Home CAMPO DI MARTE - di Aldo Belli On. Meloni, perché no a una donna sindaco di Viareggio?

On. Meloni, perché no a una donna sindaco di Viareggio?

Barbara Paci, candidata sindaco Viareggio

In Toscana a settembre si voterà anche per l’elezione del sindaco: ad Arezzo, a Viareggio e a Cascina, tre piazze politicamente significative

I media sono tutti puntati sulle elezioni di settembre solo attraverso la lente dei leaders nazionali, ma c’è anche un’altra Italia chiamata a scegliere come vorrà essere governata i prossimi cinque anni: saranno alle urne per il rinnovo dei sindaci 1.149 su 7.903 comuni, 148 con più di 100.000 abitanti e 18 capoluoghi di provincia di cui 3 di regione. La faccia dei partiti per un numero grande di cittadini si vedrà, quindi, più direttamente dal basso che dalle TV nazionali.

Vediamo la Toscana. Mentre ad Arezzo è consolidata l’immagine del centro-destra di Alessandro Ghinelli, con cinque anni di buona amministrazione alle spalle lanciato verso la riconferma, a Cascina ribollono gli animi della sinistra per riconquistare il Comune diventato simbolo dell’ascesa nella grande politica nazionale del sindaco uscente Susanna Ceccardi. A distinguersi, come al suo solito, è Viareggio: città ancorché decaduta negli ultimi trent’anni, pur sempre una piazza importante della Toscana. L’esempio evidente della sua incrostata turbolenza è il susseguirsi negli anni di commissari prefettizi fino alla dichiarazione di dissesto finanziario, nel quale tutt’ora sprofonda nella generale indifferenza a rimboccarsi le maniche.

La Lega, con un atto che ancora pare impossibile considerando la sua fisionomia militarizzata, ha deciso a Viareggio di fare un passo indietro e di sostenere la candidata della lista civica Barbara Paci (senza tessera della Lega). Una donna manager dell’imprenditoria culturale che si è fatta da sola, la cui bella presenza non tradisce l’eleganza e la concretezza di quello che pensa per ridare un futuro alla sua città. Non si capisce perché Fratelli d’Italia abbia detto di no e stia preparando il proprio candidato sindaco.

Onorevole Meloni, io penso che la scelta del suo partito sia incomprensibile ed autolesionista (vorrei dire palesemente dannosa per la sua stessa immagine): dire di no ad una candidata sindaco (donna) proveniente dalla società civile con la motivazione che Fratelli d’Italia vuole un candidato sindaco (maschio) espressione di partito, è francamente imbarazzante. Lo dico non da simpatizzante, ma da osservatore che cerca di cogliere nel magma politico quei segni, piccoli o grandi, in grado di illustrare la buona politica. Quanto ci divide (culturalmente e politicamente) è assai più grande di ciò che ci unisce, tuttavia è innegabile (guardando anche ai trascorsi del suo movimento) che lei ha portato e rappresenta una ventata di novità nel centro-destra italiano, a lei molte italiane e molti italiani guardano con attenzione e simpatia: per questo ho difficoltà a credere che ad una donna candidata sindaco (libera da scheletri politici nell’armadio ed espressione civile) preferisca imporre un uomo di partito. La risposta, però, può darla solo lei.

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