Obbligo vaccini Covid la parola alla Corte

di BEATRICE BARDELLI – Domani la Corte Costituzionale sarà chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’obbligo vaccinale.


Domani, 30 novembre, la Corte Costituzionale sarà chiamata a pronunciarsi su 12 delle 17 ordinanze rimesse alla Consulta da altrettanti Tribunali di varie regioni d’Italia, sia amministrativi, come il Tar Lombardia, che ordinari come i tribunali di Brescia, Padova, Catania, sulla legittimità dell’obbligo vaccinale.

Mentre assistiamo ad un black out ben coordinato e programmato dell’informazione mainstream su questa data che segnerà il destino di milioni di italiani che hanno rifiutato l’obbligo vaccinale imposto dal governo Draghi con il decreto legge n.44 del 1° aprile 2021, l’associazione nazionale Constitutio Italia ha voluto affrontare l’argomento in un interessantissimo convegno organizzato a Pisa (Polo Piagge- Università di Pisa) lo scorso 25 novembre dal titolo “I profili giuridici del SARS COV-2”.

Dopo la magistrale lectio scientifica dell’immunologo Mauro Mantovani di IMBIO Academy di Milano (oltre che membro attivo della British Society for Immunology e docente in Immunologia dei Tumori), sono intervenuti sul tema più propriamente giuridico il dottor Bruno Ricci e le avvocatesse Lina Manuali del Foro di Padova, già giudice del Tribunale di Pisa, nota per la sua coraggiosa sentenza di illegittimità costituzionale dei DPCM dell’ex presidente del Consiglio Conte, Annalisa Carnesecchi e Sabina Bargagna del Foro di Pisa (tutti gli interventi sono stati pubblicati in esclusiva sul canale Telegram di “Dentro la notizia”). Mentre l’avvocatessa Carnesecchi ha commentato la mirabile ordinanza del Tribunale di Firenze n. 7360/2022 emessa dalla giudice Susanna Zanda a tutela di una psicologa non vaccinata e sospesa dall’Ordine degli Psicologi della Toscana, l’avvocatessa Sabina Bargagna ha relazionato sul tema che, in questi giorni di “veglia costituzionale”, sta facendo tremare i polsi a chi si è battuto con scienza e coscienza contro l’obbligatorietà della inoculazione dei vaccini antiCovid sulla cui legittimità giudicherà la Consulta.

L’avvocatessa Sabina Bargagna.

In premessa alla sua relazione Bargagna ha voluto sottolineare la sua scelta di usare un linguaggio “molto semplice, alla portata di tutti anche per i non giuristi, perché la conoscenza e il rispetto della Costituzione è un diritto di ciascuno di NOI. E quando è in gioco la violazione di valori e diritti primari della nostra Carta Costituzionale, dovremmo destarci tutti e insorgere, soprattutto i giuristi, alla difesa di quello che io ritengo un capolavoro di equilibrio di diritti e garanzie primarie dell’uomo, a cui non dobbiamo rinunciare mai”.

A differenza delle due sentenze di giudici “illuminati”, Lina Manuali (Tribunale di Pisa) e Susanna Zanda (Tribunale di Firenze), che hanno disapplicato nettamente la normativa nazionale relativa alla obbligatorietà vaccinale inserita con il Dl 44/2021, convertito in Legge 76/2021 e successive modifiche prima per i sanitari e poi per altre categorie professionali (docenti, forze di polizia, militari) e infine per gli over 50, in quanto in contrasto con norme costituzionali e sovranazionali, ha spiegato Bargagna, in Italia sono state emesse altre sentenze da parte di giudici che, invece, hanno sospeso il processo relativo all’obbligo vaccinale rimettendo la questione di illegittimità al giudizio della Corte costituzionale.

