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OGGI Capodanno Pisano (di Giovanni Ranieri Fascetti)

by redazionetoscanatoday

Ringraziamo il prof. Giovanni Ranieri Fascetti per questo suo intervento sul nostro giornale. I pisani non possono oggi festeggiare come sempre fanno da secoli il proprio Capodanno, tuttavia ricorderemo negli anni a venire questo giorno del 2020 per l’ennesima dimostrazione di generosità, operosità, intelligenza dei pisani, che fanno sventolare in Italia e nel mondo il vessillo della civiltà pisana, da Santa Chiara a Cisanello, dalle sedi amministrative alle associazioni di volontariato, gli uomini e le donne che indossano una divisa, i pisani e le pisane che continuano a lavorare tra mille difficoltà per garantire la sopravvivenza di tutti. Buon Capodanno Pisa! (Beatrice Bardelli)

Giovanni Ranieri Fascetti, pisano, classe 1965, è presidente del Gruppo Culturale “Ippolito Rosellini”. direttore della Rocca del Brunelleschi a Vicopisano e Custode del Tempio  di Minerva Medica a Montefoscoli, è Esperto di Marketing e Gestione del Patrimonio, Storico  dell’Urbanistica e Archeologo. Ha la cattedra di Discipline umanistiche presso l’I.I.S “Pacinotti –  Galilei” di Pisa.

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Intorno all’Anno Mille, la Stella Maris

Allorché intorno all’anno Mille i commerci nel Mediterraneo tornarono a fiorire, i popoli della costa, dall’area pisana fino a quella francese e oltre, riscoprirono il culto della Stella Maris, la Stella del Mare, la divinità protettrice dei naviganti. Fu così che l’antica dea Iside la cui festa, a primavera, segnava l’inizio della stagione della navigazione nel Mediterraneo, si proiettò nella figura della Vergine Maria. La devozione a Maria dei popoli della costa lì portò ad una percezione diversa della dimensione femminile portatrice di vita. Ecco la scelta di celebrare il Capodanno a partire dalla primavera, da quel 25 marzo, festa dell’Annunciazione che segnava, nove mesi prima del 25 dicembre, la vera venuta del Cristo sulla terra: il momento del concepimento, attribuendo così a Maria un ruolo di primo piano nella storia dell’umanità e del suo procedere verso la Salvezza.

Il Capodanno si configura, quindi, come una festa della nascita/rinascita primaverile, una festa della luce del Sole, principio maschile e del principio femminile, la Luna, che riceve e incorpora questa luce  esprimendo tutto il suo potenziale generativo. In tutto questo risuona la eco delle speranze degli uomini in un futuro migliore, in una trasformazione e in cambiamento, in linea con l’armonia celeste, che permetta loro di raggiungere il porto sicuro della serenità.

Mai come in questo momento le celebrazioni del Capodanno, festa che i Pisani hanno voluto rivitalizzare con forza a partire dall’anno 1999, 2000 Stile Pisano, hanno assunto un valore così profondo di augurio di vita, pace e prosperità. Così fu anche in quel lontano anno del 1631 quando i Pisani, al colmo della tragedia della pestilenza, non si dimenticarono di rendere omaggio alla Madonna protettrice di Pisa.

Oggi come allora, 389 anni fa, la città di Pisa era in piena emergenza

Era una dolce primavera e, proprio come oggi, così allora, la temperata e limpida aria pisana, con quei suoi  cieli azzurri che soltanto gli acquerelli del Settecento (le immagini delle città, prodotte per i turisti dell’epoca),  riusciranno ad esaltare, era intessuta del prezioso cinguettio degli uccelli ma, a parte il cinguettio, in città regnava un assoluto silenzio, proprio come oggi; questo  silenzio era di tanto in tanto rotto dal cigolio di un carro che passava sulle strade sassose e dal raglio di qualche asino da soma. Proprio come avviene oggi, così anche in quei giorni mille occhi stavano alle finestre, sguardi tristi e guardinghi. Si stava avvicinando una festa importante per la città, il suo Capodanno, eppure, proprio come oggi, il popolo pisano non si stava dedicando all’organizzazione dei festeggiamenti.

Oggi come allora, 389 anni fa, la città di Pisa era in piena emergenza; le Autorità, civili e religiose,  nel chiuso dei loro palazzi, avevano un gran daffare con riunioni, contatti, relazioni, missive (le mail dell’epoca) e preparavano una quarantena a partire dal 26 marzo; si prevedeva una stringente sorveglianza alle porte delle mura e l’accesso consentito solo ai contadini che portavano cibo, muniti di “bollette”, le autocertificazioni del tempo. Si stabiliva la chiusura di tutti i negozi ad eccezione dei vinai, formai, venditori di generi alimentari e speziali ma con lo sportello abbassato; proibita la partecipazione alle funzioni religiose.

Orazio Gentileschi (Pisa 1563 – Londra 1639)

La peste, dilagando per l’Italia, raggiunge Pisa, chiusi in casa

Per limitare la diffusione della peste, tutti sarebbero stati soggetti alla quarantena in quel marzo del 1631. Il contagio, dilagando per l’Italia, aveva raggiunto Pisa negli ultimi mesi del 1630 e gli ultimi focolai si sarebbero spenti soltanto fra il 1632 e il 1634; per la verità i pisani, come anche gli altri popoli d’Italia e d’Europa, era “abituati” a queste situazioni tragiche e alle misure che venivano adottate per limitare il contagio: un’infinità di pestilenze si erano succedute fin dal tempo della caduta dell’Impero romano, portandosi via ogni volta una fetta più o meno consistente di popolazione.

