Home CAMPO DI MARTE - di Aldo Belli PD – Da Viareggio: la dignità del partito non si vende

PD – Da Viareggio: la dignità del partito non si vende

Gli iscritti al Partito Democratico di Viareggio, commissariato da Roma, hanno incontrato il commissario e messo nero su bianco

I ragazzi della via Pál sono strani, alle volte anche nella vita reale e non solo nella storia del popolare libro ungherese di Ferec Molnar. Una delle scene principali è quella in cui le Camicie rosse (una delle due bande di ragazzini, Budapest 1889) guidate dal valoroso e robusto Feri Áts, durante un’incursione riescono ad impadronirsi della bandiera sulla fortezza che i ragazzi della via Pál avevano costruito su una delle cataste di legname: qualcuno aveva dimenticato di serrare la porta del campetto e c’è il sospetto che un traditore abbia lasciato apposta la porta aperta.

La notizia di quanto accaduto a Viareggio in queste settimane è stata intenzionalmente silenziata in Italia dagli asserviti al potere PD e governativo: certamente non è una bella immagine quella di un partito che accusa Salvini di cesarismo e poi liquida una sezione come quella di Viareggio inviando un commissario politico per stracciare via le decisioni democraticamente assunte dagli iscritti ed imporre il proprio candidato alle imminenti elezioni comunali.

La decisione delle donne e degli uomini del Pd viareggino di elevare la loro voce di dolore e di ribellione, appare dunque un gesto coraggioso e appassionato: mi auguro che la facciano volare fino alle estreme punte del Paese, non solo nell’interesse del loro partito ma della democrazia politica in Italia. Ieri hanno incontrato il politruk Franchi, o per meglio dire. Il Commissario giunto dalla Лубянка, dopo avere incontrato in queste settimane anche i gatti, ha deciso di ricevere gli iscritti e rappresentanti del PD viareggino (insomma, i padroni di casa sfrattati illegalmente). Ai quali avrà detto (e scrivo così perché sono una persona educata): se così vi fa, bene; altrimenti, potete anche uscire dal partito.

Mi sarebbe piaciuto pubblicare i nomi degli iscritti insieme alla lettera consegnata al politruk Franchi: il nome delle donne e degli uomini del PD di Viareggio che hanno avuto il coraggio e la dignità di alzare la voce in difesa della dignità del loro partito (è corretto riconoscere che in questo caso lo scontro non è tra interessi personali di contrapposti candidati, ma la legalità all’interno di un partito, per altro finanziato con il denaro di tutti i cittadini). L’avevo scritto qualche giorno fa: sarebbe stato un segno di speranza per la politica e per la città.

A questo punto, è evidente. Quella del politruk Franchi non è più una vicenda viareggina, ma un caso nazionale sulla democrazia politica nel nostro Paese. Forza ragazzi della via Pál! Non siete soli, Non demordete. Vincitori o perdenti poco conta, perché potrete raccontarlo ai vostri figli, che siete rimasti coerenti alle vostre idee. Almeno, un giorno chissà, non vi sputerete in faccia guardandovi allo specchio.


La lettera degli iscritti al PD di Viareggio

Il documento che pubblichiamo (da fonte verificata) è quello del quale siamo venuti in possesso, non avendo firma rimaniamo ovviamente a disposizione.