“Mancano pochi giorni a una data molto importante, per chi è stato coinvolto personalmente ma anche per tutti quegli operatori del diritto che si sono occupati della materia dell’obbligo vaccinale. Su questa legge che ha un anno e mezzo di vita pendono già numerose ordinanze di rimessione alla Corte Costituzionale, circa 17, ma il dato è in continuo aggiornamento. Di queste ben 12 saranno in discussione proprio il 30 novembre: un numero così elevato deve far sorgere seri dubbi di legittimità della normativa!”. Tipologia delle ordinanze. L’avv. Bargagna ha individuato tre tipologie di ordinanze che hanno rimesso la questione di illegittimità costituzionale alla Consulta. La prima raggruppa quelle ordinanze che hanno ritenuto che sia stato violato il principio di ragionevolezza e proporzionalità, nella parte in cui si è disposto, per il lavoratore che non ha adempiuto all’obbligo vaccinale, la soppressione di qualsiasi sostentamento economico per un tempo indeterminato e imprecisato e senza prevedere neanche un assegno alimentare.

I giudici hanno precisato che il diritto alla salute della collettività a evitare il contagio non può comportare il sacrificio totale di qualsiasi diritto antagonista come il diritto al lavoro e ad un’esistenza libera e dignitosa. La seconda raggruppa quelle ordinanze che hanno ritenuto che la normativa dell’obbligo vaccinale abbia violato oltre al principio di ragionevolezza e proporzionalità anche quello di non discriminazione tra lavoratori, nella parte in cui ha disposto la sospensione automatica dei lavoratori solo perché appartenenti a una categoria professionale, anche se non a contatto con il pubblico, e per aver concesso soltanto a lavoratori non vaccinati in possesso di esenzione o differimento alla vaccinazione la possibilità di essere adibiti a mansioni diverse non a contatto pubblico, non prevendo la medesima possibilità al lavoratore non vaccinato per libera scelta.

La terza raggruppa l’ordinanza della Corte di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia, la n. 38 del 18 marzo 2022, che è stata la prima in assoluto e quella del Tribunale di Padova che hanno affrontato “il cuore della questione”, il rispetto dell’art. 32 della Costituzione. Quesiti sull’art. 32 della Costituzione. L’avv. Bargagna ha esposto i grandi quesiti relativi all’articolo costituzionale che recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Innanzitutto, l’avvocatessa ha posto due domande: 1) “Il diritto alla salute della collettività può prevalere in determinate condizioni sul diritto alla salute del singolo e sulla libertà di autodeterminazione rispetto a un trattamento medico contro il Covid-19?”; 2) “Il diritto alla salute della collettività a evitare il contagio può spingersi al punto di imporre sempre e comunque, a qualsiasi condizione, il sacrificio del diritto della salute individuale?”. Ed ha spiegato che, nel primo comma dell’art.32, “i due diritti, dell’individuo e della collettività, godono entrambi di tutela ed il fatto di coesistere in un medesimo articolo, anche per il principio di proporzionalità e ragionevolezza che abbiamo visto nelle precedenti ordinanze, ci fa pensare che l’uno non può essere soppresso totalmente a favore dell’altro. Quindi una prima risposta che ci possiamo dare è che sicuramente in virtù di un diritto alla salute collettivo non si può imporre qualsiasi limitazione del diritto alla salute individuale.

E’ possibile fare delle limitazioni, finanche imporre un trattamento sanitario, ma sempre che ciò avvenga tramite legge dello stato e senza “violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. La nostra Costituzione: una bilancia perfetta. “Bisogna pensare alla nostra Carta Costituzionale come ad un insieme di principi e diritti, alcuni anche antagonisti come per l’art. 32 Cost., che stanno in equilibrio tra loro ed è per questo che ho scelto il simbolo di una bilancia come rappresentazione grafica dell’equilibrio dell’art. 32 Cost. – ha proseguito Bargagna – . Qual è la parte che pesa di più? E questo gioco di equilibrio lo comprendiamo ancora meglio se andiamo a leggere i lavori preparatori della Costituzione e di come è nato l’art. 32 Cost. fortemente voluto da Aldo Moro”.

I due “piatti” della bilancia nell’art. 32.

L’avv. Bargagna ha esaminato le due ordinanze del Tribunale di Padova e del CGA Sicilia dal punto di vista del peso dato dai due enti a parti diverse dell’art. 32. Il Tribunale di Padova si ferma, infatti, a valutare la seconda parte del primo comma dell’articolo, quella che si occupa del diritto alla salute della collettività. Se quindi, la Repubblica deve garantire e proteggere la salute della collettività, adottando misure idonee a farlo, secondo il giudice padovano, la legge che ha imposto l’obbligo vaccinale (nello specifico il caso affronta quello di un sanitario sospeso perché non vaccinato, n.d.r.) è contraria all’art. 32 cost. perché non è idonea a tutelare la salute della collettività in quanto il trattamento sanitario Covid-19 non è in grado di evitare la malattia per il singolo ed evitare il contagio.