A parte le fantasie sui rimedi per evitare il contagio o curare il morbo, o sull’origine del male, che alcuni collegavano ad infauste congiunzioni astrali, a parte la superstizione generale che vedeva nel contagio la punizione divina per i peccati commessi dalla gente e altre simili corbellerie, una cosa gli uomini l’avevano capita da tempo: per combattere l’epidemia bisognava tenere le persone ben chiuse nelle rispettive case, isolare accuratamente i focolai e fornire il cibo, l’acqua e la legna a tutti, con speciale attenzione alle famiglie povere.

Come infatti ci raccontano le ossa dei bambini nella fossa comune scavata anni or sono in piazza Dante, più di cento individui dai pochi mesi ai quattrodici anni d’età, morti di peste nella seconda metà del Trecento, il contagio  si scatenava a pieno campo nel contesto della fascia più povera della popolazione, i miserabili, indeboliti da un’alimentazione insufficiente, che vivevano in condizioni igieniche pessime, affetti da mali cronici che ne minavano ancor più le difese immunitarie; tra queste patologie imperava la Talassemia, popolarmente conosciuta come Anemia mediterranea, patologia legata alla forte presenza di malaria in una zona paludosa, come era il piano di Pisa (le zanzare della malaria evitando i soggetti anemici, diffondevano il male fra quelli sani, che ne morivano, così si selezionava nel tempo il gruppo umano geneticamente portatore dell’anemia).

Giuseppe Viviani (San Giuliano Terme 1898 – Pisa 1965), “Il ponte della Cittadella”

Ordine di tenersi nella quarantena (21 marzo 1631)

Oramai le storie di quei tempi “dormono” sepolte nei faldoni degli Archivi o nelle pagine dei libri e proprio in questi giorni di isolamento che ci permettono di passare più tempo a leggere, rovistano nel mio archivio sono incappato nel bando intitolato  Ordini da tenersi nella quarantena. Pubblicata questo di 21.marzo 1631.

Il contenuto di questi fogli assomiglia tanto ai documenti del nostro tempo, di questo presente periodo. La situazione è ben analizzata, l’Autorità ha studiato tutte le situazioni senza lasciarsene sfuggire alcuna.Interessanti sono le pene per chi viene sorpreso fuori di casa sprovvisto di valide motivazioni e di certificati:

Comandano appresso detti SS. Offiziali di Sanità, à tutte quelle persone, alle quali sarà dato giornalmente la carità, che non possino partire dalla casa dove habitano di presente, etiam che fosse per breve spazio di tempo, ò per visita su la porta di casa, ne meno passare in casa d’altri da porta, muri di corte, orti, finestre, loggie, ò tetti, ma si contenghino in casa, durante il tempo della quarantena, sotto pena alle donne, e ragazzi della frusta, e à gli uomini dell’Asino, nella quale s’intenderanno incorsi il maggiore di casa, così donna, come huomo respettivmente, che non haverà prohibito l’uscita, se bene esso non haverà trasgredito: e il dì 26, suddetto di quarantena, s’intenderanno revocate tutte le licenzie fino ad hora concesse: & à questi non si possa in l’avvenire conceder, & ottenuta in modi indiretti, non giovi.

Quindi alle donne e ai ragazzi la pena della frusta e agli uomini, una volta legati, l’avvilente viaggio sulla groppa di un asino, il volto rivolto al posteriore dell’animale, pena infamante generalmente riservata ai fedifraghi.

 L’organizzazione del controllo capillare su tutta la città: con i capi strada tenuti ad un controllo costante sul numero dei contagi e la loro localizzazione e ad organizzare una efficace distribuzione degli alimenti che, si puntualizza e  si ribadisce, devono essere di buona qualità. Non si tralascia di considerare la situazione contingente anche dal punto di vista economico, a parte gli stanziamenti generosi , si tratta della sospensione dei pagamenti dei tributi, delle sanzioni, dei debiti; i processi sono sospesi.

Attraverso il bando si ordina anche ai sacerdoti di non venir meno al loro Ministero, continuando a somministrare i Sacramenti, seguendo nella dedizione l’esempio dell’Arcivescovo, Giuliano de’ Medici costantemente impegnato, con la sua preghiera, a riconciliare Dio e gli uomini.

E già che Monsignor Illustrissimo con paterno affetto, procura mezzi sufficienti da riconciliare con Dio, e Curati che in ogni contrada terranno diligente custodia dell’anime, e somministreranno li Sacramenti, oltre l’assistenza continua di Sua Signoria. Hanno ancora detti Signori reputato spediente, di fermare gli appresso Ordini, da osservarsi nella Quarantena, perché ogn’uno sappia, come contenersi nella carica, che ha da esercitare, & il popolo effettuare, acciò non resti infruttuosa l’opera.

Soprattutto però, nei giorni che sono ormai prossimi al Capodanno, non ci si dimentica di ordinare il solenne omaggio in Cattedrale all’altare della Madonna, grande protettrice di Pisa, da parte delle Autorità civili.

E stabilito perciò, di ricorrere, il dì 25. À Sua Divina Maestà, & alla intercessione della Gloriosissima Regina del Cielo, Avvocata particolare della Città, perché si compiaccia impetrare a questo Popolo il perdono dell’offese fatte, e rimessione del flagello, in che doveranno tutti concorrere con pronta volontà, e con affetto di cuore, accompagnare, e secondare il solenne Voto, e suplichevoli preghiere, che faranno li Signori Priori, Magistrati tutti & Rappresentanti la Città, nella Chiesa Primaziale, avanti l’Altare della Santissima Vergine.

Quindi, oggi come ieri, in occasione del nostro Capodanno, vissuto in un momento così difficile, noi cittadini pisani possiamo soltanto ripetere l’antica invocazione dei nostri antenati:  Protege Virgo Pisas!

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