OLTRE LA LINEA - di Giovanni Lorenzini

Berlino 1936: la storia degli Azzurri s'intreccia con Viareggio

LA STORIA della Nazionale italiana di calcio si intreccia per un giorno con la Toscana e in particolare con Viareggio. La prendiamo un po’ alla lontana, ma forse stavolta ne vale la pena: è viareggino infatti il primo giocatore ad avere segnato quattro reti nella stessa partita con la maglia azzurra, successo il 7 agosto 1936 a Berlino. Altri cinque atleti in seguito lo hanno equagliato, ma lui non solo rimane il primo ma anche il più giovane (aveva solo 22 anni quando compì quella piccola grande impresa). Si chiamava Carlo Biagi,  viareggino, classe 1914, morto nel 1986.

PROPRIO come ieri infatti, 82 anni fa, in Germania cominciò  l’avventura degli Azzurri, guidati dal commissario tecnico Vittorio Pozzo, del torneo olimpico di calcio. Che dopo quattro partite vide il trionfo dell’Italia nella finalissima contro l’Austria (2-1), doppietta di Annibale Frossi, il giocatore passato alla storia perché giocava con gli occhiali. L’Italia, per scelta della Federazione, non schierò la formazione che due anni prima aveva vinto i mondiali: Pozzo scelse i giocatori fra coloro che studiavano all’Università e giocavano al calcio. Scelta vincente perché c’erano indubbiamente dei giocatori che poi, senza pur arrivare a diventare dei campionissimi, sono stati protagonisti in serie A.

UNO DI QUESTI è il viareggino Carlo Biagi che aveva cominciato la sua carriera proprio nella formazione bianconera: nella stagione 1932-33, Biagi – che giocava centrocampista – fu uno dei protagonisti della prima storica promozione in serie B dopo il successo nello spareggio con la Lucchese. Biagi finì nel mirino del Pisa e proprio con la maglia nerazzurra arrivò la chiamata di Pozzo. E dopo il vittorioso debutto del 3 agosto 1936 contro gli Stati Uniti, il giorno 7 Carlo Biagi, ad appena 22 anni e tre mesi e mezzo, segnò quattro delle otto reti con le quali la formazione italiana superò il Giappone. La cronaca e il tabellino di quella sfida ci ricordano che gli altri gol furono una tripletta di Frossi e il singolo di Giulio Cappelli, capitano della squadra, originario della Spezia ma che all’epoca giocava in serie B nel Viareggio.

MA TORNIAMO al record di Biagi: a 22 anni e tre mesi il centrocampista viareggino è riuscito a entrare nell’Olimpo dei numeri della Nazionale. Dopo di lui, fino ad oggi, altri cinque giocatori ce l’hanno fatta a segnare quattro gol nella stessa partita, ma la loro carta di identità, al momento in cui sono entrati nella storia con il poker di gol, erano più ‘anziani’ del giocatore viareggino. Due, il modenese Francesco Pernigo alle Olimpiadi del 1948 (Italia-Stati Uniti 9-0) e il romanista Alberto Orlando nel 1962 (Italia-Turchia 6-0) in una gara di qualificazione agli Europei anno fatta addirittura all’esordio in Nazionale (Biagi alla seconda partita); più noti,  molto più noti (con il massimo rispetto per tutti) gli altri tre giocatori italiani che hanno segnato quattro gol nella stessa partita in azzurro: Omar Sivori nel 1961 (Italia-Israele 6-0, qualificazione per i mondiali); Gigi Riva nel 1973 (Italia-Lussemburgo 5-0, qualificazione per i mondiali) e Roberto Bettega nel 1977 (Italia-Finlandia 6-1, qualificazione ai mondiali).

Dopo la vittoria alle Olimpiadi, Carlo Biagi passò dal Pisa al Napoli in serie B dopo è rimasto fino alla stagione 1939-40: per lui contava soprattutto lo studio, la laurea in scienze economiche, il lavoro al colosso Montecatini, ancora un po’ di calcio come direttore tecnico e scampoli da giocatore nel formazione del Perticara (Emilia Romagna, in serie D), squadra para-aziendale perché legata alle miniere controllate dalla Montecatini. Poi a cavallo della fine degli anni ’70 e inizio degli ’80 lo ritroviamo nella natìa Viareggio, come selezionatore delle squadre allievi e giovanissimi del comitato versiliese Figc impegnate nei tornei regionali. Un signore gentilissimo nei modi e nel parlare che non faceva mai pesare il fatto di avere vinto una medaglia d’oro – scusate se è poco – alle Olimpiadi. Un personaggio d’altro tempi. Per chi l’ha conosciuto, indimenticabile.

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