalizzazione della via  Battisti nei primi degli anni Settanta dette forse la spinta maggiore allo sviluppo del mercato. Ci fu poi, nella seconda metà,  la pedonalizzazione della via S. Martino in corrispondenza dell’area mercatale e, all’inizio del secolo, la pedonalizzazione di via Fratti.

Proposte di ulteriore allargamento della zona pedonale e della costruzione di un silo per parcheggi nella zona ex gasometri non trovarono accoglienza. Comunque si può affermare che fino a tutto il Novecento le crisi, che colpirono anche le attività del mercato, furono superate, seppur con qualche contraccolpo.

Fu probabilmente il fenomeno tutto italiano dell’ “euro a mille lire” che provocò la prima vera ripercussione negativa sui prezzi, che lievitarono  senza una ragione. La perdita di potere d’acquisto, dopo le prime euforie dei commercianti, provocò una vera e propria crisi. Gli esercizi più marginali iniziarono a cedere i banchi. Fu così che si ebbe la trasformazione del mercato viareggino in un mercato largamente gestito da esercenti cinesi, che avevano acquistato i banchi a prezzi molto remunerativi per chi lasciava.

Con la crisi “americana” del 2008 si assistette alla mutazione ulteriore della gestione dei banchi. Molti cinesi cedettero, facendo posto a nuovi ambulanti, prevalentemente bengalesi.

Con il proseguire della crisi si affacciò – insieme ai problemi di disponibilità della clientela, un altro fenomeno: quello della liberalizzazione degli orari. Viareggio era fra quelle città che erano aperte nei giorni festivi. Smisero, così,  pian piano di venire a Viareggio coloro che, solitamente dalle città toscane vi si recavano. Il fenomeno, del resto,  era già iniziato con l’apertura dei centri commerciali  nella Toscana interna.

In più, la lunga crisi degli anni dieci di questo secolo (quella che, ad esempio, affamò la Grecia) ha colpito molto forte anche Viareggio e la sua economia. E tutto questo ha causato, piano piano, la desertificazione del mercato di Piazza Cavour. La stessa Simonelli, che scrive nel 2012, sottolinea che “ L’attuale momento di crisi rende ancora più pressante un intervento di questo tipo se non si vuole rischiare che uno dei luoghi simbolo della città perda valore”.

Perdurando la crisi, non solo si sono visti scemare gli esercenti, ma è stata condotta una politica di “desertificazione” del mercato, a mio avviso proprio in vista di una sua “cessione”. Se il Comune sborsa quasi un milione di euro per questa operazione “supersapone” avrebbe potuto sostenere gli esercenti morosi e, invece di buttarli fuori, incoraggiarli a restare, concedendo dilazioni di pagamento, permettendo di mantenere un buon livello commerciale e dando loro la possibilità di riprendersi. E, forse, anche di effettuare lavori di restauro.

Un dubbio mi viene anche sullo sbocco commerciale del “nuovo mercato”

Oddio, tutto bello, “vetrages” e fontane, balconate al piano rialzato, ristoranti regionali, feste e balli…. Ma andiamo con ordine.

La ristorazione “regionale”. Molto carina: del resto il cacciucco viareggino già lo servono in passeggiata e altrove. Certo il fascino dell’Amatriciana, quello della Bagna cauda, del carciofo alla giudìa, dei  risi e bisi, del risotto allo zafferano, dei canederli, dei pizzoccheri… Tirano più i piatti regionali che cento paia di buoi. Mi viene in mente il “Fico” vicino a Bologna. Poi, vuoi mettere il fascino del “piano alto”: un po’ come una volta la “Terrazza Martini” a Milano (A mia memoria, le iniziative al piano rialzato non mi pare abbiano mai avuto grande successo (a suo tempo il Club Nautico, ambiente però “riservato”): né in Piazza Piave, né alla Galleria Nettuno in Via Duse negli ultimi vent’ann, si sono viste iniziative  consolidarsi. Oddio, di convegni se ne possono fare, per una quindicina d’anni si sono visti allo Stabilimento Principe di Piemonte. Dipende da tanti fattori. In bocca al lupo.

Forse, il Belluomini non fece per caso il mercato all’aperto

E poi le vetrate. Sono fantastiche. Specie nei climi freddi. Io non lo voglio nemmeno immaginare il sole di questi ultimi tempi che batte sulle vetrate del nuovo mercato! Non è mica per caso che il Belluomini abbia progettato logge aperte!

Infine la zona parcheggio. Se si vuole dare spazio a zone pedonali e ciclabili, l’area non è gran che. Non è a caso che una volta si fosse pensato ad un silo per parcheggi. Si era andati molto avanti, ma tra il Novecento e il Duemila non se ne fece più nulla. Ma il bisogno sarebbe alto, se le magnifiche sorti e progressive auspicate dall’Amministrazione (e dal privato) si dovessero realizzare. Forse non farebbe male neppure una seria analisi della popolazione stanziale in città e nel centro in particolare, che mi pare stia rarefacendosi mese dopo mese.

L’augurio è che dalla crisi “COVID” si esca presto e bene per non trovarsi  con un altro “Vasco Zappelli” che “mutatis mutandis” è oggi l’emblema della crisi e del disinteresse della cosa pubblica.

Una considerazione, infine, di altro tipo

Viareggio, nel tempo, si è sempre riformulata, nel bene e nel meno bene, mantenendo però una sua peculiare caratteristica: di essere una città ricca di “atmosfera”: la torre, i moli, la spiaggia, la passeggiata, le due pinete, il piazzone, il lago, le case di Puccini, i cinema, il teatro, gli alberghi, gli stili, le “oceaniche”, ecc. Ecco, otre ai valori intrinsechi dei singoli edifici, Viareggio esprime una speciale atmosfera, che ciascuno coglie secondo La propria sensibilità.  Chi si ricorda del ”Piano Rogers”? Era certamente un cambio molto “moderno”, specie della Passeggiata. Fu bocciato, proprio perché stravolgeva l’atmosfera di Viareggio.

Quello che vedo oggi, tra il “Parco (sic) commerciale” al Varignano al progetto del mercato del piazzone, mi viene in mente la parte terminale del Viale San Concordio. Moderno, ma non adatto alle nostre atmosfere.

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