di Beatrice Bardelli –
E’ di queste ore la strabiliante e incredibile notizia che il Viminale ha richiamato 10 Vigili del Fuoco del Corpo di Pisa che il 22 settembre scorso, durante lo sciopero generale indetto dalla Usb a sostegno della Global Sumud Flotilla e Gaza, si sono inginocchiati per un minuto di silenzio in memoria degli oltre 50.000 bambini uccisi o feriti, ogni ora, ogni giorno, nella Striscia di Gaza da bombardamenti, artiglieria e colpi d’arma da fuoco da parte di Israele.
La contestazione disciplinare riguarda la “forma” della partecipazione, “perché indossavano la divisa” ed è per questa “grave colpa” che i dieci Vigili rischiano perfino di perdere il lavoro. “Dalla sospensione al licenziamento” ha scritto sulla sua pagina Facebook l’avvocata Cathy La Torre, attivista per i diritti umani e civili che da anni conduce battaglie per la parità di trattamento e contro ogni forma di violenza. “Usando l’uniforme avremmo discreditato tutto il Corpo”, ha spiegato all’Agenzia Dire Claudio Mariotti, uno dei dieci Vigili del Fuoco destinatari della contestazione disciplinare del Viminale contro la quale il leader di Avs, Nicola Fratoianni, di Pisa, ha annunciato un’interrogazione parlamentare: “Questa è la democrazia di Meloni e Salvini”.
Una commissione disciplinare. Il prossimo 29 gennaio dovrebbero cominciare i lavori della commissione disciplinare che ascolterà uno ad uno i Vigili coinvolti. Mariotti, che è anche sindacalista Usb e membro del Coordinamento nazionale Vigili del Fuoco dove opera da oltre 38 anni, ha difeso il gesto compiuto da lui e dai suoi colleghi davanti alla bandiera della Palestina: “Ci siamo inginocchiati per esprimere la nostra solidarietà alle vittime, in particolare bambini, visto che nella nostra uniforme portiamo la spilla dell’UNICEF e in questo genocidio sono morti migliaia di piccoli innocenti. Non c’era nessuna azione anticostituzionale. Invece, colpiscono dirigenti sindacali e lavoratori nell’ambito di uno sciopero e una manifestazione pienamente legittimati dall’agire sindacale. Abbiamo sempre rappresentato la nostra categoria in ogni luogo di rivendicazione indossando i nostri dispositivi di protezione individuale che ci contraddistinguono come Vigili del Fuoco, così come fanno i metalmeccanici con la tuta da lavoro o i sanitari con i camici bianchi”. Intanto il sindacato Usb ha annunciato che il 28 gennaio si terrà a Roma un convegno contro la repressione della libertà d’espressione e la militarizzazione del Corpo. Secondo il ministero degli Interni, denuncia l’Usb, i pompieri quando scioperano e manifestano non devono farlo con l’uniforme, non possono cioè farsi riconoscere in quanto Vigili del Fuoco che stanno protestando, né tantomeno parlare in pubblico per difendere le ragioni per le quali stanno manifestando contro il genocidio del popolo palestinese. Quindi, continua l’Usb, “riteniamo di dover alzare un allarme di pericolo per la democrazia nel Paese, dove governo e amministrazioni pubbliche stanno alimentando un clima di paura contro chi osa rappresentare una voce diversa”. Secondo l’Usb, le contestazioni disciplinari hanno un obiettivo preciso, quello di intimidire l’intera categoria dei Vigili del Fuoco in vista della riforma del Corpo con la quale questo governo intende equiparare i pompieri ad operatori di pubblica sicurezza. Oggi “difendere i Vigili del fuoco sotto attacco significa difendere la libertà di tutti”.
Inginocchiarsi? Un gesto doveroso. Evidentemente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ignora l’origine, la funzione e soprattutto le responsabilità civili dei Vigili del Fuoco che non sono un corpo militare ma rappresentano l’unico Corpo d’intervento italiano a cui l’UNICEF Italia ha dato il titolo onorifico di “Ambasciatori di buona volontà” in quanto offrono la propria disponibilità “verso chi ha bisogno, verso i più indifesi e i più deboli” come ha scritto l’allora presidente di UNICEF Italia, Giovanni Micali, nella prefazione del libro “Il Fuoco e l’Acqua (Storie vere dei Vigili del Fuoco)”, pubblicato nel 1999 da Erasmus CD Libri, nel quale la sottoscritta fu incaricata dal Comando dei Vigili del Fuoco di Pisa e dall’UNICEF di ripercorrere la storia della nascita del Corpo dei Pompieri in Italia e di raccogliere sul campo le storie dei protagonisti di allora, uomini e donne “pompieri” nel Comando Provinciale di Pisa, al tempo guidato dal comandante Giuseppe Romano che, anni dopo, verrà nominato direttore centrale per l’Emergenza e il Soccorso Tecnico del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.
