Aldo Moro, 9 maggio 1978
IN ITALIA, VIDEO HISTORY

Perché il cadavere di Aldo Moro continua a fare paura

di ALDO BELLI – L’intrigo internazionale nell’assassinio di Aldo Moro non vale più a giustificare il silenzio di Stato.

Quarantatré anni fa, la Repubblica nata dalla Guerra di Liberazione Nazionale si spegneva nel portabagagli di una Renault rossa ed iniziava la lunga agonia che si è trascinata fino ai giorni nostri. La mancata soluzione dell’assassinio di Aldo Moro è tutta qui. L’intrigo internazionale, il celebre titolo del libro di Giovanni Fasanella e Rosario Priore, rimane il contesto: ma ha perduto ormai ogni valore per giustificare il silenzio di Stato. La caduta del Muro di Berlino ha chiuso la Seconda Guerra Mondiale, il mondo bipolare non esiste più da quasi un terzo di secolo, ciò che l’Italia rappresentava nello scacchiere geopolitico del Mediterraneo fino alla caduta del Muro è solo un ricordo e la dimostrazione evidente è che oggi nessuno al mondo riconosce più alcun ruolo politico strategico internazionale all’Italia. Nel corso di questi quarantatré anni si sono avvicendati in molti al governo del Paese, e nessuno ha mai voluto aprire l’armadio di Moro: neppure Massimo D’Alema, il liberal Walter Veltroni, il cattolicissimo Romano Prodi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che di quei 55 giorni fu un protagonista eccellente. Nel 1978 a Mosca c’era Leonid Il’ič Brežnev, adesso c’è Putin e non esiste più l’Unione Sovietica; a Washington c’era Kissinger, oggi c’è Biden e prima di lui Trump e prima ancora il democratico Obama. Perfino gli archivi sovietici sono stati aperti. Il cadavere di Moro, dunque, continua a fare paura sì, ma solo per il Potere in Italia.