Preg.mo Commissario Franchi,
chi scrive ha scelto, con orgoglio, di avere in tasca la tessera del Partito Democratico (almeno per il momento).
Le nostre storie sono diverse: alcuni di noi hanno radici nei due diversi partiti fondatori, altri hanno iniziato la vita partitica credendo in quel Codice Etico e di Valori di cui il Pd ha deciso di farsi portatore sin dal 2008.
Da allora di acque sotto i ponti ne sono passate molte, a volte calme, altre volte agitate.
Eppure siamo sempre qua, senza interesse, con spirito di servizio anche quando ci veniva chiesto di mescolare la colla per attaccare i manifesti o improvvisare gazebi nelle calde giornate estive.
Abbiamo tenuto aperte le sedi per le primarie, abbiamo gioito per le vittorie e sofferto per le sconfitte: abbiamo creduto che il partito democratico traesse la sua forza dalla base e nella base trovasse la sua stessa ragione d’essere.
Caro Commissario, tu vieni da lontano ma siamo sicuri che comprenderai l’amore che ci lega a questo partito dal quale nessuno di noi trae guadagno o sostentamento.
Siamo persone normali che, ogni anno, rinnovano la tessera, anche quando le politiche cui assistiamo non rendono facile questa scelta.
Ma siamo ancora qua e pensiamo di avere il diritto di esprimere, ancora una volta, il nostro pensiero.
L’unica esperienza di governo, finita nel 2014, ci ha profondamente provati ma, contro ogni aspettativa, ci ha lasciato in bocca la voglia di esserci, forse più di prima.
Lo abbiamo dimostrato nella campagna elettorale del 2015 e nello svolgimento dell’attività in consiglio comunale dove, nonostante gli attacchi continui da parte della maggioranza di governo, abbiamo tenuto sempre un atteggiamento equilibrato e serio, sempre propositivo e mai con ostruzione fine a sé stessa.
L’atteggiamento dell’attuale maggioranza, viceversa, non ha avuto niente di rispettoso, né verso le persone che compongono questo partito, né verso il partito stesso indicato sempre come la causa di tutti i mali di questa città.
Ecco perché, nel gennaio e febbraio 2020, dopo un intenso lavoro per ricompattare il centro sinistra viareggino, sfaldato e disilluso, abbiamo trovato una sintesi unanime e, per ben due volte, l’assemblea comunale, democraticamente eletta, ha scelto il proprio candidato sindaco.
Pensavamo che le scelte delle assemblee comunali sui candidati alle amministrative fossero autonome ed appartenessero alle unioni comunali, vuoi perché così recitano i nostri statuti vuoi perché è logico che sia l’organismo cittadino ad avere il diritto di scegliersi un candidato da sostenere prima e dopo la campagna elettorale.
In un partito Democratico le ingerenze esterne sono da mettere all’indice.
Se così non fosse l’aggettivo “democratico” sarebbe quanto mai fuori luogo.
Eppure, come tutti i dogmi, assistiamo ad una storia che, se non l’avessimo vista coi nostri occhi, non riusciremmo a crederci.
Dopo una pandemia mondiale che ha azzoppato il mondo intero, una mail asettica ci ha comunicato che le nostre scelte, i nostri percorsi e le nostre condivisioni non erano graditi e serviva un commissario.
Mentre tutto il mondo si fermava, il Partito Democratico della Regione Toscana, a gamba tesa, sovvertiva le decisioni legittime espresse dalla sua classe dirigente comunale ammutinando, di punto in bianco, la volontà espressa, a chiarissime lettere, da una assemblea nel pieno dei suoi poteri decisori.
Non solo.
Il tuo arrivo, sebbene accolto con una iniziale e comprensibile freddezza, non ci ha mai sottratti alla volontà di coadiuvarti nei tuoi passaggi. Ma le tue promesse in tal senso, si sono rivelate parole vuote e promesse da marinaio.
Le tue mosse e le tue decisioni le abbiamo apprese dai giornali dove abbiamo letto ed amaramente compreso di essere stati ridotti a numeri di tessere ed a voti utili per la prossima tornata elettorale.
Caro Commissario, sei venuto a Viareggio con un mandato da portare a termine e con il chiaro intento di silenziare le voci di chi questo partito viareggino lo ha sorretto, protetto e difeso sempre e senza mezzi termini.
Queste persone che, nei giochi di palazzo, pensate di poter silenziare a mezzo di incontri di vertice puntualmente rivelati dalla stampa, non sono manichini da esporre in vetrina quando si spengono le luci elettorali.
La scelta di non appoggiare Giorgio del Ghingaro alle prossime elezioni è stata ed è una scelta ponderata, non è una scelta personalistica ma è basata sulle scelte politiche fatte dallo stesso in questi anni, sui metodi utilizzati dalla sua amministrazione nei nostri confronti, nei confronti dei viareggini e della città tutta.
Un abisso divide il nostro progetto politico per la città da quello di cui il sindaco uscente si è fatto portatore, sia in punto politico programmatico sia in punto di merito.
Allo stesso tempo, il suo progetto per il prossimo quinquennio, atto a coinvolgere forze e persone appartenenti al mondo del centro destra non può essere per noi un terreno su cui scendere a compromesso.
Le richieste che negli anni abbiamo fatto e che sono state sempre e puntualmente disattese, non possono essere recuperate con miseri articoli di stampa, quasi sotto dettatura, nati l’ultimo minuto, idonei a soddisfare le pretese di altri ma non certo quelle del Partito Democratico di Viareggio. Noi abbiamo aspettato che alle parole seguissero i fatti: un’attesa lunga 5 anni e, puntualmente disattesa.
Non è nostro compito né interesse sapere cosa vi siete detti alla presenza di Sindaco, segretario di Federazione, responsabile federale degli enti locali ed esponente della segreteria regionale nelle riunioni dove, di fatto, la posizione e la sensibilità degli iscritti di Viareggio, non era rappresentata. Tu, Commissario, di certo, non puoi essere rappresentativo delle nostre sensibilità, dato che sei stato catapultato a Viareggio senza aver vissuto niente della nostra realtà.
Ma quanto ti interessasse conoscerlo ci è chiaro: a noi basta sapere che hai voluto incontrare tutti fuorchè i tuoi iscritti!
Sia ben chiaro però che nessuno di noi accetterà in silenzio le scelte prese da soggetti avulsi dalla nostra città!
Questo ennesimo schiaffo, che siamo pronti a chiarire nelle sedi opportune, non rappresenta, in alcun modo, la volontà degli iscritti di Viareggio che, con infinita chiarezza, intendono ribadire, ancora una volta, la loro totale e ferma contrarietà all’appoggio alla coalizione capitanata da Giorgio del Ghingaro.
Gli iscritti al P.D. di Viareggio

PD-Lettera-degli-iscritti-al-Commissario-Politico-2020.06.26

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