Non sudditi ma “ambasciatori”. C’è un’enorme differenza tra il sentirsi sudditi ed il sentirsi ambasciatori. I primi sanno che devono obbedire ai diktat dei propri superiori, i secondi sono consapevoli di dover obbedire innanzitutto alla propria coscienza, alla propria responsabilità ed alla propria missione di portatori di solidarietà e pace. Non di guerra. Perché i Vigili del Fuoco non sono una forza di polizia, lo ricordi il ministro Piantedosi, ma un Corpo fondato sulla protezione dell’essere umano qualunque esso sia. Per questo i Vigili del Fuoco italiani sono stati nominati, unico caso al mondo, “Ambasciatori dell’Unicef Italia”, un impegno reso ben visibile dalla presenza del simbolo UNICEF sulle loro divise, una spilla creata dall’Unicef e donata ai Vigili del Fuoco l’11 dicembre 2021 in occasione del 75° anniversario della nascita dell’Agenzia delle Nazioni Unite che protegge e promuove i diritti di bambine e bambini in tutto il mondo (11 dicembre 1946). Divise di cui i Vigili del Fuoco vanno orgogliosi perché rappresentano la loro missione, quella di essere ambasciatori di altruismo e di valori umani non solo in situazioni di emergenza ma anche in operazioni di solidarietà. Una solidarietà sempre al di sopra delle parti. La loro missione è quella di “Operare sempre e ovunque c’è bisogno, con dedizione e impegno, al di sopra di qualunque barriera ideologica, politica o geografica” ha scritto l’allora funzionario Franco Stazi delle Scuole Antincendio di Roma nella prefazione del libro “Il Fuoco e l’Acqua”. Un impegno che i Vigili del Fuoco hanno sempre rispettato in quanto portatori di buona volontà dell’UNICEF che, nel 2024, ha voluto rinnovare l’accordo che li ha nominati “Ambasciatori dell’UNICEF”.
Sempre in difesa dei bambini. Il 30 luglio 2019 furono celebrati a Roma tre anniversari importanti che riguardavano i doveri delle istituzioni nei confronti dei bambini, gli esseri umani più vulnerabili e indifesi: i 30 anni della Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, i 30 anni di collaborazione con l’UNICEF e gli 80 anni dalla fondazione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. «Durante questo lungo periodo abbiamo sempre lavorato per la sicurezza e la protezione di tutti, prestando particolare attenzione ai bambini e continueremo a farlo insieme, perché nessuno venga più lasciato indietro, in Italia e nel mondo» affermò nell’occasione Fabio Dattilo, al vertice del Corpo Nazionale VV.FF. alla presenza del Presidente dell’UNICEF Italia, Francesco Samengo, del Direttore generale Paolo Rozera e del Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Fabio Dattilo. L’incontro aveva come tema i 30 anni della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il trattato sui diritti umani più ratificato di sempre, adottato dall’ONU nel 1989. Si tratta del primo trattato internazionale che riconosce i bambini e gli adolescenti fino ai 18 anni come soggetti di diritti umani universali e che impone agli Stati l’obbligo di proteggerli, rispettarli e garantire loro uno sviluppo armonioso: vita, salute, istruzioni, gioco, protezione dallo sfruttamento. Quindi, anche protezione dalle guerre. «Quest’anno per noi è molto importante perché ci ricorda che sono passati 30 anni dall’approvazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, il trattato che orienta le nostre azioni in favore di tutti i bambini del mondo, nel loro migliore interesse» aveva dichiarato allora il presidente dell’UNICEF Italia, Samengo. «Questa ricorrenza – aveva continuato – vogliamo celebrarla in tutta Italia anche con i Vigili del Fuoco, simbolo di protezione e sicurezza del nostro Paese. Per questo, il prossimo 20 novembre – Giornata Mondiale dell’Infanzia – vogliamo lasciare che i bambini prendano il posto degli adulti per ricordarci che a volte guardare il mondo da una prospettiva diversa può suggerirci soluzioni semplici e innovative, nell’interesse di tutti». Quell’incontro del 2019 era avvenuto a poco più di un mese di distanza dalla riconferma della nomina dei Vigili del Fuoco ad Ambasciatori UNICEF e dalla firma del Protocollo di intesa tra l’UNICEF Italia e il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, finalizzato alla promozione e realizzazione di attività e iniziative di sensibilizzazione a sostegno dei diritti dei bambini e degli adolescenti, con particolare attenzione alla promozione e tutela della sicurezza e alla diffusione dei valori della protezione e prevenzione del rischio, soprattutto di bambini e giovani.
