LA CULTURA, Recensioni libri

Piccolo omaggio ad Andrea Camilleri

di GIANCARLO ALTAVILLA – Leggendo Camilleri sempre si sentono più i sapori che i fatti, più le atmosfere che gli avvenimenti

Per saper raccontare devi vivere intensamente.

Devi cogliere il senso delle cose che accadono, interrogarti sulle loro ragioni, provare a capire.

Devi sentire la vita, per raccontarla.

Guardando un tramonto, devi percepirne la grandezza, la bellezza.

Passeggiando lungo la pilaja devi saper scorgere l’incedere sbilenco di un granchio e immaginarne la ragione, la meta.

Nella calura torrida di una campagna solitaria devi cogliere il perfetto equilibrio dei suoni, dei profumi e del silenzio.

Ascoltando un colloquio tra persone che non conosci, devi figurarti i loro caratteri, i loro pensieri non detti.

Vivendo la tua vita devi saperne cogliere la trama, come fosse un romanzo, una storia, nu cuntu.

L’arte del narrare ha radici antiche ed è quella che eleva le vite che racconta al valore della metafora, del simbolo, dell’insegnamento.

È trascorso un anno dalla morte di Andrea Camilleri, l’uomo che per tutta la vita ha raccontato le sue storie, in un susseguirsi inesausto di fatti, aneddoti e leggende.

Nei piccoli libri blu di una raffinatissima casa editrice, Camilleri ha rappresentato la sicilianità, via via convincendo i suoi lettori che i modi, i sentimenti, le aspirazioni, i vizi e le virtù trinacrie, sono quelle di tutti.

Che siano omicidi invece di ammazzatine, tradimenti invece di corna, cabasisi invece di altri punti sensibili del corpo, le storie di vita sono sempre storie di uomini e di umanità.

Aver letto le migliaia di pagine scritte da Camilleri non abilita a scrivere di lui.

L’ammirazione silente è la sorte che spetta al lettore affezionato che nulla sa (o troppo poco) della narrativa di uno scrittore, che è la letteratura di un maestro.

In questi giorni le librerie offrono l’ultimo libro di Andrea Camilleri, ‘Riccardino’, scritto in vita per essere pubblicato dopo la sua morte.

Non è un testamento, non ha l’enfasi del commiato. È solo la fine della storia di un commissario di lungo corso, che in molti abbiamo amato.

Leggendo Camilleri sempre si sentono più i sapori che i fatti, più le atmosfere che gli avvenimenti.

Nell’ultimo libro è così più che mai.

Stringendo nelle mani l’ultimo librino blu di Montalbano, leggendo le sue pagine che scorrono e finiscono troppo presto, si sente la malinconia dell’addio e lo struggimento dello spazio vuoto.

Poi, girata l’ultima pagina, resta negli occhi lettori un avanzo di magia e, sullo sfondo, un sorriso dal suono fumoso, rauco. Indimenticabile.

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