Al contrario, il CGA SICILIA si sofferma sul diritto alla salute individuale, su come lo stesso possa o non possa essere limitato ed in particolare sulla seconda parte dell’articolo e sul superamento dei “limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Il CGA Sicilia si concentra, infatti, sugli eventi avversi rilevati dall’aggiornamento del rapporto AIFA della sicurezza dei vaccini del febbraio 2022. “Teniamo conto che la decisione del CGA – ha commentato Bargagna – è avvenuta dopo una istruttoria con richiesta di produzione di documentazione da parte dello Stato Italiano, in merito al triage pre-vaccinale, tuttavia la giurisprudenza costituzionale, in merito agli obblighi vaccinali richiamata anche dal CGA, si è formata in un trentennio tanto che la prima sentenza è del 1990 e parla proprio del tipo di reazioni avverse che possono essere consentite. Quindi, secondo questi orientamenti, se il vaccino è efficace per la collettività ma comporta il rischio di eventi avversi anche in un numero esiguo di persone, non può essere imposto.

La vita anche di una sola persona non può essere sacrificata per la salute della collettività. Questo non è un ragionamento morale/etico è un ragionamento squisitamente giuridico. La nostra Costituzione non lo consente ed è molto chiara in questo senso e univoca. Non si può obbligare per legge un trattamento sanitario se può provocare effetti gravi, finanche il decesso della persona – ha concluso l’avv. Bargagna – . Il trattamento sanitario dovrà essere su base volontaria e non può essere imposto per discrezionalità del legislatore perché le acquisizione scientifiche sono in continua evoluzione”. Gli scenari possibili. Un primo scenario possibile, ha spiegato Bargagna, è che la Corte dichiari il DL 44/2021 incostituzionale.

Ma è estremamente difficile anche se dovrebbe essere l’esito scontato/dovuto, ha commentato l’avvocatessa, in considerazione del fatto che la Consulta è un organo NON impermeabile alla politica. Infatti, un terzo dei suoi componenti vengono scelti dal Presidente della Repubblica ed un altro terzo dal Parlamento per cui una tale sentenza metterebbe sotto accusa il precedente governo Draghi ed inoltre farebbe scattare una serie a catena di richieste di risarcimento danni, economici e non solo.

Un secondo scenario possibile, intermedio, ma, secondo l’avvocatessa, “altamente più probabile”, potrebbe essere quello di considerare legittima la legge al momento della sua emissione per le conoscenze scientifiche in possesso del legislatore, ma, in considerazione dei nuovi dati emersi ad oggi, la legge, se rimanesse ancora in vigore, sarebbe senz’altro incostituzionale: una sorta di incostituzionalità sopravvenuta. Un terzo scenario potrebbe essere quello di dichiarare la costituzionalità della legge, di cui oggi è cessata l’efficacia, ma questo, ha commentato l’avv. Bargagna, “non significa che viene cancellato l’art. 32 ed in futuro potrà essere imposto qualsiasi trattamento sanitario perché la legge è ancora in vigore. I giudizi pendenti potranno continuare a conservare le proprie ragioni di illegittimità in concreto sulla base dell’inefficacia dei vaccini ormai risultante dai dati ufficiali dell’ Istituto Superiore di Sanità , EMA, Pfizer….se il lavoratore vaccinato contagia tanto quello non vaccinato perché deve essere escluso dal lavoro solo il secondo?”. Un messaggio di speranza.

“Ma anche di rispetto e di amore per la Carta Costituzionale che io nutro profondamente fin dai miei primi passi nei dintorni del diritto”, ha concluso l’avv. Bargagna ricordando il discorso che Piero Calamandrei, avvocato, giurista, politico e soprattutto padre costituente, fece agli studenti milanesi nel 1955, un anno prima della sua morte: “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: lo lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno, in questa macchina, rimetterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere quelle promesse, la propria responsabilità. […] Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica […]. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…”.