Una lunga storia…pisana. Già in epoca medievale e rinascimentale esistevano forme di organizzazione per la prevenzione e lotta agli incendi, come la “Guardia da Fuoco” di Firenze, documentata già nel 1410, con squadre organizzate e retribuite per la vigilanza e l’intervento. Dopo la nascita dei Comuni i servizi antincendio dei pompieri furono organizzati in Italia su base comunale. Questo fino al 1933, quando un avvocato pisano, l’onorevole Guido Buffarini Guidi, già podestà di Pisa, divenuto Sottosegretario di Stato per l’Interno, sentì l’esigenza di modernizzare e coordinare sull’intero territorio nazionale i servizi antincendio. Nel 1935, Buffarini Guidi, che a Pisa aveva conosciuto e apprezzato l’opera dei Civici Pompieri, allora comandati dall’ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico del Comune, Fortunato Cini, fece riorganizzare i Corpi Municipali dei Civici Pompieri in Corpi Provinciali coordinati dal suo Ministero dell’Interno dove era prevista anche la presenza di volontari. Nel 1938, con il Regio Decreto Legge n. 1021, la parola “Pompiere” venne abbandonata e sostituita con quella di “Vigile del Fuoco” così anche la Rivista mensile “Il Pompiere Italiano”, a cura del Ministero dell’Interno, diventò “Vigili del Fuoco” nella cui redazione giornalistica Buffarini Guidi volle inserire l’Ingegnere Capo Fortunato Cini che, fatto trasferire a Roma, diventerà il primo Comandante delle Scuole Centrali Antincendio, la Scuola di formazione per i Vigili del Fuoco. Il 27 febbraio 1939, con il Regio Decreto Legge n. 333, fu istituito il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, una struttura nazionale unica, fondamentale per uniformare le procedure di sicurezza antincendio in tutta Italia. Con la Legge n. 1570 del 27 dicembre del 1941 fu sancita l’unione di tutti i Corpi Provinciali e Civici dei Pompieri. In tempi moderni con il DPR n. 577 del 1982 ed il moderno Codice di Prevenzione Incendi (DM 3 agosto 2015), sono stati ulteriormente definiti e uniformati i criteri di sicurezza e le competenze del Corpo Nazionale.
Una eccellenza italiana: onore ai Vigili del Fuoco. Essersi inginocchiati in segno di lutto davanti alla bandiera palestinese che ricorda lo sterminio di bambini uccisi dalle bombe di Israele è stato un atto più che doveroso nel pieno rispetto della Convenzione internazionale dell’ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza per la quale solo il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco ha avuto l’onore di essere stato scelto dall’UNICEF come ambasciatori di buona volontà in ambito internazionale. E’ bene ricordare che l’Italia è una delle tre nazioni al mondo, insieme a Finlandia e Giappone, ad avere un’organizzazione di soccorso sull’intero territorio nazionale. Un soccorso di altissimo livello, professionalità e dedizione, fatto da uomini e donne sempre pronti a salvare vite umane di qualunque colore, di qualunque estrazione sociale, di qualunque idee politiche esse siano. Per questo, caro ministro Piantedosi, i Vigili del Fuoco vanno solo ringraziati non puniti!
Beatrice Bardelli, giornalista, vive a Pisa dove si è laureata alla Facoltà di Lettere in Lingua e Letteratura tedesca (indirizzo europeo). Iscritta all’O.d.g. della Toscana dal 1985, ha collaborato con numerose testate tra le quali Il Tirreno, Paese Sera, Il Secolo XIX, La Nazione e L’Unione Sarda. Si è occupata di cultura, spettacoli – teatro e cinema, ambiente, politica, società e salute. Dal 2000 attivamente impegnata nelle lotte dei vari movimenti e comitati a difesa dell’ambiente e della salute, dell’acqua pubblica e contro il nucleare, collabora con la Rete per la Costituzione.
