Ogni giorno, chiusi nelle nostre case e intorno a noi

In un mondo sottoposto a dura prova, in cui atti di eroismo e generosità si alternano ad atti di cannibalismo e bieca speculazione, cosa accadrà domani?

Il grido di speranza è ovunque lo stesso: tutto andrà bene e alla fine saremo migliori. E nell’attesa che tutto passi escogitiamo nuovi modi di vivere la nostra casa e gli spazi ristretti a disposizione facendo i conti in alcuni casi con un quotidiano difficile, con equilibri familiari raggiunti a costo di tanti compromessi che la forzata clausura rischia di mandare a monte.

E’ lecito chiedersi se, come in ogni grave crisi dell’umanità, aumenteranno i suicidi, gli omicidi, sospetto in particolare i femminicidi, date le forzate e prolungate convivenze, nonché i furti, le truffe, gli  inganni,  i tradimenti -più on line che reali ovviamente- favoriti anche dalla onnipresente diffusione di false o fuorvianti informazioni.

Inneggiamo a eroi che presto dimenticheremo, e diamo credito ad ogni notizia che ci viene propinata attraverso tutti i mezzi possibili. Valanghe di messaggi WhatsApp, fake news, barzellette, scenette comiche, canti al balcone e passeggiate con finti cani o  galline vere – cosa non si fa per uscire di casa!- intasano la rete e la memoria dei cellulari per rendere questa pausa del vivere più sopportabile.

Oggi ci chiediamo: siamo al picco? Comincerà la discesa? Potremo festeggiare Pasqua con i nostri cari e il lunedì dell’Angelo in campagna con agnello alla brace e ‘cutturriddo?”  ( tipico piatto lucano con verdure e pecora  cotti in pignata di coccio per  lunghe ore).

E mentre i camion militari trasportano cortei di bare solitarie alle tombe deserte e senza pianti, escogitiamo nuovi impegni e abitudini per sopportare l’isolamento sociale e l’attesa, e modifichiamo le nostre abitudini, a volte in meglio, a volte in peggio. C’è chi si fa crescere la barba, chi impasta il pane, chi fa la dieta dell’aglio per abbassare la pressione -tanto non devo uscire- costringendo i familiari ad una doppia mascherina, chi si tinge i capelli da solo, chi nemmeno si lava, chi piange e prega, chi finalmente fa un po’ di ginnastica o prende un libro in mano dopo anni, chi  riordina cantina e soffitta, chi dà la colpa di tutto allo Stato e alle multinazionali e chi prova a fare tutto insieme ma poi  cade in letargo sul divano sperando di svegliarsi e scoprire che finalmente è tutto finito.

Ci sono poi i medici e gli infermieri che lavorano per tutti, molti eroicamente sopportando turni massacranti e rischio di contagio, altri che finalmente possono riposare un po’ o lavorare a ritmi più sostenibili perché gli ambulatori sono vuoti, le corsie aperte solo per urgenze e le attività inderogabili, e perché anche  gli ipocondriaci hanno preso una pausa, bloccati in casa da un male più terribile e tangibile della paura di star male.

Germogliano consigli su farmaci da prendere e non prendere per sconfiggere il virus e si riaccende una religiosità nata dalla paura. Si portano Croci e Madonne in corteo come per le passate pestilenze e si prega rinsaldando concetti di fede, speranza, amore e bontà. E mentre si auspica il ritorno ad una nuova  spiritualità, una spiritualità fatta di preghiera e attesa, di incitamento al cambiamento in meglio, c’è chi approfitta per riaccende polemiche sui gender e getta fuoco su argomenti scottanti insinuando il sospetto che la peste sia una punizione di Dio per le perversioni dell’uomo e per l’aver osato troppo e fra questo troppo viene inserito anche l’insegnamento della tolleranza verso i “diversi”.

Mentre il comune cittadino fiducioso attende e prega, c’è chi grida al complotto internazionale e sbandiera ai quattro venti fantomatici segreti nascosti di aziende farmaceutiche e laboratori che mettono in circolazione virus letali per poi  guadagnare soldi a palate con un vaccino già pronto per essere immesso sul mercato; chi invece grida alla favola dell’epidemia fasulla inventata dai governi per gettare il popolo nel panico in modo da  poter poi convincerlo a stringere più facilmente la cinghia. Questa catastrofe che colpisce duramente tutto il mondo ha dato fiato alle ipotesi più fantasiose, degne di un thriller mozzafiato e ovviamente ai fautori del “no vaccinazioni” che danno la colpa di tutto ai vaccini. Così da una parte leggiamo che tutto accade perché c’è chi vuole lucrare su un nuovo vaccino che tutti vorranno appena sarà pronto, e chi invece assicura che le popolazioni sottoposte a vaccino antitubercolare sono immuni dal SARS-CoV-2.

