COMMENTI, IL VASO DI PANDORA - di Beatrice Bardelli

PISA – Bonus acquisti igiene femminile e pisane Doc

di BEATRICE BARDELLI – L’Amministrazione Comunale delibera il bonus solo per le donne residenti a Pisa da almeno 24 mesi.

A Pisa siamo arrivati al paradosso. Di nuovo l’attuale amministrazione locale cade sulla solita buccia di banana della discriminazione sociale. Forse non se ne rende conto, o forse è davvero in malafede o forse, peggio, tira fuori il peggio del peggio dal cilindro di un malcelato maschilismo che divide le donne che vivono nel comune in due nuove categorie di appartenenza. Quelle che hanno le mestruazioni firmate “pisana doc” e quelle che hanno le mestruazioni da…”pisane sfigate”. L’argomento è quanto mai delicato e credo che nessuna amministrazione italiana, di destra o di sinistra che sia, abbia mai speso tempo a spremersi le meningi su un “affare di Stato” così impegnativo. Ma a Pisa è successo e la notizia (“Solo le “pisane DOC” possono avere le mestruazioni?”) ci arriva direttamente dalle fila di Una Città in Comune che in consiglio comunale è rappresentata dal battagliero Ciccio Auletta nella coalizione Diritti in Comune con Rifondazione Comunista e Possibile.

Il fatto.

L’amministrazione pisana ha deciso di considerare “pisane doc” le donne che possano dimostrare un attestato di residenza nel Comune di ben 24 mesi per poterle “premiare” con un bonus una tantum per l’acquisto di prodotti di igiene femminile presso le Farmacie Comunali. Con la specifica che solo queste donne possano accedervi. “Ci risiamo – scrive nel suo comunicato Una Città in Comune – . Ancora una volta questa amministrazione prova a raccattare facili consensi accordando privilegi ai “pisani veri”, o meglio alle “pisane vere”. Il primo impulso sarebbe quello di farsi una risata: solo le “pisane DOC” possono avere le mestruazioni? Le mestruazioni alle pisane! E via dicendo…Il fatto è però che ancora una volta questa amministrazione abdica al suo compito di costruire politiche sociali serie e dare una risposta ai bisogni delle fasce più deboli della popolazione, in questo caso le donne con un reddito basso, e preferisce percorrere la strada della demagogia”.

La denuncia di Una Città in Comune. “Ancora una volta siamo quindi costretti a porre l’accento sulla natura discriminatoria dei requisiti posti dall’assessora Gambaccini e dall’Amministrazione. Il principio costituzionale dell’uguaglianza dei cittadini e delle cittadine davanti alla legge viene nuovamente calpestato e il diritto ad uno stato sociale efficiente ed inclusivo viene sostituito con modeste elargizioni che hanno il sapore dell’elemosina quando non del privilegio. Com’era intollerabile che la giunta Conti ponesse la storicità della residenza come criterio di accesso alle graduatorie per gli alloggi popolari, alla fruizione dei bonus e all’accesso ai nidi d’infanzia è ora odioso quest’ultimo caso per le agevolazioni per l’acquisto di beni primari quali gli assorbenti femminili. Abbiamo denunciato la violazione della legalità costituzionale allora e la denunciamo oggi. Si infierisce infatti sulle donne che appartengono alle fasce sociali più deboli in un momento storico in cui la condizione femminile ha già subito un deterioramento di portata non ancora del tutto chiara poiché nessuna indagine puntuale è stata avviata nonostante sia stata recentemente approvata in Consiglio Comunale una nostra mozione in questo senso. Davvero la giunta Conti ritiene che la fisiologia femminile abbia un funzionamento diverso e comporti un impegno economico diverso per le donne non residenti o che abbiano acquisito in tempi recenti la residenza nel comune di Pisa?”.

Assorbenti: un bene di lusso?.

La legislazione nazionale ha posto l’IVA sugli assorbenti femminili al 22% classificandoli, quindi, come beni di lusso, al contrario in quasi la metà dei paesi europei l’aliquota è al di sotto del 10 per cento ed in Irlanda è stata addirittura azzerata. A Pisa, poco più di un mese fa, l’11 marzo, il Consiglio comunale ha approvato una mozione che invita il Sindaco e la Giunta a farsi promotori, presso il governo centrale, di una riduzione o dell’annullamento dell’aliquota. “Di certo la soluzione al problema del costo dei prodotti per l’igiene femminile non consiste nell’attuare provvedimenti discriminatori che hanno come unico effetto quello di esacerbare la marginalità e la discriminazione sociale di alcuni gruppi particolarmente vulnerabili – termina il comunicato di Una Città in Comune – . La soluzione consiste nel rimuovere ogni ostacolo per una piena realizzazione della dignità delle donne, di tutte le donne, a prescindere dalla rispettiva nazionalità o residenza, affinché nessuna debba considerare un lusso l’acquisto di beni indispensabili quali gli assorbenti femminili”.