
di BEATRICE BARDELLI – Il ricordo del grande regista e dell’amicizia nata con una parte di attrice nel film “La notte di San Lorenzo”.
Un’altra stella del firmamento cinematografico italiano ci ha lasciato. Giovedì 29 febbraio il regista Paolo Taviani si è spento, all’età di 92 anni, a Roma nella clinica Villa Pia dopo una breve malattia. Al suo capezzale la moglie, Lina Nerli Taviani, ed i due figli, Ermanno e Valentina. Lunedì 4 marzo, si terrà la cerimonia funebre, laica, alla Promototeca del Campidoglio, dalle 10 alle 13.
Paolo era rimasto orfano del fratello Vittorio il 15 aprile del 2018, quando si era spento all’età di 88 anni, dopo una vita condivisa di scoperta e passione per il cinema da liceali, a Pisa, e dopo oltre 50 anni di attività registica in coppia a partire dal 1967 quando uscì “I sovversivi”, il primo film dei “fratelli Taviani”. Ma anche “Leonora addio”, primo film a firma unica di Paolo Taviani, uscito due anni fa, nel febbraio del 2022, in realtà è un film pensato, e in parte realizzato, a quattro mani ma, come ha rivelato Paolo Taviani in una intervista “Vittorio ha lasciato detto: desidero che il mio nome non appaia su niente che io non posso controllare”. Così è stato.
Ho conosciuto Paolo Taviani sul set de “La Notte di San Lorenzo”.
Era l’estate del 1981 ed io mi ero trasferita da Pisa, dove tuttora abito, a Empoli, dove aveva preso la residenza la produzione del film, insieme al mio compagno di allora che faceva parte della troupe. Era stato il mio compagno che, mesi prima, mi aveva portato a Roma, a casa di Vittorio Taviani, che, stranamente, mi accolse come fossi una vecchia conoscenza…il mio volto gli era familiare mi disse…capii solo mesi dopo il perché. Quel giorno, a tavola, ci fu uno scambio di occhiate tra Vittorio e la moglie che mi chiese, inaspettatamente: “Hai mai recitato?”. D’istinto detti una risposta che meravigliò per prima me…”Sì, e sono anche molto brava!”. Mi vergognai un po’ per quella frase azzardata. Ma era vero. Avevo recitato in un teatro a Livorno da studentessa universitaria ed avevo anche preso applausi a scena aperta…ma dire così ad un grande regista…Comunque, la storia finì lì.
Empoli, luglio 1981
Grazie al ruolo del mio compagno, ogni giorno potevo andare sul set. Mi accorsi subito che accanto ai due fratelli registi, Paolo e Vittorio, c’era un terzo occhio che vigilava sulle riprese, quello del produttore, il loro amico fedele e loro grande supporter, l’ex partigiano “Giuliani” al secolo Gaetano De Negri della Ager Film. “Giuliani” era maestoso ed aveva un’aria burbera ma, seppi dopo, solo perché era perennemente preoccupato che la produzione non sforasse il budget previsto. Arrivavano insieme sul set, la mattina, Paolo, Vittorio e Giuliani, dopo aver passato ore ed ore in albergo a discutere per preparare le riprese. Che venivano eseguite in modo preciso seguendo in modo rigoroso le indicazioni decise sempre all’unisono. E che riguardavano non solo le battute, il taglio delle riprese, campo lungo, primo o primissimo piano, piano americano, ma anche i movimenti dei corpi, l’abbigliamento, l’acconciatura dei capelli.
Una grande famiglia
In questo, era bravissima Lina, la moglie di Paolo, costumista di grande talento con un feeling affiatatissimo con il marito che aveva conosciuto a Pisa dove era nata. Era lei che accoglieva ad inizio giornata gli attori e le comparse per distribuire i vestiti e decidere le acconciature mentre Paolo e Vittorio rivedevano, in separata sede, la scaletta del giorno.
Quando entravano sul set calava un silenzio pieno di tensione emotiva. Tutti sapevano che erano dei grandi registi: i “fratelli Taviani” erano un mito. Avevano già vinto la Palma d’oro per il miglior film al Festival di Cannes del 1977, dove la giuria era presieduta da Roberto Rossellini, con “Padre padrone”, ed il premio della critica internazionale FIPRESCI. Ma loro, Paolo e Vittorio, si comportavano come persone comuni, senza mai darsi arie. Entravano sul set in silenzio, seguiti da Carla, la segretaria di edizione, moglie di Vittorio, e si mettevano subito dietro la macchina da presa per mettere a punto le inquadrature insieme al direttore della fotografia, Franco di Giacomo, che per “La Notte di San Lorenzo” riceverà nel 1983 il David di Donatello.
