di ALDO BELLI – Ciò che sgomenta non è la politica di ‘Erdogan dittatore però indispensabile’ ma la mancanza di reazione dell’Italia civile.
Ciò che sgomenta non è la politica del dittatore utile, “un dittatore del quale abbiamo bisogno” sono parole di Draghi (conferenza stampa 8 aprile scorso), ma l’assenza di una reazione civile nel paese. “Italia e Turchia sono partner, amici, alleati. C’è la volontà comune di rafforzare la partnership, i due Paesi lavorano insieme per una pace stabile e duratura”. Una reazione civile degli italiani, giacché essere considerati amici di Erdogan, il dittatore a capo della Turchia, è una macchia sulla pelle di un paese che vanta una lunga tradizione di solidarietà verso i popoli oppressi nel mondo.
Recep Tayyip Erdoğan è l’uomo del colpo di stato del 16 luglio 2016, l’emblema del ritorno dell’islam in Turchia dopo la laicizzazione avvenuta ai tempi di Ataturk, ha ritirato la Turchia dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul perché lì fu firmata l’11 maggio del 2011), è il dittatore che ha arrestato più di 300 giornalisti, chiuso centinaia di radio e siti web, destituito decine di sindaci eletti con l’HDP (il Partito democratico dei popoli filo curdo), purgato 28.000 dipendenti del Ministero dell’Educazione e 5.000 docenti universitari, in Turchia oggi oltre 50.000 persone sono in carcere per dissenso politico.
Si dirà: ma la Turchia possiede il gas che ci è indispensabile. Se questo è il principio etico che guida lo Stato Italiano, allora anche il gas della Russia di Putin ci è ugualmente indispensabile.
La seconda obiezione dei malpensanti è che per Putin è in atto l’aggressione ad una nazione libera e indipendente: come dire, l’Italia difende il sacro fuoco della libertà ovunque nel mondo. Non si comprende allora perché lo stesso ragionamento applicato all’Ucraina non valga anche per il popolo curdo.
Fonti di Intelligence americane indicano che i curdi formerebbero poco meno del 20% della popolazione turca, circa 14 milioni “discriminati e perseguitati, i Curdi non hanno il diritto di usare ufficialmente la loro lingua nazionale e in Turchia rischiano l’arresto solo per partecipare a riunioni pubbliche nella loro lingua” (è l’Enciclopedia Treccani a scriverlo). Erdogan persegue da anni l’eliminazione fisica del popolo curdo.
Helsinki e Stoccolma potranno procedere con la domanda di adesione alla NATO “cementando quello che è destinato a essere il più grande cambiamento nella sicurezza europea degli ultimi decenni. Ma è una svolta che arriva ad un prezzo. E a pagarlo – è timore di molti – saranno oppositori e dissidenti curdi in esilio nei due paesi scandinavi. A poco sono valse le rassicurazioni della premier svedese Margaret Andersson che ha sottolineato come l’accordo sulle estradizioni, ‘rispetterà le leggi nazionali e gli standard europei” (a dirlo è l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).
So bene che per i militari non contano le madri né il colore della pelle. Per gli italiani, tanti italiani, milioni di italiani, un tempo invece la libertà e il diritto alla vita degli esseri umani veniva prima delle armi e delle guerre: probabilmente, nella decadenza civile e morale del nostro paese dobbiamo aggiungere anche la nuova distinzione che abbatte una cultura secolare cattolica e comunista: anche le madri non sono tutte uguali, i figli che muoiono in Ucraina sono diversi dai figli che piangono le mamme curde.
Aldo Belli giornalista.
