Meraviglie della Mente - di Ugo Cirilli

NOI E L’ACQUA: UN RAPPORTO INDISSOLUBILE CHE INFLUENZA LA MENTE (di Ugo Cirilli)

L’acqua è fondamentale per la nostra sopravvivenza: questo preziosissimo elemento costituisce buona parte del nostro organismo. Non tutti sanno, però, che i suoi benefici potrebbero andare oltre ed estendersi anche alla sfera della psiche.

Contemplare distese azzurre, che siano mari increspati dalle onde, placidi laghi, ruscelli tranquilli o fiumi maestosi, sembra in qualche modo rilassare la nostra mente. Secondo i dati di una recente ricerca irlandese (Dempsey, Devine, Gillespie, Lyons e Nolan, 2018), ad esempio, individui che godono nel quotidiano della vista di panorami costieri hanno minori tendenze depressive.

Come può l’acqua avere tali effetti sulla psiche? Le ipotesi sono diverse e molto suggestive.

Un’attrazione legata alla sopravvivenza

Una prima ipotesi è legata alla teoria della Biofilia del biologo Edward Osborne Wilson. Negli anni ’80 lo scienziato ipotizzò che l’essere umano sia spontaneamente attratto dalle forme di vita e dagli ambienti naturali che evocano fertilità: una tendenza che non sarebbe scomparsa nemmeno con l’urbanizzazione odierna. Diverse ricerche hanno riscontrato reazioni fisiologiche di rilassamento in persone esposte a scenari verdeggianti, rassicuranti, con ampie panoramiche e fonti idriche.

La natura quindi ci spingerebbe ancora alla ricerca degli habitat naturali più propizi alla vita. E l’acqua è, appunto, un presupposto per la nostra esistenza. La psiche ci regalerebbe quindi sensazioni di relax di fronte a mari, laghi, stagni e fiumi, come se volesse “ricompensarci” per aver trovato un elemento tanto cruciale. L’attrazione innata per le fonti idriche sembra suggerita anche dalla popolarità del colore blu, tra i preferiti nell’abbigliamento e non solo.

Una fuga dal caos e dal sovraccarico di stimoli

Secondo l’Attention Restoration Theory dei coniugi Kaplan, una coppia di psicologi americani, gli ambienti naturali ci permettono un recupero attentivo, una vera e propria “ricarica dell’attenzione”.

Boschi, spiagge, rive dei corsi d’acqua e altri scenari non artificiali sono gli ambienti in cui la nostra specie si è evoluta. I luoghi che hanno plasmato il nostro organismo, ai quali siamo abituati da tempi remoti. In tali contesti si attiverebbe una forma di attenzione spontanea indotta dall’evoluzione, un interesse per l’ambiente che non comporta sforzi. L’opposto di quanto avviene nel caos cittadino, in cui dobbiamo forzatamente focalizzarci, di continuo, su elementi artificiali (semafori, veicoli in transito etc.).

Così i laghi, i corsi d’acqua e il mare rientrerebbero tra gli ambienti rigeneranti che danno sollievo alla nostra mente, sovraccaricata di stimoli nel quotidiano. Il biologo Wallace J. Nichols, che al rapporto acqua-mente ha dedicato un libro, riferisce che già in uno studio del 1995 il rendimento di alcuni studenti, soprattutto per quanto riguardava la capacità attentiva, risultava migliore se la stanza in cui si trovavano permetteva di osservare un ambiente naturale. Altre ricerche, anche recenti, hanno raccolto ulteriori dati a favore dell’ipotesi di un legame natura-recupero attentivo.

Una componente sonora

Nel caso dei fiumi e del mare, al rilassamento potrebbe contribuire anche il rumore dell’acqua in movimento. Sembra infatti che rientri tra i suoni naturali capaci di indurre uno stato di distensione, influenzando l’attività di un circuito cerebrale chiamato “default mode network”. Tale rete neurale entra in funzione quando siamo svegli e coscienti in una situazione di profondo rilassamento.

Concediamoci allora, quando possiamo, una bella passeggiata sulla spiaggia, sulle rive di un lago o di un corso d’acqua. La psiche ringrazierà per la pausa rigenerante dalla frenesia del quotidiano!