Un giorno speciale
Un giorno, mentre ero seduta come sempre in disparte sul set (la cantina di una casa a San Miniato) mi si è avvicinato Vittorio per dirmi che con Paolo avevano deciso di darmi una parte nel film, quello della “Donna della cantina”. Poi lui e Paolo mi hanno fatto sedere davanti alla macchina da presa, hanno preso le misure, hanno deciso con Franco Di Giacomo le inquadrature da fare e mi hanno dato le battute. Mi sentivo al settimo cielo ma avevo anche paura. Paura di non farcela.
Mi sono rinchiusa in una stanza ed ho cominciato a scaricare la tensione saltellando e “sfrondando” le braccia. Ho ripetuto le battute non so quante volte… Poi mi hanno chiamato e mi hanno fatto sedere su una panca. Avevo la macchina da presa a 5 centimetri dalla faccia. Era un primissimo piano!!! Nemmeno fossi stata la star del momento! Dietro la macchina da presa loro, Paolo e poi Vittorio. Ok! Ciak! E tutto è partito come in un sogno…ho detto le mie battute e…stop! Buona la prima! Incredibile…ce l’avevo fatta! Tremavo come una foglia per l’emozione e mi sono allontanata dal set. Ed è successa una cosa che non mi sarei mai aspettata.
Nel cast c’erano attrici di mestiere che erano state selezionate durante i provini fatti a Roma presso gli Studi di Ager Film in piazza Sant’Ignazio. Una di loro mi ha redarguito, come se fossi io la colpevole, per il fatto che “IO” avevo avuto l’onore di primissimi e primi piani mentre lei no. Non seppi cosa rispondere. L’ho capito solo dopo qualche giorno. Paolo e Vittorio si innamoravano dei loro personaggi. Non di tutti ma di alcuni, in particolare, sì. Alcuni con cui avevano un feeling speciale, addirittura personale, e tale da portarli a sostenerli e, addirittura, proteggerli.
Come era successo con la figura della “Donna della cantina”, una breve apparizione nel film, di cui non ho mai saputo niente. Si riferiva ad un personaggio a loro noto o a loro caro? Fatto sta che, giorni dopo, quando i fratelli Taviani dovevano girare la scena della strage del Duomo di San Miniato (in realtà fu girata nella chiesa di Empoli), originariamente attribuita all’esercito tedesco ma in realtà causata dagli Alleati, la mattina presto mi si sono avvicinati Paolo e Vittorio per dirmi più o meno questo: “Stanotte non abbiamo dormito al pensiero che tu saresti dovuta morire dentro la chiesa bombardata. Abbiamo deciso di salvarti insieme a pochi altri e farti uscire dal portone laterale. Vai da Lina a vestirti per la scena”. Così ho fatto e così è stato. Chi mi conosce mi riconosce mentre esco barcollante sul sagrato della chiesa.
Grandi registi e grandi uomini
Ho rivisto Paolo e Vittorio Taviani quando tornarono in Toscana, a Tirrenia vicino Pisa, per girare “Good morning Babilonia” nell’estate del 1986. Andai a trovarli anche perché volevo riabbracciare Margarita Lozano che avevo conosciuto sul set de “La notte di San Lorenzo” e che mi chiamava sempre “Mi alegrìa”. Non stavo più con il mio compagno-complice de “La notte di San Lorenzo” e raccontai a loro, a Paolo e Vittorio, il motivo per cui ci eravamo lasciati. “Ma questo l’abbiamo letto in una novella di Pirandello!” mi dissero.
Il loro incontro con Luigi Pirandello era avvenuto nel 1984 insieme alle quattro novelle che ispireranno loro il film “Kaos” dello stesso anno. Paolo e Vittorio riceveranno il Leone d’oro alla carriera nel 1986 ed il David di Donatello alla carriera nel 2016.
Dopo la morte di Vittorio nel 2018, Paolo si è sempre definito “mezzo regista”. Quando è morto Vittorio ho pianto. Ed oggi piango la morte di Paolo. Due persone straordinarie, culturalmente ed umanamente, che hanno sempre saputo trasformare un set cinematografico in un angolo della loro vita intima e privata. Con quello spirito dell’abbraccio caloroso e condiviso che solo i grandi giganti buoni sanno trasmettere.
Beatrice Bardelli, giornalista, vive a Pisa dove si è laureata alla Facoltà di Lettere in Lingua e Letteratura tedesca (indirizzo europeo). Iscritta all’O.d.g. della Toscana dal 1985, ha collaborato con numerose testate tra le quali Il Tirreno, Paese Sera, Il Secolo XIX, La Nazione e L’Unione Sarda. Si è occupata di cultura, spettacoli – teatro e cinema, ambiente, politica, società e salute. Dal 2000 attivamente impegnata nelle lotte dei vari movimenti e comitati a difesa dell’ambiente e della salute, dell’acqua pubblica e contro il nucleare, collabora con la Rete per la Costituzione.
