Home COMMENTI E ATTUALITA' Questa volta parlerò di libri, alcuni di quelli che ho amato

Questa volta parlerò di libri, alcuni di quelli che ho amato

by Giancarlo Altavilla

In questi lunghi giorni, il tempo potrebbe essere pieno di libri e del silenzio della lettura, ne segnalo alcuni insieme alle mie emozioni di lettore

Sono giorni lenti questi, preoccupati, faticosi di tempo ignoto, troppo libero, troppo inerte, sconosciuto. Sono giorni di parole scambiate e di pensieri taciuti, di attesa e di sconforto, di ottimismo che combatte con il suo contrario. È un tempo che potrebbe essere pieno di libri e del silenzio della lettura. Un libro è la chiave per aprire un orizzonte e per imparare a guardarlo.

Ogni libro trova nell’animo di chi l’ha letto non solo la sua ragione ma anche il suo significato, che è sempre una combinazione originale permeata della soggettività e della sensibilità del lettore. Le medesime pagine si arricchiscono delle sfumature e delle emozioni che chi legge sente, congiungendosi con il suo libro. E così, un libro letto da mille persone può diventare mille libri, raccontare mille storie quasi diverse, che ogni lettore custodirà a modo suo.

Un breve consiglio di lettura, questo mi sono ripromesso di scrivere.

Proust: Alla ricerca del tempo perduto

Il primo libro che potrebbe meravigliosamente riempire il tempo di questi giorni, è la Recherche, La ricerca del tempo perduto, di Marcel Proust, monumento della letteratura, antiromanzo del vivere. Questo libro ha segnato in me il prima e il dopo delle mie letture.

Quelle di prima sono state come un prologo inconsapevole delle parole di Proust, che parlano di una vita, come a me piacerebbe di saperla vivere, non negli accadimenti, ma nel modo; quelle di dopo sono state, spesso, il veicolo di emozioni che difficilmente hanno eguagliato quelle che stanno nelle pagine di questa opera. Con la Ricerca, ho scoperto lo spirito nobile e la sensualità che si celano dietro l’indifferente dipanarsi di ogni vita.

Leggetela. Vi affascineranno le descrizioni attente e minuziose, ma poetiche, degli animi, delle atmosfere, dei ricordi. Nel fiume di parole (che in fine vi parranno poche) ho visto i colori del tramonto, la limpidezza del cielo di primavera; ho sentito il profumo delle pagine ingiallite di vecchi libri e amati, di stoffe di lusso, odorose delle persone che se ne son vestite.

Vedrete cosa possono dirci e quanto sanno consolarci le rimembranze del noi; quanto può essere ricco uno sguardo, disarmante un sorriso, e pieno di suggestioni, il finestrino di un treno in corsa. Vedrete, come in un caleidoscopio, i mille colori della campagna, di uno scialle turchese e di una chioma sublime di donna; e sentirete i mille e mille sapori del vivere, del crescere, dell’invecchiare.

Ricordo la descrizione, come di pittura, dell’incedere verso un campanile in lontananza e quella della sonorità di una frase musicale. E mi vedo ancora leggere, affascinato e assorto, e guardare con la mente le cose di tutti i giorni e, fino ad allora, mai viste.

‘A lungo mi sono coricato di buon’ora la sera’. Così comincia.

Leggetela senza fretta, la Recherche. Immergetevi placidi nel suo oceano, di parole, di emozioni, di riflessioni. A me è capitato di leggerne più e più volte un brano, un periodo, una frase; e il viaggio che ho compiuto, seduto rapito, e volando, è stato il mio migliore. E ricordo con commozione grata la mia gita tanto desiderata al Père Lachaise di Parigi, la vigilia di Natale di tanti anni fa; quel fiore d’inverno, offeso dal freddo, che posai in silenzio sull’austera, piccola tomba di Marcel Proust.

Stendhal: Il rosso e il nero

Il secondo libro che andrei a ripescare dallo scaffale, l’ho amato tanto. Mi sono fatto coinvolgere e avvolgere e trasportare.Il rosso e il nero, l’opera più bella di Stendhal. Un romanzo vero, in cui gli accadimenti sono raccontati con la lingua meravigliosa della letteratura. Si ama, si soffre, si sogna, si combatte e si spera, in questo libro. Una storia ricca di sensi, sentimenti e umanità.

Oscar Wilde scrisse che Stendhal, ne Il rosso e nero, ha seguito le piste dell’anima nei suoi luoghi più segreti, per far confessare alla vita le sue colpe più care.

Siamo in Francia, durante la Restaurazione. Il centro di tutto è lui, Julien Sorel, giovane affascinante, con i suoi amori, la sua sete di vita e di dominio; e con le sue contraddizioni che stanno nel cuore di ogni uomo. Se vorrete leggerlo, vi ritroverete in un mondo in cui la fantasia racconta, e meravigliosamente, l’animo umano, la sua grandezza e la sua vanità.

Giulia Alberico: Madrigale

E poi leggete ‘Madrigale’, di Giulia Alberico, pubblicato da Sellerio, nella collana La Memoria. È un libro questo, che ho letto per caso, o quasi. Ciò che è sempre poco casuale per me è la scelta di un libro del sud. Mi ha attratto il titolo.

