Margherita Cassano Prima Presidente Corte di Cassazione

Nelle carceri toscane 99 donne su 3.270 detenuti

In Toscana 2.100 detenuti coinvolti in percorsi di inclusione sociale, lavorativa e giustizia riparativa. Il 64% del totale dei carcerati.

La notizia viene dal convegno organizzato da Regione Toscana e Anci, “Carcere, inclusione sociale, comunità”: 2.100 detenuti sono stati coinvolti in percorsi di inclusione sociale, lavorativa e giustizia riparativa. “Sono numeri che raccontano l’impegno concreto portato avanti dalla Regione insieme a Comuni, istituzioni, mondo dell’associazionismo e del Terzo Settore per costruire opportunità di reinserimento e migliorare le condizioni di vita dentro e fuori gli istituti penitenziari” dicono a Palazzo Panciatichi.

Considerando che il totale dei detenuti nei 16 istituti penitenziari toscani è di 3.270 (Ministero della Giustizia, 28 febbraio 2025), significa che per il 64%, ha trovato effettività l’art.27 della Costituzione secondo il quale le pene “devono tendere alla rieducazione del condannato”.

La notizia offre un’immagine della realtà carceraria che dovrebbe aiutare l’opinione pubblica, giustamente esasperata dal progressivo senso di insicurezza urbana, a farsi un’idea più civile tra la forca e l’impunità. A questo proposito: gli stranieri dietro le sbarre sono 1.511 su 3.270; considerando la crescita della curva di micro-criminalità urbana, i casi sono due: o i reati provenienti dall’immigrazione clandestina non vengono perseguiti adeguatamente, oppure la realtà della sicurezza urbana è più complessa, e grave, dello stereotipo di colore. Ma di questo non ho trovato traccia nei resoconti del convegno, come della percentuale di donne nelle carceri toscane: 99 (su 3.270 detenuti).

Per fortuna non valgono sempre le Quote rosa, e qualche crepa esce fuori nella neofilosofia politically correct della Parità di genere. Tanto divario di genere, 99 su 3.270, abbaglia. Meriterebbe di essere compreso: ma la politica ormai è quella che è, e la cultura ha smarrito la propria funzione di formazione della classe dirigente, di ricerca e comprensione del mondo.

A riprova, la lectio magistralis della Prima Presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano. Ha concluso il convegno di fronte ad una platea dove ad abbagliare erano le sedie vuote più di quelle occupate.

“La delega alla legge sta portando un atteggiamento di abdicazione della collettività a svolgere, ciascuno nel proprio campo d’azione, l’impegno sociale che sarebbe doveroso per far vivere i principi costituzionali. Siamo di fronte ad un atteggiamento di apatia sociale, di rassegnazione, di delega all’autorità come se ci fosse una scissione” tra il cittadino e lo Stato. “Oggi, ciascuno di noi, come cittadino, cosa vorrebbe? Che la legge regoli ogni più minuto aspetto del nostro stare insieme? Siamo ancora capaci come cittadini, nella prospettiva costituzionale, di regolare le nostre relazioni umane a prescindere dal comando della legge? Esiste una base comune di valori, che sono quelli contenuti nella prima parte della nostra Carta Costituzionale, che ci consentono di stare insieme a prescindere dalla regolazione della legge?”.

Probabilmente, ancora non tutto è perduto. Un pezzo d’Italia continua a pensare e a porsi domande. Anche se gli effetti, probabilmente, se tutto va bene li vedranno i figli dei nostri nipoti.







I progetti, finanziati attraverso il Fondo Sociale Europeo e il Fondo di Sviluppo e Coesione, si sono svolti su tutto il territorio regionale e hanno previsto servizi di accompagnamento sociale, percorsi di giustizia riparativa, attività di orientamento e formazione al lavoro, tirocini di inclusione sociale.

“Dal mondo del carcere arrivano notizie sempre più drammatiche, però c’è bisogno di interventi strutturali e di un sistema che parte dal carcere ma sia capace di coinvolgere tutta la comunità, non possiamo limitarci a rincorrere l’emergenza – ha dichiarato l’assessora regionale alle politiche sociali Serena Spinelli, tirando le somme del convegno appena concluso.

“Abbiamo voluto questa tre giorni – ha spiegato – per fare il punto sul percorso compiuto in questi anni che è stato incentrato su una presa in carico multidisciplinare delle persone, perché questa è la strada per attuare il principio costituzionale della rieducazione dei detenuti e dare gambe a un modello sociale inclusivo e per i diritti di tutti e tutte”.