Ma dove sono i dati scientifici e/o le prove che attestano queste ipotesi e simili complotti? Dov’è la verità? Difficile conoscerla a fondo.

Non dubito che le aziende, soprattutto le multinazionali, abbiano come unico scopo il lucro personale, la sottomissione delle masse al dio “Consumismo” ma voglio sperare che non arrivino a produrre morte per poi presentarsi in veste di salvatori. E ugualmente mi rifiuto di credere, forse con ingenua fiducia, che si possa arrivare ad  un complotto internazionale di governi teso a far fuori la maggior parte della popolazione più debole per allentare le tensioni economiche.  

Non dubito che ci siano persone capaci di farlo, ma voglio credere ancora che ci sia del buono in questo mondo. E dunque diventeremo migliori dopo questo cataclisma? Lo spero con tutto il cuore ma ho molti dubbi poiché già in questo dramma il peggio marcia in parallelo con il meglio, con la solidarietà con il senso civico e con l’abnegazione.

Il peggio del peggio sono gli atti di sciacallaggio di chi continua a cercare il proprio tornaconto nella miseria altrui, di chi vende respiratori alla Grecia per guadagnare di più, sottraendoli ad un’Italia stremata dalla malattia, in agonia per mancanza di strumenti nelle rianimazioni; e ultima e fra le peggiori la notizia di chi fa propaganda per procurarsi clienti fra chi ha contratto il virus sollecitandoli a fare cause, con la propria consulenza, molto profumatamente retribuita, per ottenere lauti  risarcimenti dalle aziende ospedaliere. E’ un sacrosanto diritto, non lo nego, essere risarciti per un danno contratto in ambiente lavorativo, ma istigare a fare causa, a chiedere risarcimenti in un momento così tragico, a me pare mancanza di senso civico se non di etica.

Il male e il bene convivono nell’uomo e far prevalere il bene richiede conoscenza di se stessi, lavoro interiore profondo e collaborazione. L’uomo è un animale con molte capacità di adattamento se costretto dalle circostanze, ma accetta con difficoltà i cambiamenti, è radicato nelle sue idee e  nelle sue abitudini e con il ritorno alla normalità  tende a reiterare se stesso.

I grandi cambiamenti di solito avvengono lentamente e per lo più come frutto di casualità ma è anche vero che dopo ogni “pestilenza” si sono verificati significativi movimenti contro la sopraffazione delle masse, contro lo sfruttamento dei più deboli, contro l’ingiustizia dei governi. E dunque in un mondo sottoposto a dura prova, in cui atti di eroismo e generosità si alternano ad atti di cannibalismo e bieca speculazione, cosa accadrà domani? Potrà esserci una rinascita pacifica ad una vita più sana, più giusta, più equilibrata, più in sintonia con la natura e con l’umanità tutta? O sarà necessaria un’insurrezione globale dei dimenticati?

Alla fine di tutto saremo migliori? Cambieremo? Voglio sperare, al di là di ogni scetticismo e passata esperienza, che il mondo dopo  si sforzerà di essere migliore,  che qualcuno tenterà di essere migliore. Nonostante sia sempre drammaticamente vero che “homo homini lupus”. Lo dimostrano i governi totalitari, i liberalismi autoritari, e ogni forma di tirannia ancora imperante sulla terra.

Ma oso sperare che in qualche modo un piccolo germoglio di luce sia stato piantato, e sarà protetto gelosamente, coltivato con cura, forse dai più miseri della terra, forse nelle povere capanne africane o nelle foreste amazzoniche, assediate da governi ciechi e ottusi, o forse nelle profondità delle nostre anime globalizzate. Un passettino piccolo piccolo è stato fatto e poi chissà… A volte un piccolo passo porta al successivo e a un altro ancora. E il cambiamento accade.

Forse domani. Forse fra qualche anno. Forse fra mille anni. Il tempo è relativo.