I madrigali sono le storie o i componimenti musicali brevi, di origine popolare; sono anche le galanterie antiche, d’arguzia o leziose, da indirizzare all’amata. Un ‘madrigale’ scritto nel nostro tempo non è cosa che potesse passare inosservata; di più, per me, se edito in una collana di libri che si chiama ‘Memoria’. Madrigale. Mi è parsa significativa già la mancanza dell’articolo determinativo, e poi il fatto che, nonostante le storie, i madrigali appunto, siano tre, il titolo sia al singolare.

Ne ho tratto una sensazione di discrezione, di intimità e di promessa d’introspezione, perciò attraente. E ho sentito anche la compostezza della scrittrice, nel chiamare con un nome che indica le cose ‘piccole’ la propria opera prima. Anche in letteratura, spesso mi pare che tutto sia oggi troppo rumoroso, patinato, pacchiano a volte. Già le copertine dei libri mi paiono ‘eccessive’, intenzionate ad attrarre l’occhio, prima della mente.

Per questo, un libricino col nome un po’ da vecchio lessico, mi ha attratto, come cosa intima mia, scoperta solo da me, bella ‘solo per me’. L’ho letto ormai qualche tempo fa, ma il tempo non ne ha offuscato il buon ricordo. È un libro al femminile, intriso della sensibilità, della riflessività, della tenacia e della maturità, placida e silenziosa, che sono virtù di donna.

È un libro che parla di memorie, di ricordi, di cose passate, di vite comuni, che non diventano Storia, e che pure nascondono le altitudini dei sentimenti, dei dolori, degli amori. Si racconta di un feticismo nobile, in cui le cose hanno il valore non della materia che le compone, ma del ricordo, intimo, triste e, senza contraddizione, consolatorio.

Mi sono rimaste impresse le parole di una delle donne del libro, Marcella, memoria di cose dimenticate e neglette, e guardiana infaticabile della casa che ne è generosamente piena: ‘io penso che le cose, tutte le cose, conservano la memoria di un gesto, di un’abitudine, di un tempo’… per questo lei le cerca e le custodisce; e toccandole e accarezzandole, sente ciò che furono e ciò che di sé stessa e delle persone che ha amato, quelle cose sono urna e testimonianza. Leggete questa storia dal nome antico, e lasciate che il vostro sentire ne amplifichi la capacità di emozionare.

Luigi Pirandello: L’Esclusa

E che il tempo vi basti per leggere L’Esclusa, di Luigi Pirandello. Nelle storie e nelle pagine di Pirandello ho sempre trovato la ‘vita a sorpresa’. I fatti, nel loro schietto dipanarsi, nascondono non l’imprevisto, quanto l’inapparente, quello che c’è e che non si vede, se non con gli occhi della introspezione e dell’ironia.

Ogni personaggio non è solo quel che appare, ma anche altro, a volte molto altro, in un intreccio di umanità, pensieri e sentimenti che rappresenta la vita di dentro e la realtà che sta oltre l’apparenza. L’Esclusa è un bel libro ‘pirandelliano’. Il tema della storia è quello di una donna scacciata dalla società perché giudicata colpevole (e invece è innocente) e poi riammessa quando in fine ritenuta senza colpa (e invece è colpevole).

Anche qui, come nella Woolf, si coglie il ‘sentimento del contrario’, il contrasto tra apparenza e realtà. La storia ci rivela la contraddizione insuperabile tra la vita, che di continuo si muove e cambia, e la forma che la fissa immutabile. E ci fa assistere al dolore di chi, incapace di vivere appieno la propria esistenza, si ripiega sulla vita, nella consapevolezza che la ricerca dell’autenticità dei sentimenti, come l’amore, si scontra con una realtà funesta, che è quella del pregiudizio e del pettegolezzo.

Ugo Riccarelli: Il dolore perfetto

E in ultimo, il mio consiglio di lettura è Il dolore perfetto, un libro meraviglioso scritto Ugo Riccarelli. È un romanzo poetico, dolcissimo. Le parole sono suoni, prima che significati. Si sente come una melodia che sta nella evocazione, nella rimembranza delle parole, che si rincorrono fino a raccontare una storia in cui l’amore commuove e accarezza.

‘…E intanto che raccontava, maneggiava la pancia della donna come fosse un rotolo di pasta frolla, morbido e molle, e così, tra le parole, il profumo di viole e le mani calde che le carezzavano il ventre, la Rosa smise di frignare e si abbandonò completamente a quel racconto strano nel quale lei si innamorava di un bambino chiamato Sole che sapeva raccontarle storie, lei vecchia, anziana e senza denti, e quel piccino biondo come il granoturco a raccontare cose che scioglievano le angosce‘.

È uno dei libri più belli che abbia letto. Le sue parole disegnano una trama che trascende gli accadimenti e racconta emozioni, suggestioni, malinconie. La vita scorre, passa; lascia ricordi, insegnamenti, nostalgie. Lascia anche il dolore di ciò che non sarà mai più; ma quel dolore è perfetto, perché è segno intimo di quel che è stato e della meraviglia della vita, di ogni vita. Porto con me il ricordo di questo libro, che vorrei trovasse spazio anche nei vostri sensi.

Disse Oscar Wilde che, in fondo, la vita non è che un brutto quarto d’ora composto di momenti squisiti. Il tempo dei libri di cui vi ho parlato potrebbe essere così, squisito.

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